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La gastronomia ha molte facce, e non sto parlando di fusion, veg ed etnico, ma proprio dei volti che ci vengono subito in mente quando pensiamo a questo mondo quanto mai variegato. Sono quelli degli chef, soprattutto gli stellati, dei blogger, dei cuochi, dei foodies e dei critici…tutti pronti ad esporsi, su internet, in televisione, nei cooking show, pur di mostrare la propria bravura, ma soprattutto se esistano e quali possano essere, i confini del cibo.

Nel 1891 c’era invece un solo uomo a metterci la faccia: Pellegrino Artusi. Il suo progetto letterario, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, è uno dei primi in cui la cucina tradizionale esce dalle case e diventa patrimonio nazionale riconosciuto…in cui chi ne raccoglie le ricette esprime pareri circa la reperibilità degli ingredienti e la difficoltà nell’esecuzione: La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria. Diffidate dei libri che trattano di quest’arte. Sono per la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani, meno peggio i francesi, al più al più, tanto dagli uni che dagli altri potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la riconoscete.

Pochi hanno diffidato del suo libro, però, in quanto la sua eredità è stata colta da molti, anche nel XXI secolo. Per prime ci sono state “Le pellegrine di Artusi” che, sul modello di Julie Powell con Julia Child hanno riproposto tutte le ricette del romagnolo documentandone i risultati in un blog. E nel 2014 c’era DonPasta, che le ha abbinate alle sue perfomances culinarie con dj set svoltesi nei festival di tutta Italia ed ora racchiuse in un libro: “Artusi remix”.

In tutti questi progetti (e in altri meno noti) è infatti sempre il Belpaese a fare da filo conduttore, col suo ricco e variegato patrimonio di prodotti tipici, declinati in modo fantasioso e salutare, in una cucina che siamo orgogliosi di portare in giro per il mondo, di esporre di fronte ai visitatori in un salone appositamente organizzato e di inviare anche nello spazio. E per tutto questo dobbiamo ringraziare anche Artusi.

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