Roberto Saviano ad Amici

Chiamata ”la figlia del diavolo” per la vitiligine che macchia di bianco la sua pelle d’ebano

‘Il talento non e’ qualcosa che cade dal cielo, che viene riconosciuto d’ufficio. Lo devi scovare, conquistare, bastione per bastione. Non lasciate vincere il lamento, l’idea che ‘quello ce la fa perche’ raccomandato’. Ma la possibilita’ di credere che a ogni ostacolo ce la puoi fare”. Lo studio e’ gia’ un tripudio di applausi, di ‘bravo’ e piedi battuti sugli spalti. Poi si apre il grande muro di luci ed entra lei, capelli afro e tacchi alti gialli, e all’entusiasmo si unisce la commozione. Roberto Saviano torna ad ”Amici”, per la terza volta. E ancora, nella semifinale del talent di Maria De Filippi ha tenuto con il fiato sospeso orde di ragazzi, di quelli che non perdonano se ”toppi”, con una storia durissima e di grande speranza insieme.

Dopo il tema delle migrazioni, dopo Le notti bianche di Dostojesky (con il ”miracolo” di averlo fatto entrare in classifica, quinto su Itunes) Saviano ha scelto la storia vera di Michaela DePrince, bambina orfana nella Sierra Leone dei ribelli e dei trafficanti di diamanti, chiamata ”la figlia del diavolo” per la vitiligine che macchia di bianco la sua pelle d’ebano, che dopo ogni barbarie in orfanotrofio si attacca disperatamente all’immagine felice di una ballerina capitata, chissa’ come, nelle sue mani. Si convince talmente tanto dei suoi sogni che prima viene adottata in America e poi, nonostante gli infiniti ‘no’ e i mille pregiudizi verso un’etoile classica dalla pelle nera, oggi danza sul palcoscenico del Dutch National Ballet di Amsterdam. ”Non tutti crederanno in voi – dice lei entrando a sorpresa tra i ragazzi – Ma dovete capire che siete perfetti come siete. Magari non diventerete ballerini o cantanti, ma essere diversi dagli altri va bene”.

”E’ un’esperienza pazzesca – ammette Saviano poco piu’ tardi in camerino con l’ANSA – Quando ho accettato di partecipare ad Amici, l’ho fatto proprio per sperimentare, per parlare a un pubblico complesso, enorme, giovane, che non puo’ essere ridotto solo a una dimensione ‘popolare’. A dirla tutta, ho voluto anche provarmi, capire se ero in grado di rivolgermi a un platea cosi’, che non si aspetta l’uscita dello scrittore come su Raitre, ne’ che si parli di libri o di certi temi. Con questi ragazzi ti giochi il rapporto di volta in volta, non stanno ad ascoltarti sulla fiducia. Uno mi ha chiesto se era vero che avevo fatto un libro dalla serie Gomorra. Il risultato – prosegue – e’ incredibile. Te li porti sui social, ma anche al Salone del libro, con ragazzine emozionate venute apposta per incontrarmi. A Durazzo, in Albania, scendevano dai balconi in una pioggia di selfie perche’ mi avevano visto ad Amici. No, non avevo pregiudizi verso il programma, piuttosto verso di me – ammette – Temevo di arrivare come la pubblicita’ al cinema. O che i miei lettori, il ‘mio’ pubblico, potesse non capire. Invece, non ho cambiato nulla di me, ne’ i vestiti, ne’ gli aggettivi o il tono blues. Sono venuto libero di dire cio’ che volevo. Oggi ho insistito sul tema del talento-lamento, perche’ piangersi addosso sembra diventata la nostra unica strada. Io stesso, nel privato, mi sento quasi un militante del lamento. Ed e’ stata una grande esperienza, anche culturale, parlare a tutte queste persone affamate di storie”.

Ora, sorride, ”ci ho preso gusto”, tanto che potrebbe tornare anche per la finale. Per il futuro, dice, ”dipende dalla mia vita complicata. E’ un pubblico prezioso che non voglio perdere e la tv di narrazione e’ quella che piu’ mi piace fare. Purtroppo in Italia ha spazio limitato. I programmi politici, quando sono talk, sono litigi e le inchieste si somigliano molto perche’ inseguono la notizia del giorno. Ma sul web – continua – le cose stanno cambiando. Sto pensando anche di provare qualcosa all’estero, che poi magari possa tornare in Italia. In America, dove vivo, ho un po’ di proposte. In ogni caso, non voglio essere il tipo di scrittore che si rinchiude e si lamenta, il cui unico scopo e’ lanciare il suo libro al mondo. Per me l’essere amato e’ un obiettivo secondario rispetto all’arrivare a molti, ma con un prodotto che non abbassa l’obiettivo o la qualita”’. E la tv italiana, come la vede? ”Finita la lotta delle generaliste, ha una grande potenziale – risponde – Ci si gioca tutto sulla qualita’. Penso che per tutta la tv europea sia tempo di sperimentare qualcosa di piu’ internazionale, che idee francesi possano andare sulla tv italiana e viceversa. Che possano esserci programmi in diverse lingue e sottotitolati. In questo senso davvero la tv puo’ trovare una nuova linfa, altrimenti il web l’ha gia’ mangiata”.

fonte ansa

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