Published On: Lun, Mar 30th, 2015

Pd: Renzi in direzione sfida opposizione Dem su Italicum. Minoranze a ranghi sparsi. Bersani, ‘Sintesi tocca a lui’

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Pd: Bersani, è ora discutere sul serio, non per spot

Lettera a Bindi, Bersani, Cuperlo, D’Attorre, Boccia e Fassina. ‘Non votiamo e facciamo unico intervento’. D’Attorre: ‘Partecipiamo a discussione’

Nervi tesi nel Pd in vista della direzione di oggi pomeriggio alle 16 sull’Italicum. Una riunione convocata dal premier Matteo Renzi per blindare la riforma alla quale ha voluto imprimere una forte accelerazione per arrivare all’ok prima delle regionali evitando un nuovo passaggio al Senato dove i numeri sono sempre in bilico. Il testo torna in Aula a Montecitorio il 27 aprile. La minoranza chiede interventi in particolare sul premio di maggioranza (lo vorrebbe alla coalizione e non alla lista) e sui capilista bloccati (un sistema – accusano – che di fatto non fa superare il vero nodo del Porcellum: quello dei parlamentari nominati). Ma l’opposizione Pd si presenta a ranghi sparsi. Pippo Civati fa un appello a non partecipare al voto di oggi in direzione e a fare un unico intervento. Alfredo D’Attorre fa invece sapere di voler partecipare alla discussione e di avere pronti un pacchetto di emendamenti per poche, mirate modifiche al testo. Pier Luigi Bersani difende il ruolo del segretario: “La sintesi tocca a lui” ma lo invita a evitare aut aut.

La lettera di Civati – Pippo Civati ‘chiama’ gli altri esponenti dell’opposizione dem e in una lettera a Rosy Bindi, Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Francesco Boccia e Stefano Fassina propone: “non partecipiamo al voto di oggi” in una direzione trasformata in “plebiscito e aut aut” e “facciamo le proposte in Aula” su Italicum e riforma costituzionale. A loro propone – inoltre – di fare oggi “un unico intervento che ci rappresenti”. “Alle minoranze del Pd” il deputato, secondo quanto si apprende, avanza due proposte. La prima è non partecipare al voto in programma oggi: “La trasformazione della direzione in un plebiscito e aut aut non aiuta affatto e di per sé costituisce una risposta definitiva alle richieste di confronto venute da più parti. Facciamo le proposte in Aula, in coerenza con quanto accaduto in Senato: riproponiamo la questione complessiva delle riforme, come peraltro avevo chiesto si facesse anche per il voto finale in Aula sulla riforma costituzionale”. La seconda proposta di Civati alle minoranze è: “Facciamo un unico intervento che ci rappresenti (e lascio volentieri la parola): definiamo una volta per tutte il campo di chi è in minoranza, perché le ambiguità di questi mesi non hanno fatto altro che creare confusione. Una minoranza che non si preoccupi delle sigle e dei posizionamenti, ma dei contenuti e della qualità della nostra democrazia. Non interessata ai posti, ma al pluralismo e alle garanzie”.

Bersani, sintesi tocca a Renzi – “Al segretario tocca il compito d’ufficio di tentare la sintesi, affrontando il tema e parlandone nel merito”. Lo ha detto Pierluigi Bersani in merito alla direzione del Pd che oggi affronta il tema della legge elettorale. Assicurando che “appena posso ci vado”, Bersani si è augurato che da parte del premier non ci sia un “aut aut, spero non sia così”.

D’Attorre, no alla conta, pronti emendamenti a Italicum – “Parteciperemo alla discussione, il timore è che possa risolversi nella solita esibizione muscolare ad uso streaming” e in “una conta”. “L’unico risultato sarebbe di spostare il vero confronto in Parlamento”. Così, Alfredo D’Attorre a Rcf, in merito al dibattito nel Pd sull’Italicum annunciando di avere “pronti degli emendamenti”. Il metodo da utilizzare è semplicissimo – ha concluso D’Attorre – un tavolo di lavoro con tutti i soggetti impegnati sul tema, per definire un ristretto pacchetto di modifiche. Dopodiché ci si impegna, con tutto il Pd unito, a fare in modo che la legge elettorale che esce dalla Camera non venga più toccata al Senato e la riforma costituzionale che si modifica al Senato, non subisca più nessuna ulteriore modifica nel suo iter”.

