Published On: Mer, Mar 11th, 2015

L’Italia declassata? L’agenzia di rating ci guadagnò 2,5 miliardi

Share This
Tags

standard poors

Esplora il significato del termine: L’Italia pagò sull’unghia a Morgan Stanley 2 miliardi e mezzo di euro dopo il declassamento subito da Standard & Poor’s (S&P) il 19 settembre 2011, come previsto, in caso di downgrade, da una clausola di un contratto di finanziamento della banca d’affari statunitense. Malgrado quel declassamento fosse ritenuto dagli esperti ingiusto. Nonostante fossero già iniziate le indagini sui possibili interessi speculativi dell’agenzia di rating S&P, finite poi con un rinvio a giudizio di alcuni dirigenti, attualmente sotto processo a Trani. E a dispetto del fatto che Morgan Stanley fosse tra gli azionisti di Mc Graw Hill, gigante dell’informazione che controlla proprio Standard Poor’s.L’Italia pagò sull’unghia a Morgan Stanley 2 miliardi e mezzo di euro dopo il declassamento subito da Standard & Poor’s (S&P) il 19 settembre 2011, come previsto, in caso di downgrade, da una clausola di un contratto di finanziamento della banca d’affari statunitense. Malgrado quel declassamento fosse ritenuto dagli esperti ingiusto. Nonostante fossero già iniziate le indagini sui possibili interessi speculativi dell’agenzia di rating S&P, finite poi con un rinvio a giudizio di alcuni dirigenti, attualmente sotto processo a Trani. E a dispetto del fatto che Morgan Stanley fosse tra gli azionisti di Mc Graw Hill, gigante dell’informazione che controlla proprio Standard Poor’s.

È grave il quadro che emerge dalle carte aggiuntive appena depositate dal pm Michele Ruggiero relative al processo contro le agenzie di rating S&P e Fitch, che il 5 marzo riaprirà i battenti a Trani. In quel dibattimento i due colossi del rating sono accusati di aver manipolato il mercato generando il panico e alimentando speculazioni ai danni del nostro Paese. La procura di Trani, ha dato seguito all’esposto presentato in molte procure da Adusbef e Federconsumatori (dopo i declassamenti dell’ 8 e 11 luglio 2011 che causarono un tonfo in borsa e portarono il differenziale al massimo storico degli spread tra i Btp e i Bund tedeschi). E, in sostanza, ora documenta questa sequenza: S&P ha bocciato l’Italia, e proprio in seguito a ciò la banca Morgan Stanley, che in parte la possiede, ha deciso unilateralmente di far valere quella clausola onerosa per il Paese declassato: il nostro. E il Ministero dell’Economia non ha ritenuto di chiedere un parere giuridico sulla possibilità di difendersi da quella clausola. O, almeno, di prendere tempo in attesa di capire la legittimità e trasparenza di quei declassamenti. Perché?

Esplora il significato del termine: Il capo della direzione debito pubblico del Mef, Maria Cannata, si è – come lei dice al pm il 5 maggio 2014 – «sciroppata» la questione. Spiega perchè non si chiese una consulenza finanziaria: «Non c’è bisogno. Abbiamo dirigenti di altissimo livello». Perchè non rinegoziaste, le chiede il pm? «Il mercato una cosa così non la capirebbe», replica, precisando di aver ottenuto che non tutta la somma dovuta, oltre 3 miliardi, venisse liquidata subito. Perchè non consultare l’avvocatura dello Stato vista la somma importante? «Non c’erano i tempi tecnici». Avvocati esterni? «Quando una cosa è così chiara e netta lo Stato non può permettersi di dire: «Vabbé, adesso vedo se ti applico la clausola o no. Reputazionalmente sarebbe deleterio. È come se uno ricusasse un giudice». Al pm che le chiede se le risultasse la partecipazione di Morgan Stanley o altre banche controparti del tesoro in agenzie di rating la dirigente risponde: «Non credo proprio». E sul perchè non si aspettò l’esito delle indagini sulle agenzie di rating conclude: «Non c’è nemmeno una sentenza di primo grado …».Il capo della direzione debito pubblico del Mef, Maria Cannata, si è – come lei dice al pm il 5 maggio 2014 – «sciroppata» la questione. Spiega perchè non si chiese una consulenza finanziaria: «Non c’è bisogno. Abbiamo dirigenti di altissimo livello». Perchè non rinegoziaste, le chiede il pm? «Il mercato una cosa così non la capirebbe», replica, precisando di aver ottenuto che non tutta la somma dovuta, oltre 3 miliardi, venisse liquidata subito. Perchè non consultare l’avvocatura dello Stato vista la somma importante? «Non c’erano i tempi tecnici». Avvocati esterni? «Quando una cosa è così chiara e netta lo Stato non può permettersi di dire: «Vabbé, adesso vedo se ti applico la clausola o no. Reputazionalmente sarebbe deleterio. È come se uno ricusasse un giudice». Al pm che le chiede se le risultasse la partecipazione di Morgan Stanley o altre banche controparti del tesoro in agenzie di rating la dirigente risponde: «Non credo proprio». E sul perchè non si aspettò l’esito delle indagini sulle agenzie di rating conclude: «Non c’è nemmeno una sentenza di primo grado …».

 

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette