Sisma Nepal: salvate 2 persone a Gorkha dopo 10 giorni

Ieri estratti da macerie quattro superstiti. Allarme Onu per aiuti. Due repliche del terremoto superiori a 4 gradi Richter

Il governo nepalese ha chiesto ai team di ricerca e soccorso provenienti da 34 Paesi di lasciare il Paese in quanto dopo nove giorni non è più necessaria la loro presenza. “Siamo molto grati dello loro lavoro – ha detto all’ANSA il portavoce del ministero degli Interni Laxmi Prasad Dhapal – ma secondo gli standard internazionali la fase di ricerca dei superstiti termina dopo sette giorni. Il governo ha già chiesto al ministero degli Esteri di inoltrare le richieste alle rispettive ambasciate”.

Due persone, un uomo di 60 anni ed una suora di 23, sono stati estratti vivi oggi dalle macerie di due edifici dai villaggi di Sirdibas e Chhekampar nel distretto di Gorkha. Lo scrive il quotidiano The Himalayan Times. L’uomo – Pemba Chhewang, facchino, e la suora, Tenjing Dolma – sono stati trasportati in elicottero in un ospedale.

Intanto due repliche del sisma del 25 aprile di magnitudo superiore a 4 gradi Richter sono state registrate in Nepal nelle ultime ore. Lo ha reso noto oggi il Centro sismologico mediterraneo europeo (Esmc). La prima scossa, di magnitudo 4,1 è stata registrata dai sismografi alle 3:23 locali con epicentro a 53 chilometri ad est di Kathmandu. La seconda, invece, è avvenuta alle 7 locali. La magnitudo è stata di 4,3 e l’epicentro è stato localizzato a 68 chilometri ad est della capitale. In entrambi i casi non si segnalano danni gravi o vittime.

La Commissione europea ha stanziato un totale di 22,6 milioni di euro in favore del Nepal, colpito da un devastante terremoto il 25 aprile. Dei 22,6 milioni, tre sono stati stanziati per aiuti umanitari, che vanno ad aggiungersi ai tre della settimana scorsa. Altri 16,6 milioni di euro, sono un pagamento anticipato per l’assistenza al Paese, nel quadro dello strumento di Cooperazione allo sviluppo.

Le squadre di soccorso nepalesi e straniere impegnate senza sosta nella ricerca di superstiti fra le macerie del Nepal sconvolto dal terremoto del 25 aprile, hanno esultato ieri per la notizia delritrovamento in vita di quattro persone, fra cui un ultracentenario: una sorta di miracolo visto che poche ore prima le autorità avevano sostenuto che “non esistevano piu’ possibilita’” di estrarre dalle macerie sopravvissuti. Si e’ trattato di un grande momento di gioia che non ha però alleviato piu’ di tanto il peso di una tragedia che al momento ha causato 7.365 morti e 14.365 feriti e vede ancora oggi molti villaggi remoti nei distretti piu’ colpiti abbandonati a se stessi, senza aiuti di sorta. Ed e’ da queste zone che giungono le notizie delle sofferenza di chi ha perso tutto e cerca di sopravvivere in attesa di improbabili soccorsi. O le notizie del rinvenimento di decine di cadaveri, come i 51 contati oggi (fra cui sei stranieri) a Lantang nel distretto di Rasuwa, lungo un percorso di trekking.

La caparbieta’ dei soccorritori e’ stata premiata in almeno due circostanze: la prima quando hanno potuto raggiungere tre donne intrappolate nell’improvviso crollo della loro casa del villaggio di Syauli, nel distretto di Sindhupalchowk, uno dei piu’ colpiti dal sisma. La seconda il giorno prima, ma conosciuta solo oggi, con un evento che ha davvero dello straordinario. Un team della polizia nepalese ha raggiunto fra le macerie della sua casa un arzillo vecchietto, Funchu Tamang, di una eta’ che alcune fonti hanno fissato in 100 anni ed altre in ben 105.

In un primo momento il ministero dell’Interno aveva menzionato che l’evento eccezionale riguardava una donna, ma poi si e’ precisato che si trattava invece di un uomo che se l’e’ cavata con ferite minori agli arti: dopo il ritrovamento, e’ stato trasferito in elicottero all’ospedale del distretto di Trishuli. Per quanto riguarda invece i soccorsi nel loro insieme, le notizie non sono buone. Montagne di aiuti sono ancora bloccate all’Aeroporto internazionale Tribhuvan (Tia) di Kathmandu ed escono a rilento a causa della determinazione dei servizi doganali nepalesi di controllare “ogni singolo pacco” prima di autorizzarne la distribuzione. E questo succede, mentre da vari distretti arrivano gli incessanti appelli degli amministratori locali sul rischio di possibili rivolte popolari e di epidemie se gli aiuti non arriveranno nel piu’ breve tempo possibile fino ai villaggi che – ad oltre una settimana dal sisma – non hanno ancora ricevuto assolutamente nulla.

Il coordinatore dell’Onu per il Nepal, Jamie McGoldrick, ha lanciato un fermo avvertimento alle autorita’ nepalesi che “non dovrebbero utilizzare metodologie doganali dei tempi di pace, quando dovrebbero lavorare” con procedure di emergenza per gestire la crisi. “So che alcuni grandi donatori sono frustrati dall’incapacità di fare arrivare gli aiuti nelle zone colpite”, ha riferito, aggiungendo che “gli aiuti si accumulano nell’aeroporto di Kathmandu invece di essere distribuiti alla popolazione”. Ma le risposte nepalesi non sono state quelle desiderate. L’Authority dell’aeroporto della capitale ha infatti proibito di colpo agli aerei cargo di peso superiore a 196 tonnellate di atterrare, adducendo grosse crepe apparse sull’unica pista esistente. E cio’ ha messo a repentaglio l’arrivo imminente di almeno due velivoli con aiuti dagli Stati Uniti e dal Canada. A complicare il quadro, la decisione assunta dal Comitato centrale nepalese per i soccorsi nei disastri naturali (Ndrc) di chiedere ai team stranieri specializzati nel recupero di persone fra le macerie di “tornarsene a casa”. Se il governo ratificasse questa richiesta, 4.050 persone di 34 Paesi, accompagnate da 139 cani, potrebbero dover lasciare in fretta e furia il Nepal.

 fonte ansa

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: