Published On: Sab, Mar 28th, 2015

Due buone riforme e una cattiva filosofia: prescrizione e anticorruzione al vaglio

Tira aria buona sui colli del potere, o così pare perlomeno. E’ una settimana importante per la politica, e per tutti noi, per due ragioni percorse dallo stesso filo rosso: quello della legalità. Se da un lato, infatti, mercoledì è stato approvato il ddl sulla prescrizione lunga, dall’altro, lo stesso giorno, è giunto all’esame dell’assemblea il ddl anticorruzione: quello famoso, famigerato direbbero alcuni, che da oltre due anni giaceva dimenticato tra le polveri e le glorie di Palazzo Madama.

A presentarlo, il 15 marzo 2013, era stato il senatore Pietro Grasso (Pd), poco dopo eletto presidente della stessa aula che ha inghiottito con reticenza la sua proposta di legge. 742 giorni: nonostante i continui richiami della seconda carica dello Stato, di personalità pubbliche, vedi Don Ciotti, e dei media, come SkyTG24 che vi ha dedicato un apposito banner, ci sono voluti due anni e due governi affinchè l’assemblea prendesse al vaglio il disegno di legge, incentrato sul contrasto all’economia sommersa, al riciclaggio, ai capitali illeciti, all’evasione fiscale e ai delitti societari. Il ddl anticorruzione non solo mira ad inasprire le pene per reati di corruzione, frode e concussione, ma colpisce nello specifico il reato di falso in bilancio, grazie ad un emendamento del governo, aumentando la reclusione che ne deriva fino a 8 anni. Il j’accuse degli antigiustizialisti s’è già levato, per lo più da destra, contro una pena considerata troppo severa, specie per il suo raggio d’azione che arriva a lambire società quotate e non. La discussione della legge inizierà il 1 aprile e, ci ha tenuto a sottolinearlo il guardasigilli Orlando, non è uno scherzo. L’area moderata dell’emiciclo ha già promesso battaglia (Forza Italia aveva provato a invocare l’incostituzionalità della proposta di legge, poi bocciata) e la maggioranza risicata del governo nella camera alta dà non poche preoccupazioni sulle sue probabilità di passare indenne al vaglio dei senatori.

Lo stesso vale per il ddl sulla prescrizione lunga, che è tuttavia sopravvissuto al voto alla Camera di mercoledì mattina. I deputati del Pd, Scelta civica, Fratelli d’Italia e Alternativa Libera (ex M5S) hanno approvato infatti il disegno di legge che va a modificare gli articoli 157-158-159-160-161 del codice penale. Con 274 favorevoli26 contrari (Forza Italia e Lega Nord) e ben 121 astenuti (Area Popolare, Movimento 5 Stelle e Sel) la prescrizione base dei reati di corruzione, nello specifico quelli per corruzione propria (per cui il pubblico ufficiale commette atti contrari ai doveri d’ufficio), impropria (gli atti del pubblico ufficiale sono conformi ai doveri d’ufficio ma la loro esecuzione viene appositamente ritardata a vantaggio di terzi) e in atti giudiziari (ovvero con ricaduta su sentenze civili, penali o amministrative) viene allungata fino a metà della pena massima prevista dal codice penale.

Al di là del macchinoso linguaggio giuridico, in sostanza il reato di corruzione si estinguerà più lentamente, permettendo alla lenta macchina della magistratura di agire e, si spera, fare giustizia entro un lasso di tempo decisamente più ragionevole. Se per esempio viene commesso un reato di corruzione in atti giudiziari punibile con reclusione fino ad 8 anni, con la nuova legge il processo avrà 12 anni per intervenire. Il testo licenziato a Montecitorio include, inoltre, la sospensione della prescrizione per 2 anni dopo la sentenza in 1° grado e di 1 anno dopo quella in appello, il decorso della prescrizione di atti gravi contro minori a partire dal quattordicesimo anno d’età dell’offeso e, naturalmente, specifica la non retroattività della stessa legge.

Se ne sentiva il bisogno, di una legge così, e francamente non si comprendono le ragioni dei grillini, solitamente in prima fila per battaglie che riguardano, anche ma sopratutto, “la casta”: i colletti bianchi, come vengono chiamati in gergo, che nel belpaese hanno fatto della corruzione un tratto quasi distintivo della classe burocratica. Le giustificazioni per la propria astensione dal voto dei pentastellati, che si dichiarano addirittura “indignati” per la bocciatura dei propri emendamenti da parte del Pd, sottolineano che la legge non è abbastanza severa. I centristi di Area Popolare, invece, lamentano esattamente il contrario, concedendo alla fine un’astensione “scocciata”, che nella diplomazia arrendevole degli alfaniani significa disposizone al dialogo, nonchè taciuta propensione al compromesso.

Tira aria buona sui colli del potere, o così pare perlomeno. Le due leggi che il Parlamento sta vagliando in questo tempo di Quaresima sono due buoni tentativi di riforma. Il rischio che si corre è che vengano mitragliate di emendamenti e stiracchiate da compromessi faziosi e interessati: la speranza è che il decisionismo del governo Renzi si faccia largo, per una volta, in nome di una giusta causa.

Personalmente, opinione forse radicale, trovo assurdo che i reati “scadano”. La prescrizione, in sè e per sè, la trovo sbagliata. La ragione della “dottrina“, le spiegazioni della giurisprudenza, e i richiami alle radici dello Stato di diritto non servono a nulla nel paese degli intoccabili e della giustizia ad personam. Va bene decongestionare l’ingorgo dei processi, va bene che la gente cambia (a volte), ma considerare corruzione, frodi e delitti alla stregua di yogurt, latte e bistecche mi pare quantomai disumano. E la pletora di ingiustizie mai giustificate e in continuo accumulo in nome di qualche idealistica filosofia del diritto, a mio avviso, continua a darmi ragione.

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