Published On: Ven, Mar 13th, 2015

Pizzarotti scrive a Bonaccini: “L’area vasta sarà la chiave di volta delle riforme”

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Carta e penna, e il sindaco Pizzarotti invia una lettera ai sindaci di Piacenza, Reggio Emilia e Modena, oltreché al presidente della Regione Stefano Bonaccini: “Arrivato il momento di strutturare l’area vasta geograficamente e normativamente. Dalle nostre decisioni il volano per riformare i trasporti, il turismo, la gestione rifiuti e le politiche sul Welfare”

 

Caro Presidente, cari colleghi sindaci,

scrivo a voi perché oggi siamo testimoni di un processo di cambiamento innescato dalle nuove riforme istituzionali, i cui primi effetti sono già visibili con la trasformazione delle province in enti di secondo livello. Il cambiamento tuttora in corso, la costituzione delle nuove città metropolitane, quindi una complessiva riforma del Titolo V della Costituzione unitamente ai mutamenti sociali, ci impongono la ridiscussione dell’intero sistema politico del nostro territorio.

E’ un momento storico in cui dobbiamo essere capaci di superare i vecchi localismi e saper guardare alto, immaginando e costruendo il futuro del nostro territorio. Un futuro che garantisca all’Emilia un ruolo da protagonista nel cambiamento: diversamente ci ritroveremo a dover subire le scelte compiute da altri.  Abbiamo in primo luogo il dovere di conservare l’identità storica e le tradizioni delle nostre città, ma allo stesso tempo dobbiamo saper coinvolgere e stimolare tutte le forze politiche, sociali e imprenditoriali delle nostre realtà, per progettare insieme il nuovo concetto di Area Vasta che, diversamente, rimarrà solo una vuota categoria nell’immaginario collettivo.

Esiste già sulla carta l’Area Vasta romagnola: allo stesso modo dobbiamo immaginare l’Area Vasta emiliana, il territorio che si estende da Piacenza a Modena, e che comprende Parma e Reggio Emilia. A tale proposito, sentiamo spesso parlare di scorporare questo territorio in due mini aree: Piacenza e Parma da un lato, Reggio Emilia e Modena dall’altro. Questa non è un’Area Vasta, ma semplicemente l’unione burocratica di due province, che non tiene alcun conto della storia, della cultura, del sistema di comunicazione dei trasporti e dei flussi sociali. Sarebbe un errore interpretarla così!

Se nel recente passato anche la competizione tra le città ha rappresentato uno dei motori della crescita locale, oggi quel motore deve fare un salto di qualità: la crescita passa dalla competizione tra i territori. La crisi limita i poteri dei singoli Comuni, mentre un’economia sempre più globale ne allarga gli orizzonti e le prospettive.

Avranno più opportunità e saranno più incisivi quei territori che facendo squadra, sapranno attrarre nuove imprese e potenziare la qualità dei servizi. Saranno favoriti quei territori che sapranno trasformare le proprie eccellenze, in eccellenze italiane ed europee.

Quindi quella parte occidentale dell’Emilia che si estende da Piacenza a Modena è il territorio del domani, il riferimento sul quale, come istituzioni, dobbiamo saper misurare il nostro processo di crescita. Nonostante la crisi economica generale e la stagnazione delle imprese italiane, la nostra è ancora una terra ricca di opportunità. Sfruttiamole insieme, diamo un segnale importante al Paese dimostrando che le città e le loro istituzioni non intendono subire il cambiamento ma contribuire a governarlo da protagonisti.

Molti sono i temi aperti sui quali sarà necessario aprire tavoli istituzionali. Mi riferisco ad esempio al turismo, da noi in crescita esponenziale, come all’ambiente, rispetto a cui abbiamo dimostrato che nuove politiche ambientali sono possibili, concrete e di giovamento per la collettività. Ma vi sono anche le politiche dei trasporti e del Welfare, quest’ultimo oggi più che mai minacciato dai tagli governativi.

Non dobbiamo lasciare che l’Area Vasta rimanga  un’astrazione, o peggio un inutile carrozzone burocratico. Disegniamola insieme, nei suoi confini geografici e nei suoi presupposti generali. Penso sia arrivato il momento di parlarne, ognuno mettendo a sistema le proprie peculiarità sociali, le proprie risorse politiche e culturali. La sfida non è più materia di domani, ma ci è stata già lanciata oggi.

 

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