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“Blatter da sempre ha fatto in modo di elargire denaro e favori a chiunque gli servisse, sia pure attraverso mediazioni speciali di ogni genere, e nel tempo si è confezionato un dossier su ogni membro del board della Fifa, che riesce quindi a prendere per la gola quando vuole”…

Ha vinto il re Sole (e si sapeva), perché, come ha detto il segretario della Fifa, Jérôme Valcke, «il principe Ali ha preso 73 voti e questo è un bene. Ma Blatter è Blatter». Ma la sintesi del momento è venuta dal presidente della Federcalcio olandese, Michael van Praag, candidato alla presidenza della Fifa prima di decidere di ritirarsi per far confluire i voti sul principe Ali: «Abbiamo forse perso una battaglia, però la guerra non è finita».

Per capire quali siano i rapporti di forza fra Blatter (con il suo esercito afro-asiatico e regia russa) e l’opposizione (euro-statunitense) occorrerà prima di tutto aspettare gli sviluppi dell’inchiesta dell’Fbi, dopo i sette arresti zurighesi di mercoledì e poi osservare le carte che usciranno in altre sedi. Loretta Lynch, il ministro della giustizia degli Stati Uniti, ha lanciato accuse pesantissime e i primi ad accorgersi che il quadro è deteriorato in maniera irrimediabile sono stati gli sponsor. Per il presidente respingere le accuse (fino a quando indirette?) dei tribunali di mezzo mondo sarà molto complicato, anche perché il presidente dimostra 20 anni meno di quelli che ha, ma 79 anni non sono pochi per chi dovrà combattere battaglie molto difficili.

Blatter V si sente blindato non soltanto dai numeri del bilancio: 308 milioni di euro di guadagni nel periodo 2011-2014, con riserve di 1,36 miliardi di euro. Quando giovedì, aprendo il congresso, ha parlato di «altre brutte notizie, in arrivo nei prossimi mesi, qualcuno ha pensato che il presidente avesse nel mirino l’Uefa del suo ex amico Platini. Perché nemmeno l’Europa è al di sopra di ogni sospetto, come sa bene chi era presente a Cardiff 2007 alla scelta della sede dell’Europeo 2012: non l’Italia, ma Polonia e Ucraina. E non è stato solo Blatter a scegliere Russia e Qatar per i prossimi Mondiali.

Chi pensava che Blatter, una volta rieletto (aveva faticato di più nel 1998 contro Johansson), avviasse un’immediata opera di redenzione, ha appreso con stupore che questa mattina a Zurigo, in una riunione d’urgenza del Comitato esecutivo della Fifa , verrà deciso come dividere fra i continenti i 32 posti per le prossime due edizioni del Mondiale. È la prima cambiale che Blatter pagherà ai suoi grandi elettori.

Chi rischia è l’Europa, che ha chiesto l’uscita di scena del presidente: l’Uefa vuole 14 posti per il 2018 (13 nazionali da qualificare sul campo più la Russia, che organizza) e 13 per il 2022, mentre Blatter è orientato a tagliare un posto (12 più la Russia e poi 12), perché «in 40 anni il calcio è molto cambiato e l’Europa non è più il punto di riferimento».

 

Sudamerica, fedele al presidente, oggi verranno confermate le quattro qualificate dirette più una quinta dopo spareggio. E la Concacaf, travolta dallo scandalo, potrebbe ritrovarsi ad avere non più tre qualificate dirette, ma quattro. Andare a un Mondiale significa anche aumentare gli introiti. E di fronte a un futuro migliore, qualcuno dei grandi accusati potrebbe non ricordare bene quello che è stato. E quello che sarà.

 

Alla moviola, per usare una formula che è congeniale alla sua merce, Joseph Blatter detto Sepp incamera il suo quinto mandato presidenzial-dittatoriale dal 65° congresso della Fifa, a Zurigo. E’ stato splendido nel modo in cui ha trattato pubblicamente lo scandalo, quasi fosse stato un dispetto al Calcio con la maiuscola e un torto a lui stesso.

