Published On: Mer, Mar 11th, 2015

Le sei qualità che deve avere una città per essere bella

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In un video pubblicato nel gennaio 2015 su YouTube, lo scrittore ed esperto di urbanistica svizzero Alain de Botton ha diffuso un divertente e provocatorio manifesto in sei punti riguardo il bisogno di rendere la “bellezza” una priorità nella contemporanea architettura urbana.

De Botton è il fondatore di Living Architecture, un’associazione britannica che commissiona a famosi architetti progetti per costruire case vacanza nel Regno Unito. Ha scritto un libro intitolato L’architettura della felicità e fa spesso discorsi pubblici sul tema. Nel video, dice: «oggi così poche città sono belle. Molto poche città sono stupende. E le migliori, ed è una cosa imbarazzante, tendono ormai a essere vecchie». Secondo de Botton, l’idea della bellezza è solo per metà soggettiva: magari non tutti siamo d’accordo su cosa sia, ma spesso siamo tutti concordi nel ritenere orrendo un certo oggetto. Lo stesso vale per le città: e quelle moderne, secondo de Botton, stanno diventando sempre più senz’anima e poco vivibili, sebbene la popolazione mondiale stia diventando sempre più urbana.

 

1. Ordine

Equilibrio, simmetria: sono due delle ragioni per cui la gente ama Parigi. Ma un eccessivo senso dell’ordine rende «estranea» una città, dice de Botton. Il segreto è creare una certa «complessità organizzata» che deriva dall’adottare certi parametri. A Telc, in Repubblica Ceca, ogni casa occupa lo stesso spazio e ha la stessa altezza: ma non ci sono limiti sulla forma e sul colore, e dunque ogni casa è diversa. È esattamente il tipo di originalità che chiunque amerebbe avere nel proprio quartiere.

 

2. Segni di vita

Secondo de Botton, le persone sono più felici quando vivono in aree densamente abitate nelle quali la “commedia umana” è visibile sotto gli occhi di tutti. Ma le città moderne sono piene di zone industriali prive di vita e dotate di uffici «brutalmente anonimi» che azzerano la vita per le strade.

 

3. Compattezza

Negli ultimi decenni del Novecento siamo arrivati a capire che agli esseri umani non piace più vivere uno distante all’altro, in una situazione in cui ciascuno ha il suo pezzo di terra e vive isolato, peraltro sprecando preziose risorse. Città compatte come Barcellona consumano solamente una frazione delle risorse di posti con un’urbanizzazione sparpagliata come Phoenix, in Arizona.

Tutte le principali città compatte hanno piazze a misura d’uomo dove la gente può incontrarsi. Idealmente, tutte queste piazze hanno un diametro inferiore ai 30 metri, così che tutti possano vedersi in faccia – viceversa, la piazza può diventare un posto alienante. La piazza ci dà tregua dal senso di confinamento che soffriamo rimanendo in casa e ci permette di godere della compagnia altrui in un posto piacevole, dice de Botton.

 

4. Orientamento e mistero

Per definizione, le città sono posti enormi: le migliori, però, offrono un giusto mix di strade strette e larghe. Troppe città, secondo de Botton, privilegiano i veicoli sui pedoni. Una città dovrebbe essere facilmente percorribile sia dai veicoli sia dalle persone che ci abitano, con grosse vie pedonali per orientarsi e tutta una rete di viuzze e strade strette per permetterci di vagare dandoci una sensazione di smarrimento e mistero.

 

5. Scala

Le moderne città tendono tutte al “grosso”, dice de Botton, ma per una città la scala ideale è quella di un edificio alto cinque piani: tutto ciò che supera questa altezza fa sentire le persone che ci abitano piccole e insignificanti. La forma delle nostre città è stata plagiata dagli interessi commerciali, sostiene de Botton, che aggiunge che dobbiamo smetterla di permettere a grosse società di monopolizzare il nostro spazio aereo e di costruire altari per l’industria al posto di cose che ci servono.

 

6. Localismo

La somiglianza sempre più notevole delle città moderne è un problema. De Botton sottolinea il bisogno per ciascuna città di utilizzare materiale locale e stili architettonici del posto per costruire nuove cose: che insomma le città si sviluppino sulla base del clima, della cultura e della storia locali.

 

 

 

 

 

 

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