Bindi, no a ennesima conta – “Non faccio parte della direzione del partito ma mi sento impegnata in Parlamento a modificare una legge elettorale che presenta ancora limiti molto forti”. Lo afferma Rosy Bindi (Pd). “Auspico perciò che in Direzione si faccia un confronto vero e approfondito sui diversi nodi ancora aperti e non l’ennesima conta per una ratifica di scelte che non producono le riforme istituzionali di cui ha bisogno il Paese e la nostra democrazia. Le riforme servono ma vanno fatte bene pensando al futuro e non alle convenienze del presente”.

Sel, Italicum non può essere ridotto a regolamento di conti nel Pd – “Penso che Matteo Renzi tenda a confondere il Parlamento con la Direzione nazionale del Pd. E questo è inaccettabile. Su un tema delicato come la legge elettorale ci dovrebbe essere un’ampia convergenza di forze e non un regolamento di conti interno al Partito Democratico”. Lo afferma il capogruppo di Sel a Montecitorio Arturo Scotto.

Italicum, Renzi non cede: il tempo delle mediazioni è finito 

(di Marco Dell’Omo) Gli uni contro gli altri armati, renziani e esponenti della minoranza Pd si preparano a darsi battaglia nella riunione della direzione nazionale chiamata a decidere domani pomeriggio sull’Italicum. L’esito è scontato (Renzi ha una vastissima maggioranza) ma il clima non è dei migliori: la minoranza insiste nel chiedere profonde modifiche alla legge elettorale che sta per arrivare all’esame della Camera, ma gli uomini di Renzi chiudono a ogni proposta di cambiamento.

La loro parola d’ordine è: il tempo delle mediazioni è finito, ora bisogna arrivare al sì definitivo. L’appuntamento al Nazareno, fissato alle 16 di domani con tanto di diretta streaming, è stato preparato con cura da Renzi. I rappresentanti di tutte le anime dem esporranno le loro osservazioni, ma alla fine ci sarà un voto che il premier e i suoi fedelissimi considereranno vincolante per i deputati. La minoranza Pd sa bene di non avere i numeri per bloccare la marcia dell’Italicum in direzione (anche se l’area del no potrebbe allargarsi alla parte più dialogante della minoranza, quella che fa capo al capogruppo Roberto Speranza) e per questo è pronta a spostare la battaglia alla Camera, dove la sua presenza è più consistente.

Lo spiega a chiare lettere il bersaniano D’Attorre: “Noi continueremo a insistere fino all’ultimo per la ripresa del dialogo nel Pd. Lo faremo domani, ma la Direzione non è il passaggio decisivo, la partita vera sarà il Parlamento. Un’eventuale prova muscolare di Matteo Renzi, domani, non sarà risolutiva”. Ma Renzi non sembra impressionato dalle minacce di guerriglia parlamentare insite nelle parole degli esponenti della sinistra. “Andremo avanti sulla strada del cambiamento”, sintetizza il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che aggiunge: “Il Pd ha una grande responsabilità perché rappresenta il 41% degli italiani ed è l’unico partito in grado di cambiare il Paese”. I fedelissimi di Renzi negano che ci sia l’intenzione di arrivare al “redde rationem”: al contrario, tutti dicono di voler favorire un clima di dialogo e di voler lasciare libero spazio a tutte le argomentazioni di chi non condivide l’impianto dell’Italicum.

Ma, andando al sodo, gli stessi che si mostrano favorevoli alla discussione fanno sapere che non ci sono più margini di trattativa: la legge – spiegano – ha avuto già un lungo iter parlamentare, nel corso del quale sono state accolte alcune delle richiesta della minoranza,in particolare sulle soglie di sbarramento e sulla parità di genere. Dunque “game over”: ora, ribadiscono i renziani, è arrivato il momento di decidere. L’unico spiraglio per una ricomposizione in extremis della frattura che sta dividendo il Pd è nella probabile convocazione, dopo Pasqua, di una riunione dei gruppi parlamentari: potrebbe diventare quella la sede per evitare che la crepa diventi una voragine e che la minoranza Pd voti in aula contro le indicazioni del partito.

fonte ansa

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