Published On: Lun, Mag 11th, 2015

COMANDARE È ANCHE FOTTERE – ALL’”UNITÀ” IL PD DECIDEVA TUTTO CON LO 0,01% DELLE QUOTE GRAZIE A UN PATTO PARASOCIALE – LA SCOPERTA DI “REPORT”, CON BONIFAZI CHE SMENTISCE, MENTRE MATTEO FAGO CONFERMA: “DI FATTO NON SI POTEVA FARE NIENTE, COMANDAVANO LORO”

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Intanto l’ex socio Maurizio Mian (cane Gunther) racconta: “A me interessava diffondere un nuovo modello di famiglia: non più moglie e marito, ma due ragazzi, tre ragazze e un pastore tedesco”…

Matteo Renzi alla festa dell’Unità di Bologna, lo aveva detto chiaramente: entro “la prossima festa nazionale di Milano, troverete di nuovo in edicola l’Unità”, anticipando come insieme a Cuperlo avessero “un po’ di idee bislacche”. Il Pd si augura, come molti giornalisti e lettori, che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci possa rinascere.

Ma il partito del Premier ha anche qualche altro interesse soprattutto per l’influenza che ha avuto sul quotidiano. Lo testimonia un patto parasociale finora tenuto segreto tra la Eventi Italia srl, società detenuta interamente dal Pd, il segretario dem in Sardegna Renato Soru, la Monteverdi Srl (di proprietà di Soru stesso e del fratello minore Emanuele) e la Gunther Reform Holding spa.

A rivelare l’esistenza di questo patto è un servizio di Report di Emanuele Bellulo in onda stasera su Rai 3. In questo documento siglato il 13 giugno 2012 si testimonia come la Eventi Italia srl – che detiene solo lo 0,01 per cento della Nie, ex editore dell’Unità ora in liquidazione –sia riuscita a condizionare le scelte del giornale.

Infatti nel patto parasociale è scritto che il Pd tramite la Eventi Italia Srl può: “Nominare un consigliere di amministrazione”, deve esprimere “previo gradimento” sul presidente, amministratore delegato e direttore del quotidiano. Inoltre il voto favorevole di Eventi Italia Srl è necessario anche per approvare il bilancio e i piani industriali, assumere finanziamenti, acquistare immobili.

Il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, nega quello che può sembrare un controllo del partito sul quotidiano: nessuna influenza, anzi “è bene ricordare – scrive in una nota – che le responsabilità erano del socio di maggioranza assoluta, Fago”.

Ai microfoni del programma di Milena Gabanelli, Matteo Fago risponde: “Il Pd (…) ci ha sempre imposto le scelte o ci ha impedito di fare scelte di un certo tipo: una volta perché c’erano le primarie, poi c’erano le elezioni (…) Di fatto non si poteva fare niente. E questo con lo 0,01% delle quote”.

Ma oltre la linea editoriale, adesso, il principale problema dell’Unità sono i debiti e il fallimento della società editrice. Con tutte le conseguenze che ci sono state per i giornalisti che si sono visti recapitare lettere di pignoramento. Quattrocentomila euro sono stati chiesti all’ex direttore Concita De Gregorio, finita proprio ieri in uno scontro con l’avvocato Giuseppe Macciotta, difensore dei giornalisti per l’editore Nie. La De Gregorio ha dichiarato di non essere stata chiamata a “produrre carte per un’adeguata difesa”. E così i ruoli si sono invertiti: il legale, che la difendeva, ora la querela come ha annunciato lui stesso.

Intanto il quotidiano ha un nuovo editore, Guido Veneziani che dovrà cercare quanto meno di sistemare la situazione debitoria che non è riuscita a risolvere la Nie nonostante abbia ricevuto in 14 anni circa 60 milioni di euro di fondi pubblici per l’editoria.

Magari si sceglieranno canali di finanziamento diversi da quelli del passato. Nel servizio di Report si racconta come spesso si bussava alla porta di Maurizio Mian, un imprenditore che nel 2012 crea una fondazione con sede alle Bahamas, con beneficiario il suo cane Gunther.

Con i soldi della fondazione acquista le azioni de l’Unità e diventa socio di maggioranza. A Mian, come racconta lui stesso, per risolvere le crisi dell’Unità si sarebbe rivolto anche Pier Luigi Bersani a Natale del 2012.

Mian decide di investire nel quotidiano solo perché, spiega a Report, “a me interessava avere appoggi (…) A me interessava entrare nel mondo della comunicazione e far parte della manipolazione, del Gotha”. L’obiettivo sarebbe diffondere un nuovo modello di famiglia: non più moglie e marito, ma due ragazzi, tre ragazze e un pastore tedesco. Questo progetto finisce in un documento portato a Matteo Orfini, oggi presidente del Pd.

Orfini a Report commenta: “L’unica cosa concreta che ho fatto per Mian è  mandarlo da una società di produzione privata che lo aiutasse a fare, a dare forma al suo progetto di comunicazione”. L’accordo resta verbale, anche se il Pd non dimentica Maurizio Mian, presente anche nell’atto costitutivo della Eyu, la fondazione che gestisce i media del Partito Democratico.

fonte dagospia

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