Published On: Mer, Mar 11th, 2015

LEHMAN D’EUROPA – IL CRAC DELLA BANCA AUSTRIACA HYPO ALPE ADRIA RISCHIA DI PORTARE AL FALLIMENTO LA CARINZIA. E INTANTO PAGANO CREDITORI E CORRENTISTI – TRA TANGENTI AL DEFUNTO HAIDER E PERDITE MILIARDARIE, UNO SCANDALO DI CUI POCHI PARLANO

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La banca era stata nazionalizzata, ma dopo aver scoperto un altro buco da 7,6 miliardi, Vienna ha annunciato che non pagherà i debiti in scadenza o gli interessi: un bail-in che potrebbe portare una montagna di ricorsi legali e il default della regione Carinzia…

 

BAD BANK SENZA SUCCESSO

 

Accantonate per un attimo le vicende italiane che, senza dare il tempo di ragionare, fanno ricondurre subito la mente al caso Monte Paschi, questa volta l’allarme arriva dall’Austria, con il Ministro delle finanze che si è rifiutato si sostenere la bad bank Heta Asset Resolution appartenente all’istituto Hypo Alpe Adria. “Resolution” nel nome ma non nei fatti a quanto pare.

 

La banca avrebbe fatto emergere una perdita da 7,6 miliardi di euro (dati Bloomberg), innescando il “bail in” secondo le regole europee (Ecofin, 26 giugno 2013): la perdita totale graverà infatti non solo sull’istituto e sui soci, ma anche sui propri creditori e correntisti.

 

LA PRIMA LEHMAN D’EUROPA?

 

Una prima Lehman d’Europa? Della banca della Carinzia, regione problematica dell’Austria (ribattezzata la “piccola Atene” dagli inglesi), il Governo se n’è lateralmente lavato le mani, scaricando il peso di un debito ormai troppo consistente su chi a quella stessa banca ha dato fiducia.

 

Secondo la direttiva Ue, se una banca dichiara l’insolvenza, azionisti e sottoscrittori di bond possono perdere fino al 100% del capitale investito, mentre i correntisti (per ordine gerarchico) verranno coinvolti a partire dalle grandi aziende, per poi giungere ai correntisti individuali e alle PMI. Unica certezza: depositi sotto i 100mila euro non saranno presi in considerazione. Secondo il dossier sulla banca di Vienna, a rimetterci sarà non solo il mercato interno, ma anche investitori tedeschi ed italiani.

 

A RIMETTERCI, I CREDITORI

 

Nello specifico della vicenda, fino al 31 maggior 2016 l’Autorità di vigilanza austriaca ha disposto una moratoria dei debiti in capo ad Heta, la quale ha attualmente bond in scadenza da 450 milioni di euro (entro venerdì 13 marzo) e 500 milioni di euro (entro venerdì 20 marzo). Rimborsi che, inutile a dirsi, non verranno rispettati e che andranno a pesare sui creditori austriaci.

 

A seguito del caso Lehman, Hypo Alpe Adria era infatti stata nazionalizzata nel 2009 per soccombere al problema delle svalutazioni su crediti di bassissima qualità nella zona dei Balcani (con una spesa da 5,5 miliardi di soldi dei contribuenti in 6 anni) per evitarne il fallimento. Dopo aver scoperto un nuovo buco da 7,6 miliardi, Vienna ha reso noto che rispetterà unicamente la garanzia da 1 miliardo di euro stipulata su un debito straordinario emesso da Heta nel 2012, ma che non farà fronte a nessun altro pagamento.

 

RISCHIO EFFETTO DOMINO

 

Quali sono i rischi? Innanzi tutto il contagio e secondariamente…il contagio. Il fallimento di una banca austriaca (teoricamente tra le zone più virtuose d’Europa) e della regione della Carinzia, spingono al coinvolgimento diretto non solo degli altri istituti operanti sul territorio, ma anche delle banche straniere ad essa collegate (tra cui Bayern Landersbank ed il Fmsw di Monaco di Baviera), che, in ipotesi non così remote, potrebbero tradursi in un effetto domino (specie in un’Europa in cui la Grecia fa il diavolo a quattro per non pagare…).

 

Mentre l’Europa attende di scoprire il destino della Grecia travolta dalla crisi economica, con il bilancio pubblico tenuto in piedi solo dai prestiti internazionali, un disastro economico su scala minore rischia di svolgersi lontano dai riflettori in uno Stato federale austriaco, ai confini con l’Italia.

 

La questione è tornata d’attualità dopo che il quotidiano britannico Telegraph ha pubblicato sabato 7 marzo un articolo dal titolo «L’Austria sta rapidamente diventando l’ultimo incubo del debito per l’Europa». Nell’articolo, il giornalista economico Jeremy Warner ha scritto che «i mercati finanziari e i politici» stanno sottostimando il rischio che viene dai guai di Heta, la bad bank creata per gestire le perdite del defunto istituto di credito Hypo Alpe Adria.

 

Poco tempo fa alcuni revisori dei conti hanno trovato nei bilanci di Heta un ulteriore ammanco stimato tra i 4 e i 7,6 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze austriaco Hans Jörg Schelling si è affrettato a dichiarare che Heta non riceverà più soldi pubblici per sanare i suoi debiti e che bisognerà passare a un bail in che ricadrà sui creditori privati. Il cancelliere austriaco Werner Faynmann ha detto che il governo vuole sedersi a un tavolo con i creditori per proporre loro un piano di riduzione del debito. Il prossimo futuro rischia di vedere una pioggia di ricorsi legali.

