Published On: Mer, Apr 15th, 2015

È stato vittima della polizia, ma Equitalia gli pignora il risarcimento

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Quella notte del 21 luglio 2001 fu la più anziana fra le vittime della Diaz. Un ex partigiano che andò a Genova per protestare contro i “grandi” del G8 e si ritrovò nella scuola dove fece irruzione la polizia. Una scelta, quella di dormire lì, che gli costò fratture a un braccio, a una gamba e a dieci costole e la testa gonfia come un pallone a forza di manganellate. Arnaldo Cestaro, oggi settantacinquenne, ha fatto ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani e ha ottenuto un risarcimento di 45.000 euro. Ma, prima ancora, aveva vinto un procedimento penale e ottenuto un rimborso di 35.000 euro. Purtroppo di quei soldi l’ex partigiano non ha visto neanche l’ombra: aveva delle cartelle di Equitalia da saldare e lo Stato gli pignorò immediatamente il denaro. La beffa dopo il danno, insomma.

Nato ad Agugliaro, in provincia di Vicenza, l’11 maggio 1939, Cestaro arrivò nel capoluogo ligure con i “compagni” di rifondazione Comunista, partecipò alla manifestazione della mattina e, alla sera, cercò un posto dove trascorrere la notte. Chiese consiglio a una signora, che lo accompagnò alla Diaz. A quel punto cercò un angolo dove sistemarsi e lo trvò proprio dietro la porta d’entrata. Si addormentò quasi subito ma, intorno alle 23.30, fu svegliato da forti rumori. “Sono andato dentro, ho messo giù il sacco a pelo, ho dormito subito che ero stanco – ha raccontato l’anziano – Alle undici e mezzo sento un trambusto, dico, “mamma mia ci sono i black block”. No, era la nostra polizia, erano delle belve: hanno cominciato a manganellare tutti, persone, bambini, ragazzi, a me mi hanno rotto un braccio, una gamba, dieci costole; la testa come una palla di rugby. Mai più succedano queste cose. La gente era inerme, era andata a manifestare, invece ci hanno massacrati di botte”, ha concluso. Arnaldo cerca di difendersi, urla che è vecchio e che è una persona pacifica. Niente da fare. Le manganellate lo riducono a un unico livido, le ossa si spezzano, la testa sanguina. Inutile anche l’intervento del vicequestore Michelangelo Fournier, che raccontò di aver oridnato di smetterla (“Basta!”) ai poliziotti che lo stavano picchiando e parlò dell’irruzione come di una “macelleria messicana”.

Cestaro fu operato nell’immediatezza dei fatti all’ospedale di Genova e, qualche anno dopo, al careggi di Firenze. La sentenza stabilì che le ferite gli avevano procurato danni permanenti. E si pronunciò per un risarcimento. “Ma lo Stato ha già pignorato i 35 mila euro di risarcimento che gli vennero riconosciuti in sede penale – ha spiegato il suo legale Dario Rossi – Aveva delle cartelle di Equitalia e lui non fece in tempo nemmeno ad intascare quella cifra. Speriamo non accada anche questa volta”.

La Corte Ue ha condannato l’Italia non solo per i pestaggi, ma anche perchè da noi non esiste ancora una legge sulla tortura. “C’è una convenzione internazionale – spiega l’avvocato Niccolò Paoletti, autore del ricorso a Strasburgo – sottoscritta dall’Italia nel 1984. A questo punto il nostro Paese deve introdurre il reato di tortura o si porrà fuori dalle norme internazionali anche se, di fatto, già è accaduto. In Francia, ad esempio, il reato di tortura esiste e si arriva a pene di 15 anni”. E Cestaro propro quello vorrebbe: “Sono stato massacrato, voglio che la legge funzioni”, pretende. “Il punto, conclude l’avvocato Rossi, che segue Cestaro da quel luglio del 2001, è che “lo Stato non ha mai mostrato segnali di ravvedimento per i pestaggi. Non ha mai preso le distanze dagli abusi avvenuti al G8 e, anzichè costituirsi parte civile contro gli imputati, si è sempre costituito a loro difesa”.

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