Published On: Mer, Mar 18th, 2015

I nuovi stipendi tedeschi

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Employees work on a motor assembly line

Per promuovere la parità salariale il governo tedesco vuole obbligare le aziende a rendere pubblici gli stipendi dei dipendenti

Il primo gennaio del 2015 in Germania è entrata in vigore la legge sul salario minimo, che garantisce ai lavoratori e alle lavoratrici tedesche una paga di almeno 8,50 euro lordi l’ora (prima i sindacati e i rappresentanti delle imprese decidevano autonomamente). Il 6 marzo, inoltre, il Parlamento tedesco ha approvato una legge che dall’anno prossimo obbligherà diverse società tedesche (un centinaio) ad avere il 30 per cento di donne nei loro incarichi dirigenziali; ad altre 3.500 società sarà richiesto di aumentare progressivamente il numero delle donne che occupano incarichi dirigenziali. Ora si sta discutendo di un nuovo disegno di legge che promuove la parità salariale tra uomini e donne.

Al governo della Germania – formato dalla Große Koalition tra il partito socialdemocratico, SPD, l’Unione Cristiano Democratica, CDU, e l’Unione Cristiano-Sociale della Baviera, CSU – si trovano donne in ruoli molto importanti e influenti, come scrive l’Economist: c’è naturalmente Angela Merkel ma anche la sua ministra della Difesa, Ursula von der Leyen, spesso definita come colei che potrebbe prendere il suo posto un giorno. A sinistra ci sono Andrea Nahles, ministra del Lavoro e degli Affari Sociali e Manuela Schwesig, ministra per la Famiglia e per le donne.

Gli oppositori della proposta dicono che porterà solo nuovi oneri burocratici, disordini e insoddisfazione. Ma si tratta di argomenti deboli e deludenti, dice l’Economist: il fatto che le imprese non vogliano spiegare alle loro dipendenti perché sono pagate di meno e il fatto che trovino queste conversazioni «imbarazzanti» non fa che confermare che la disparità salariale è frutto di una discriminazione. «Il mercato del lavoro è un mercato, e come tale per funzionare bene ha bisogno che tutti i suoi protagonisti siano informati sui suoi costi e prezzi: in questo caso, sugli stipendi». Nell’accordo alla base della “grande coalizione” era comunque prevista la promozione della parità salariale attraverso un meccanismo di trasparenza degli stipendi. Tuttavia, l’accordo prevedeva in origine che le nuove regole venissero applicate alle aziende con più di 500 dipendenti. Secondo Der Spiegel, Schwesig le vorrebbe estendere a tutte le aziende, indipendentemente dal numero delle persone che ci lavorano.

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