Questo Blatter, dal suono onomatopeico per gli scarafaggi contenuti nel suo cognome che evocano un famoso romanzo di Tommaso Landolfi, ”Il mar delle blatte”, sembra un personaggio da spy story: uomo “fatto da sé” attraverso mille lavori, nonché ex colonnello dell’esercito, andazzo da contrabbandiere sempre romanzesco (cfr. i racconti di Joseph Roth), è una figura affascinante, una specie di Berlusconi svizzero, quindi odioso per molti aspetti quanto il Nostro è suadente e “venditore”( di affetti, cariche, prebende).

Si circonda di donne da seduttore incallito e fisicamente inattendibile, e tendenzialmente compra tutti nella cascata ininterrotta di miliardi di dollari piovuta in quasi mezzo secolo su questa organizzazione. Come fa a stare ancora in sella benché gli scandali l’abbiano sfiorato più volte e da quasi vent’anni, dopo aver esercitato negli anni ’80 e ’90 il ruolo di segretario generale factotum della congrega calcistica planetaria ed aver preso il posto di un altro rotto a tutto, il brasiliano Havelange, nel 1998?

Perché da sempre ha fatto in modo di elargire denaro e favori a chiunque gli servisse, sia pure attraverso mediazioni speciali di ogni genere,e perché nel tempo si è confezionato un dossier su ogni membro del board della Fifa, che riesce quindi a prendere per la gola quando vuole. Lo stesso Platini, molto più versato alla politica di quel che può immaginare chi lo ricorda sul campo, non a caso gli è stato vicino fino all’ultimo, fino a che non è scoppiato lo scandalo di cui tutti sapevano almeno all’interno della Fifa ma di cui appunto nessuno parlava.

Poi in extremis “Le roy marlin” ha preso le distanze dal suo presidente, direi dilettantisticamente, appoggiando un principe giordano poco più che nessuno. E così Blatter ha trionfato, riuscendo a dare l’impressione che lui e lo scandalo siano due cose distinte. Il problema è ovviamente composizione e funzionamento della Fifa stessa, a metà tra una “Cosa Nostra rotondocratica” e una Spectre cinematografica.

 

Ogni flatus interno sulle ondate periodiche di sospetta corruzione legate all’assegnazione della Coppa del Mondo, che fa ruotare interessi stratosferici, assegnazione che Blatter usa per una colonizzazione assai personalizzata del pianeta (cfr. Corea-Giappone nel 2002, il Sudafrica nel 2010, il Qatar nel 2022), è stato sempre messo a tacere. Altro che inchieste volute dalla Fifa: tutto è sempre stato insabbiato, e stavolta pesa il fatto che con un paio di pentiti importanti ci sia anche un dissociato.

Un tale,l’avvocato Michael Garcia responsabile dell’Ufficio Investigativo di una fantomatica “Commissione etica” Fifa che fa sbudellare dalle risa anche solo a nominarla, chiamato a mo’ di “perito”  per risolvere le denunce intestine, dopo aver condotto una corposa indagine all’interno  è stato messo poi a tacere e scandalizzato ha vuotato il sacco con l’FBI.

Qui si arriva al nocciolo: la Fifa, come la Uefa di Platini, come la nostra Federcalcio, sono organismi chiusi,”mafiosi”, al cui interno non vige alcuna divisione dei poteri: quindi il giudiziario  così come il legislativo dipende strettamente dall’esecutivo, e finisce tutto in un imbuto. E se Blatter è un monarca, tutto va di conseguenza e nessuno si può permettere di combatterlo se non “democraticamente”, quando si vota.

E si è visto meravigliosamente a Zurigo di quanta democrazia disponga la Fifa. Ma adesso, sia pure spinta da interessi contrapposti (gli Usa che hanno perso i Mondiali 2018 per la maggior “pressione” di Putin e soci) che con l’idea di giustizia e legalità non hanno poi tantissimo a che vedere, l’inchiesta è finalmente “esterna” alla “cupola”, e la rielezione di Blatter può essere l’ultima chiusura a riccio di Sepp il magnaccione. Il coperchio è stato parzialmente sollevato e nel pentolone c’è di tutto. Difficile che direttamente o per interposti parenti o sodali questo Ecclestone del pallone ne esca indenne e salvi anche questa volta la ghirba. Si accettano scommesse, come su tutto….

fonte dagospia

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