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Renzi durissimo contro i Paesi che volevano inserire il principio della «volontarietà»
per l’accoglienza dei migranti: «Se questa è la vostra Europa, tenetevela»

«Un primo passo perché la politica dell’immigrazione sia europea»: sono ormai le tre del mattino quando il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta l’accordo sulla ridistribuzione dei migranti al termine di un Consiglio europeo fiume che ha avuto momenti di scontro e tensione tra i leader europei («Se questa è la vostra idea di Europa tenetevela», l’affondo del premier), ma anche tra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker che difendeva la propria proposta e il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, che sosteneva la linea dei Paesi dell’Est contrari all’obbligatorietà del meccanismo. Ad un certo punto è stato anche chiesto il parere giuridico dei servizi legali del Consiglio sul procedimento da applicare per l’approvazione delle conclusioni, se a maggioranza qualificata e con decisione consensuale. Quando poi la tensione è salita a un livello pericoloso è stata decisa una pausa nella discussione, durante la quale il premier inglese David Cameron ha illustrato la tabella di marcia verso il referendum per la permanenza della Gran Bretagna nella Ue.

 

Il compromesso

L’accordo «modesto» – come l’ha definito Juncker nella conferenza stampa finale lamentandosi per il «sonno, questo non è un modo di lavorare, non si prendono decisioni lucide» – prevede la redistribuzione tra i Paesi Ue, in due anni, di 40 mila richiedenti asilo sbarcati sulle coste di Italia e Grecia dal 15 aprile scorso ma con aggiunto nel testo finale un riferimento al Consiglio europeo straordinario del 23 aprile scorso, dove si parlava di base volontaria. Si stabilisce poi che entro fine luglio tutti i paesi concordino un numero di migranti da accogliere, e i paesi contrari hanno ottenuto che nel testo non si parli esplicitamente di meccanismo «obbligatorio» (ma non comparirà neanche l’aggettivo «volontario»). Ungheria e Bulgaria avranno un trattamento particolare perché accolgono già moltissimi migranti dall’Est e dalla Turchia e dunque saranno esclusi. Oltre ai 40 mila migranti da Italia e Grecia, l’Europa accoglierà, in questo caso su base volontaria, 20 mila persone dai campi profughi dei paesi terzi (il cosiddetto «reinsediamento»). Il consiglio informale dei ministri degli Interni affronterà la questione il prossimo 9 e 10 luglio a Lussemburgo.

L’affondo di Renzi

«Se questa è la vostra idea d’Europa tenetevela. O c’è solidarietà o non fateci perdere tempo. Se volete la redistribuzione su base volontaria potete cancellare. Faremo da soli» aveva detto duro il premier Renzi durante la discussione sul piano immigrazione della Commissione cominciata solo durante la cena (a base di asparagi in salsa mousseline, branzino, confit di peperoni e polenta, dessert di fragole e lamponi) del Consiglio europeo. I Ventotto infatti hanno prima affrontato la crisi greca, data l’urgenza della situazione, anche se non era inizialmente in scaletta. Il confronto aspro, riferisce chi era presente, si è concentrato, secondo le attese, sul ricollocamento dei 40 mila migranti richiedenti protezione internazionale arrivati in Italia e Grecia, sull’obbligatorietà della solidarietà e delle «quote» di redistribuzione. Spagna e Gran Bretagna hanno criticato l’obbligatorietà, mentre Lituania (con la cui presidente Grybausakaite Renzi ha avuto un durissimo scontro), Repubblica Ceca e Slovacchia hanno insistito perché fosse esplicitamente menzionata la volontarietà della ridistribuzione. «Non accettiamo nessuna concessione – ha detto Renzi – . O fate un gesto anche simbolico oppure non preoccupatevi: l’Italia può permettersi di fare da sola». Per il premier «è l’Europa che non può permetterselo»: «Mi emoziono davanti all’Europa – ha proseguito -. Sono figlio di questa storia. Non accetterò mai che questa discussione sia così meschina ed egoista». Renzi ha poi ricordato gli «ideali» che hanno portato a fondare la Ue. «Ho pianto per il muro di Berlino, ho pianto per Srebrenica. Credo in un ideale – ha concluso -. Non accetterò mai un compromesso al ribasso».

Il regolamento di Dublino

Anche l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha difeso con forza la proposta della Commissione: “Se siete tutti come dite entusiasti della parte esterna della nostra strategia – ha detto – dovete sapere che senza decisioni sulla solidarietà interna la nostra credibilità esterna crolla”. La proposta della Commissione è «rivoluzionaria» aveva detto Mogherini entrando al vertice. Il meccanismo temporaneo, spiegava ieri una fonte diplomatica Ue, potrebbe rappresentare il punto di partenza per «l’evoluzione del Regolamento di Dublino che sta affrontando informalmente la Commissione, anche se non si tratta di una cosa semplice, ma il concetto di solidarietà e di gestione collettiva dei richiedenti asilo può prefigurare un cambio dell’attuale regolamento». Prima dell’inizio del vertice era stato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ad anticipare che «non c’è consenso tra i Paesi sulle quote obbligatorie per i migranti» e a sottolineare che «la nostra priorità dovrebbe essere quella di contenere l’immigrazione illegale». Il premier Renzi prima di volare a Bruxelles aveva spiegato ai presidenti delle Regioni: «I richiedenti asilo vengano accolti, i migranti economici siano rimpatriati». E almeno sui rimpatri i Ventotto sono stati concordi.

I passi avanti

È certo un accordo ridimensionato, ma Renzi al termine del Consiglio ha sottolineato l’importanza del «principio assunto che non si tratta solo di un problema dell’Italia o della Grecia ma di tutta l’Europa: questo mi sembra un fatto positivo sapendo che c’è ancora moltissimo da fare», perché «se di fronte a un piccolo numero come 40 mila persone non vi fosse stata solidarietà, sarebbe stata una presa in giro nei confronti dell’Europa, di cui siamo stati fondatori con altri cinque paesi per la libertà, la democrazia e i valori condivisi: non può essere la patria dell’egoismo, ma della condivisione dei valori».

fonte corriere

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