pellegrino

Doppio appuntamento targato Ubik nel fine settimana: venerdì 8 maggio alle ore 18:30 Carmen Pellegrino presenterà “Cade la terra” (Giunti) mentre il giorno successivo, alle ore 17:30, Giovanni Tizian parlerà del suo “Il clan degli invisibili” (Mondadori). Il primo evento sarà moderato dalla giornalista Alessandra Pradelli e dalla lettrice Tina Cancilleri, il secondo dal giornalista di Parma Repubblica Antonio Mascolo.

CARMEN PELLEGRINO ha scritto saggi di storia e racconti. Da qualche anno si occupa di luoghi morti rimorti e scampati, borghi, case, stazioni, teatri e luna park abbandonati. Anche di uomini e donne che la storia non ricorda. Nel tempo libero a funerali di sconosciuti.

Sul libro “Cade la terra”:

Un romanzo importante perché tutti ci portiamo dentro un piccolo paese abbandonato.

Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.

Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di “nati morti” che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto.

Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.

Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto riscacciato in gola, la presa d’atto dell’impossibilità d’ogni epica.

Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta.

(Andrea Di Consoli)

GIOVANNI TIZIAN – Reggio Calabria 1982), giornalista dell?«Espresso», ha iniziato pubblicando sulla «Gazzetta di Modena» le sue prime inchieste, con cui nel 2012 ha vinto il premio per i giornalisti di provincia «Enzo Biagi». Ha collaborato con il mensile «Narcomafie» e il portale stop’ndrangheta.it. Sempre nel 2012 gli sono state assegnate la menzione speciale al premio «Biagio Agnes» e la Colomba d’oro per la pace. Ha pubblicato il saggio-inchiesta Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea (2011) e, da Mondadori, La nostra guerra non è mai finita (premio Gian Piero Orsello – Città di Civitavecchia, 2013).

Sul libro “Il clan degli invisibili”:

San Michele, Calabria, metà anni Novanta. Nella piazza del paese, sei ragazzi giocano a pallone con una testa umana mozzata. Fedeli al destino che i padrini hanno scritto per loro crescendoli a pane e violenza. Saranno i boss della nuova ‘ndrangheta, quella che, in giacca e cravatta, traghetterà la «famiglia» dall’Aspromonte nel mercato globale. Gigi «Carne di porco», consulente finanziario a Milano. Ciccio «il Bianco», proprietario terriero in Colombia. Giampaolo …«Bulgari», immobiliarista in Costa Azzurra. Francis «u Spice», titolare di una catena internazionale di ristoranti. Simone «u Dutturi», uomo politico. E Demetrio, «il Signorino», rimasto in Calabria a muovere i fili dell’organizzazione. Pur lontani, i sei compari sono indissolubilmente legati dal giuramento «d’onore» al clan De Pasquale, una cosca che si è trasformata in un comitato d’affari e gestisce i propri traffici con la spietata arroganza di chi si sente intoccabile, grazie alla connivenza o alla complicità di persone insospettabili, manager di spicco, e persino «servitori dello Stato». Poi, un giorno, accade qualcosa. In una Bologna divenuta preda, ancora inconsapevole, della criminalità organizzata, Libero e Luigi, due giornalisti che hanno fatto dell’impegno civile una ragione di vita, con le loro inchieste sulle infiltrazioni mafiose al Nord riescono a tracciare la mappa dell’impero De Pasquale e minacciano di strappare la maschera dal volto degli Invisibili. La risposta è immediata e terribile: il clan, per l’occasione, non esita a rispolverare i vecchi metodi e a far scorrere il sangue. Libero, che assiste impotente all’omicidio dell’amico, si trova a dover compiere una scelta drammatica ma, in qualche modo, obbligata: cedere al dolore, alla paura, e rassegnarsi all’immutabilità delle cose, oppure continuare a denunciare il lato oscuro del potere, accettando una sfida mortale in cui il confine tra sete di vendetta e desiderio di giustizia diventa sempre più labile e la posta in gioco sempre più alta. In un crescendo di colpi di scena, muovendosi fra Bologna, la Calabria e Marsiglia, Libero trova nuove piste e insegue gli assassini, affrontandoli a viso aperto. A sostenerlo, in questa guerra ormai solitaria, l’amore e il coraggio di due donne: Francesca, sorella premurosa oltre che colonnello dell’Antimafia, e Daniela, l’amica di sempre. Nel primo romanzo di Giovanni Tizian, vissuto autobiografico, conoscenza diretta di ambienti e personaggi, e freschezza narrativa concorrono a delineare un quadro realistico e insieme terrificante dell’attuale «età dell’oro» della ‘ndrangheta e del prezzo pagato ogni giorno da chi, ascoltando solo la voce della propria coscienza, sente l’irrinunciabile dovere di raccontarla.

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