Pd: Speranza, confermo dimissioni, idee prima poltrone

Conferma “senz’altro” le dimissioni il capogruppo dimissionario del Pd Roberto Speranza, che a a ‘In 1/2h’ spiega: “Non ci sono stati fatti politici nuovi, mi sono dimesso perché penso che le idee vengano prima delle poltrone”. “Penso che Renzi sta commettendo un errore molto grave nel procedere con questa legge elettorale senza alcuna modifica. La mia sensazione è che stiamo poggiando questa sfida su un terreno troppo debole” e per questo dico a Renzi “attento”. “La scelta della fiducia è irricevibile, sarebbe errore politico madornale, una violenza vera e propria al Parlamento italiano”.

“La scelta della fiducia è irricevibile, sarebbe errore politico madornale, una violenza vera e propria al Parlamento italiano”. Lo afferma il capogruppo dimissionario del Pd Roberto Speranza a ‘In 1/2h’, su Raitre chiedendo al governo di “ripensarci” sull’ipotesi di mettere la fiducia sull’Italicum.

 SERRACCHIANI: DI TUTTO PER EVITARE LA FIDUCIA – Il governo “onestamente sta facendo di tutto e di più per evitare di arrivare alla fiducia”. Lo dice – in un’intervista ad Avvenire – il vicesegretario del Pd Debora Serracchiani, aggiungendo di augurarsi “che chi fa parte della storia di questo Paese e di questo partito comprenda che è responsabilità di tutti evitare di fallire questo momento storico, in cui ci si chiede di andare avanti con le riforme”. A chi ribatte che si tratta di una questione di coscienza, Serracchiani replica che “la legge elettorale è la più politica delle esperienze politiche e quindi non capisco perché su questa legge dovrebbe esserci una questione di coscienza”. “Mi auguro – aggiunge – che nel Pd ci sia alla fine il senso di responsabilità, come accaduto sempre in passato nei momenti difficili”. A suo avviso, “se cadesse il governo ora la gente non capirebbe. Tanto meno sulla legge elettorale”, “spiegare alle persone che può rischiare di cadere il governo perché i capilista sono 100 invece di 80 mi sembra un po’ difficile”.
 FASSINA;NO VOTI SEGRETI,CI BATTIAMO A VISO APERTO –Se cade l’Italicum si va a votare? “No, ritengo molto più probabile lo scenario opposto. Se passa l’Italicum si va a votare”. Lo dice – al Corriere della Sera – l’esponente della minoranza dem Stefano Fassina, intervistato anche da Avvenire. Al Corsera, Fassina assicura: “noi non chiediamo voti segreti, facciamo una battaglia a viso aperto”. A suo avviso l’aut aut di Renzi evidenzia la “volontà di marginalizzare il Parlamento sulle regole del gioco” e “se è vero che il presidente del Consiglio vuole mettere la fiducia sulle pregiudiziali di costituzionalità – aggiunge -, siamo alla conferma della volontà pericolosa di dimostrare decisionismo. Sarebbe ancora più grave” perché “porterebbe alla marginalizzazione del Parlamento, che non è solo l’obiettivo dell’Italicum e della revisione del Senato, ma è anche pratica corrente con questo governo”. Ad Avvenire, sempre sul tema del voto anticipato, Fassina afferma che Renzi “ha già deciso di andare alle urne in primavera. E non vi fate confondere dalla clausola che fissa l’entrata in vigore dell’Italicum al primo settembre 2016. Uno che ha una simile disinvoltura istituzionale non si farà certo problemi a varare un decreto per annullare la clausola…”. Andrete con Landini? Fassina risponde di “no”, ma che “la frattura che c’è merita la massima attenzione. Alcuni di noi andranno fino in fondo”.

DA BERSANI-LETTA AUT-AUT SU ITALICUM. RENZI, NON MOLLO
GOVERNO DAVANTI A REBUS VOTO SEGRETO. IL MONITO DI MATTARELLA
Le parole del premier Renzi, secondo cui una bocciatura dell’Italicum alla Camera porterebbe alla caduta del governo, non sono piaciute né a Pier Luigi Bersani né a Enrico Letta, che hanno fatto sentire la loro voce”. Critiche che non smuovono Renzi che, anche oggi, ha detto di “non voler mollare” sulle riforme. Le modalità con cui superare il passaggio parlamentare della legge elettorale, non sono state decise: non si escludono né le prove di forza, come la richiesta di un voto di fiducia, né la via del recupero dei dissidenti del Pd e di altri partiti della maggioranza, su cui si è detta sicura il ministro Maria Elena Boschi.

Ad aprire le ormai quotidiane polemiche è stato Pier Luigi Bersani: il legame che ha fatto Renzi, tra approvazione dell’Italicum e prosieguo della legislatura, ha detto l’ex segretario del Pd, “è una pressione sul Parlamento indebita perché non tocca al Governo” decidere le riforme; “davanti a temi costituzionali ogni singolo parlamentare si assume liberamente le sue responsabilità”. Ed Enrico Letta, come anche venerdì, ha ribadito la necessità di un consenso largo sulle riforme, mentre alcuni parlamentari a lui vicini cominciano a chiedere al premier di pensare seriamente ad alcune modifiche per avere il massimo consenso possibile. All’ex premier ha risposto il ministro Boschi: “durante il governo Letta, le riforme costituzionali e la legge elettorale si erano bloccate”. Come a dire che il governo Renzi non vuol fare la stessa fine e che dal predecessore ha poco da imparare. Renzi oggi non ha parlato di Italicum, ma nel contatto con la folla, avvenuto durante la cerimonia del 25 aprile all’Altare della patria a Roma, ha ripetuto “non molliamo”, “non mollo”: rivolgendosi tanto a quanti si oppongono alle riforme in Paramento quanto a quei cittadini che lo hanno incoraggiato. Sulle modalità con cui affrontare i rischi dei voti segreti sull’Italicum, il governo sta ancora valutando. Lunedì in Aula si svolgerà la discussione generale ma sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fi (che chiesto lo scrutinio segreto) il voto potrebbe essere rinviato da martedì prossimo a quello successivo, quando si inizierà votare gli emendamenti. La maggioranza vorrebbe infatti dedicare la settimana al ddl sui reati ambientali,così da approvarlo. Per evitare la fiducia sull’Italicum sono scesi in campo i pontieri, dal presidente del Pd Matteo Orfini, al vice-capogruppo Ettore Rosato, allo stesso Ministro Boschi. Gii ultimi due si sono detti sicuri che la “maggioranza sarà compatta”, mentre Orfini ha sottolineato che la fiducia è evitabile se le minoranze Dem accettano le decisioni della maggioranza del gruppo del Pd. Bloccare le riforme “farebbe venir meno le premesse per cui è nata la legislatura e quindi la interromperebbe”. Ragionamento non dissimile da quello di Renzi. In casa Pd vari deputati, come Giuseppe Lauricella o Rosato, dicono che con lo scrutinio segreto l’Italicum otterrebbe i voti di molti parlamentari di M5s e di Fi, per cui non ci sarebbe bisogno della fiducia. “Renato Brunetta – spiega Rosato – ci spinge a mettere la fiducia per evitare questo travaso di voti”. Sullo sfondo di questi giochi di Palazzo da registrare l’invito del presidente della Repubblica Mattarella, durante la cerimonia per il 25 aprile: “Mi auguro che, nella libertà del confronto politico, si possano trovare convergenze finalizzate al bene comune”, anche perché “non è vero che siamo imprigionati in un presente irriformabile”.

 fonte ansa

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