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Caro direttore,

nell’ultimo periodo, sui giornali si è molto parlato della riorganizzazione dei servizi educativi. Credo che in larga parte alcuni toni siano dovuti ad una mala comprensione della riforma. Ovviamente rispetto le idee di tutti, ma adesso è doveroso ristabilire un giusto grado di verità, al di là della drammatica rappresentazione di chi, con estremo semplicismo, parla di “smantellamento” dei servizi. E a onore del vero, ogni volta che in questo Paese si propone un cambiamento, c’è sempre una parte che grida allo “smantellamento” o alla “macelleria sociale”, richiamando un passato ormai novecentesco. Negli ultimi due anni questa retorica l’abbiamo sentita più volte, quale che fosse l’argomento, ma sempre disattesa nei fatti. Allora la verità sulla riorganizzazione.

Anzitutto sul servizio abbiamo investito 400 mila euro in più rispetto al 2014. Certo, se ci fossero maggiori risorse a disposizione, e se si chiudesse la stagione dei tagli ai Comuni, avremmo investito più fondi. Per alcune strutture la gestione diventa indiretta. Credo che il maggior timore per alcuni sia la paura di perdere la qualità del progetto pedagogico. Non è così. La qualità sarà la stessa, perché verrà garantito ai bambini lo stesso percorso educativo. Questo è nei fatti, ma stiamo facendo di più. Stiamo accelerando i tempi per portare ParmaInfanzia a maggioranza pubblica, dal 49% al 51%, quindi con un maggior controllo del pubblico sulla gestione. Detto questo, ricordo che ParmaInfanzia ha già un gradimento da parte dei genitori del 98%. Sulla qualità, sul servizio e sul percorso educativo, dunque, non può esserci nessun timore.

Riguardo alla disponibilità nelle strutture, sono calati i posti, ma anche il numero delle domande. Ma attenzione. I dati del Comune ci dicono che con l’attuale riorganizzazione, rispetto all’anno passato, non ci saranno sostanziali cambiamenti nel soddisfacimento delle risposte alle famiglie delle liste d’attesa.

Questione occupazione per gli educatori. Anche l’anno prossimo si prefigura la possibilità di garantire la sostanziale continuità occupazionale dei precari, in vista anche del continuo ricambio del personale dovuto a pensionamenti.

Riassumendo, la riorganizzazione è sì dovuta ad una razionalizzazione generata da meno risorse che ci arriveranno dallo Stato, ma in sostanza prevede nuovi investimenti – seppur modesti -, la stessa qualità pedagogica, l’occupazione.

Ora, non ci siamo fissati con le nostre idee tirando dritto e ignorando chi dice no. Abbiamo ascoltato le parti in più incontri, per più settimane; abbiamo parlato con il gruppo di genitori che non si dice d’accordo. Abbiamo dato loro tutte le informazioni e i dati necessari. Abbiamo ascoltato e parlato con i sindacati. Abbiamo fatto Commissioni su Commissioni.

A un certo punto, poi, bisogna decidere, perché la democrazia è decisione, è presa di posizione e non un continuo rimandare. Cosa accadrebbe se ad ogni azione amministrativa, anche la più piccola, corrispondesse un comitato atto a bloccare per mesi ogni proposta?

Sia chiaro, ben venga la scelta di alcuni genitori di proporre un referendum, nessuno ha intenzione di vietare una consultazione popolare. Perciò a quel gruppo di genitori dico di andare avanti. Ma bloccare tutto ora si ripercuoterebbe anche sull’approvazione del Bilancio previsionale 2015, con tutte le conseguenze derivanti. La città, questo, non può proprio permetterselo.

A un certo punto le decisioni non possono appiattirsi sulla retorica di chi è sempre contro, o di chi è critico contro tutto e tutti, o di chi dice ogni volta no. La politica ha il compito di ascoltare, confrontarsi, prendere

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