 

Nel frattempo, venerdì 6 marzo l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il debito dello Stato federale della Carinzia di ben quattro gradini, da A2 a Baa3, con outlook negativo.

Il governo centrale si è tirato indietro e ha sospeso i pagamenti sul debito. Il problema, però, è che il debito di Heta è formalmente garantito dalla Carinzia, su cui si potrebbero rivalere i creditori. La Carinzia, Kärnten in tedesco, è uno dei nove stati che compongono la repubblica federale austriaca, un rettangolo di novemila chilometri quadrati a nord del Friuli. Con circa 560mila abitanti e un bilancio annuale di 2,2 miliardi di euro, è lo Stato federale più povero del paese.

 

«Hypo manderà in bancarotta la Carinzia», ha previsto Warner sul Telegraph, «una mini-Grecia che va a finire male nel cuore dell’Europa». La situazione, ha aggiunto, rischia di avere conseguenze a cascata in altre Landesbanken creditrici di Heta fuori dall’Austria, in particolare in Baviera. La stampa austriaca riporta che alcuni istituti di credito tedeschi stanno già pensando ad azioni legali per riavere i loro soldi.

 

Il ministro delle Finanze austriaco Schelling ha dichiarato ieri a Bruxelles che il paragone tra l’Austria e la Grecia è «completamente inappropriato», ma ha proseguito con frasi meno rassicuranti: «Non riguarda la Repubblica austriaca. Abbiamo detto dall’inizio che rispetteremo in pieno i nostri impegni. Riguarda il Land della Carinzia».

Il governatore Peter Kaiser, del Partito socialdemocratico austriaco (SPÖ), ha dichiarato il 3 marzo che la situazione è «precaria» e che lo Stato, da solo, non può onorare il debito complessivo di 11 miliardi di euro ereditato da banca Hypo Alpe Adria.

 

I guai di Hypo Alpe Adria

La banca, un tempo uno dei principali datori di lavoro in Carinzia, non è un problema nuovo per le finanze del paese: i contribuenti austriaci, prima dello stop, ha già fornito oltre 5 miliardi di euro dopo la nazionalizzazione. Il governatore Kaiser ha sottolineato che i guai vengono dal periodo del suo predecessore, il controverso politico di estrema destra Jörg Haider. Haider è morto l’11 ottobre 2008 in un incidente stradale a poca distanza da Klagenfurt, la capitale della Carinzia.

Durante il suo lungo mandato da governatore, cominciato nel 1999, Haider permise che Hypo Alpe Adria – in cui il governo locale aveva una quota di maggioranza fino al 2007 – si trasformasse da piccolo istituto locale fondato nel lontano 1896 a protagonista di operazioni finanziarie molto rischiose. In particolare, Hypo Alpe Adria dava prestiti con scarse garanzie in Croazia, Bosnia e altri paesi, forte delle garanzie del governo locale che le permetteva di trovare soldi a tassi molto vantaggiosi sui mercati.

Nell’arco di pochi anni si ritrovò con una montagna di crediti inesigibili e venne travolta dalla crisi finanziaria internazionale. La banca bavarese BayernLB comprò Hypo Alpe Adria nel 2007, ma due anni dopo lo Stato austriaco fu costretto a nazionalizzarla per evitare gravi conseguenze per il settore bancario europeo. Un anno fa venne istituita ufficialmente Heta, la bad bank per le sofferenze di Hypo Alpe Adria.

Una commissione indipendente nominata dal governo austriaco, la cosiddetta Commissione Griss, ha concluso un anno di indagini sulla vicenda rilasciando, tre mesi fa, un documento che chiama in causa tutti: le autorità della Carinzia, in primo luogo, ma anche la banca centrale austriaca e il governo di Vienna, che secondo la commissione hanno ignorato molto a lungo i segnali di allarme.

Nel frattempo, delle operazioni della banca si sono cominciate a interessare anche le autorità giudiziarie, scoperchiando uno dei più grandi scandali finanziari della storia austriaca. Nel 2010, due anni dopo la morte di Haider, decine di persone finirono sotto inchiesta in Austria, in Germania e nei paesi balcanici per reati di frode, tangenti, insider trading e una moltitudine di altri reati collegati alla vicenda. Il 27 ottobre scorso l’amministratore delegato di BayernLB, Werner Schmidt, è stato condannato da un tribunale di Monaco a 18 mesi di carcere per aver pagato tangenti a Haider durante i negoziati per l’acquisizione.

Ora è iniziato un altro capitolo della storia, che promette di non essere l’ultimo. L’ente di regolazione austriaco del settore bancario, la FMA, ha preso il controllo della banca e ha detto che fino a maggio del 2016 non verranno pagati i debiti in scadenza né gli interessi, agendo sulla base dei nuovi regolamenti sul settore bancario approvati dall’Ue in conseguenza della crisi finanziaria europea.

Se la Carinzia sarà lasciata da sola e i creditori vorranno andare per le vie legali, il Land potrebbe trovarsi sul lastrico. Da parte sua, il governatore Kaiser ha detto che il default di uno Stato federale austriaco non si è mai verificato prima, e quindi non è chiaro che cosa potrebbe succedere. Ma il ministro delle Finanze austriaco Hans Jörg Schelling dispensa sicurezza, dicendo che né la Carinzia né Heta sono a rischio di insolvenza e che il bilancio federale non verrà toccato dalla vicenda.

fonte dagospia

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