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Non si tratterebbe di un attentato terroristico. L’uomo di origine marocchina ha decapitato il suo datore di lavoro per screzi di lavoro . L’ex insegnante: «Mi raccontò di essere andato in Siria». Sarà trasferito a Parigi

 

Yassin Salhi ha cominciato a parlare ed evoca problemi personali – litigi con il datore di lavoro Hervé Cornara e difficoltà con la moglie – come movente dell’attacco di venerdì a Saint-Quentin-Fallavier, quando Salhi ha decapitato Cornara e poi cercato di fare esplodere lo stabilimento chimico Air Products. In particolare, venerdì mattina l’assassino avrebbe litigato con la vittima dopo essere stato rimproverato per avere fatto cadere un carico di materiale informatico (Yassin Salhi lavorava dal marzo scorso nell’azienda di trasporti ATC di proprietà di Hervé Cornara). Secondo le ammissioni rese sabato sera durante l’interrogatorio a Lione, prima del trasferimento a Parigi, Salhi avrebbe ucciso Cornara in un’area di parcheggio, lungo il tragitto che i due stavano facendo assieme, a bordo di un furgone della ditta ATC, verso lo stabilimento Air Products. Un dipendente della ditta ATC ha poi confermato che qualche giorno fa c’era stato un altro litigio tra Salhi e il datore di lavoro, e che i rapporti erano tesi.

Omicidio per motivi personali

Salhi avrebbe detto di averlo ucciso per questi motivi personali, di avere cercato il suicidio e di avere poi voluto montare una messinscena per fare un colpo mediatico. Poche ore dopo la notizia dell’attacco il presidente François Hollande, in quel momento a Bruxelles per il vertice europeo, aveva parlato di «atto terroristico», e ancora domenica mattina il premier Manuel Valls ha evocato una «guerra di civiltà» a proposito dei fatto di venerdì. A favore della tesi che non si tratti di un attentato terroristico, c’è la mancanza di rivendicazione, e il fatto che le due bandiere attaccate ai lati della testa mozzata portano scritte che sono la professione di fede islamica, e non simboli dell’Isis, di Al Qaeda o di altre formazioni terroristiche.

 

La doppia personalità di Yassin

Resta il fatto che Yassin Salhi negli anni 2006-2008 era stato schedato dai servizi di intelligence francese come un pericolo per la sicurezza dello Stato, che nel 2013 e 2014 era stato nuovamente segnalato perché aveva dato segni di radicalizzazione. C’è poi la testimonianza del suo insegnante di arti marziali, che lo ha conosciuto quattro anni fa, resa al quotidiano Le Parisien, che evoca una doppia personalità, tra esplosioni di violenza e grande dolcezza. «Mi ha raccontato che era stato in Siria negli anni 2010-2011, gli ho chiesto che cosa c’era andato a fare e mi ha risposto che frequentava una scuola coranica, e il resto del tempo faceva il turista. Mi sono detto che un viaggio del genere aveva senza dubbio portato alla sua messa in sorveglianza. Io ho cercato di restare nel mio ruolo, senza giudicare, nella speranza di arrivare a canalizzare questo odio di cui non conoscevo l’origine. (..). Una volta è venuto in palestra con una maglietta con la scritta Moudhahidine, cioè combattente in arabo. (..). Un’altra volta discuteva con un altro ragazzo musulmano che difendeva la laicità dicendogli ”noi siamo gli ambasciatori dell’islam, noi dobbiamo propagare la religione”».

 

Il pericolo di estremisti che si muovono da soli

L’assenza di rivendicazione di un gruppo terroristico e il movente personale non smentiscono la tesi tante volte evocata in questi mesi: lo jhadismo internazionale si fonda quando può su cellule organizzate e attentati studiati e preparati, ma sempre più spesso anche sui «lupi solitari». Estremisti che si muovono da soli e che passano all’azione magari spinti da un’occasione personale, nel quadro però di un’ideologia, o di uno spirito di emulazione, jihadisti. Il litigio con il datore di lavoro e l’attentato terroristico (decapitazione, bandiere islamiche, tentativo di fare esplodere un intero stabilimento) non si escludono necessariamente. L’inchiesta e gli interrogatori continuano.

fonte corriere

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