Published On: Dom, Mar 1st, 2015

Alla Ubik Lorenzo Guadagnucci, il reporter vegano e anti-razzista

Si sa, la libreria Ubik non delude mai, e non lo ha fatto nemmeno questo sabato. Il tema dell’incontro, tenutosi  come sempre in via Oberdan, è stato il giornalismo: quello sporco, quello ideologico, quello parziale e veicolo della politica. Insomma, Il giornalismo “all’italiana”.

Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Quotidiano Nazionale, distingue da sempre il giornalismo del belpaese, “creato dal potere politico ed economico”, da quello d’impostazione anglosassone: nudo e crudo, “creato in opposizione al potere politico ed economico”. Ospite della Ubik, la sua presentazione è stata introdotta da Massimiliano Filoni, attore della Giolli Cooperativa Sociale.

Parole sporche” è uno dei suoi lavori più recenti, pubblicato nel 2010: cosa si nasconde dietro il bisogno dei media di veicolare un messaggio di razzismo, di discriminazione? Perché fomentare l’odio per il diverso già dilagante, sulle pagine dei giornali, sui blog, in radio e in televisione? A partire da queste domande, che tutti dovremmo porci, Guadagnucci snoda la sua riflessione sul giornalismo italiano, sempre più “silenziato” quando c’è bisogno di verità, sempre più attivo, invece, quando c’è da innescare la macchina del fango.

I giornalisti di oggi, secondo Guadagnucci, utilizzano “lo stesso linguaggio dei leghisti di fine anni ‘90”, senza nessuna remora né assunzione di responsabilità per i sentimenti nazionalisti e xenofobi che vanno ad alimentare.

Senegalese ammazza la moglie”. Perché, sui giornali, non leggeremo mai “Svizzero stupra una donna”, o “Americano accoltella passante”? Semplice, perché oggi esiste una chiara distinzione fra stranieri di serie A, verso cui l’ossequio di cronaca è un dovere, e stranieri di serie B, viscidamente designati a capro espiatorio di ogni male.

A sostegno di questa sua tesi, Guadagnucci fa un parallelismo senza peli sulla lingua: il trattamento riservato oggi a rom e sinti è lo stesso, condannato ogni giorno con falsa retorica, riservato agli Ebrei ai tempi del nazi-fascismo.

Sono loro, dunque, gli ebrei di oggi?”, domanda Salvo Taranto, che modera l’incontro. “Certo”, risponde Guadagnucci, “i meccanismi di politica e di potere, di sfruttamento e creazione di consenso sono gli stessi, da sempre”. E’ proprio per questo che, insieme ad altri, ha fondato “Giornalisti contro il razzismo”, gruppo di attivisti che, dopo la Carta di Roma, promuove un’autoregolamentazione del lavoro giornalistico, a partire dall’uso del linguaggio degli stessi media.

Ma le sorprese non finiscono qui. Guadagnucci, infatti, ha presentato un secondo libro: più stravagante, come idea di fondo, ma comunque toccante. Si chiama “Restiamo animali. Vivere vegan è una questione di giustiziaed è stato pubblicato nel 2012 da Terre di mezzo. In questa sua pubblicazione Guadagnucci svela ai suoi lettori perché essere vegani ha alla sua base un fondamento etico e morale; lui lo è, convintamente, da qualche anno, dopo un trentennio da “semplice” vegetariano.

Tutto ha inizio a Genova, dove era inviato ai tempi del G8 del 2001. Là rimase vittima dei pestaggi della polizia nella scuola elementare Armando Dìaz, esperienza traumatica e indescrivibile, anche se una metafora perfetta per spiegare gli eventi di quella notte Guadagnucci l’ha trovata: “Una tonnara. Quella sera eravamo tutti dei tonni, nella rete dei pescatori. Ero disteso a terra e aspettavo il mio turno per essere massacrato”.

Da qui, la convinzione che nessun essere ha il diritto di sopraffare l’altro. Da qui, il suo impegno a difesa degli animali e la sua dieta vegana, che ne è la diretta conseguenza.

Si sa, la libreria Ubik non delude mai, e non lo ha fatto nemmeno questo sabato.

 

 

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