Published On: Mar, Giu 9th, 2015

TRIBUNALE: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL CSM

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A settembre, nuova manifestazione dell’ADCU per chiedere i trasferimenti di alcuni magistrati

Non è ancora finita; dopo la manifestazione dello scorso 5 Marzo da parte dell’ ADCU( l’associazione per la difesa di cittadini ed utenti) e di altre associazioni davanti al ministero della giustizia nella roccaforte di via Arenula a Roma, stavolta la protesta di sposta in piazza Indipendenza, davanti al palazzaccio del Consiglio  Superiore della Magistratura, al fine di sensibilizzare la richiesta urgente d’ispezioni ed il trasferimento di alcuni magistrati, sia presso la Procura che il Tribunale di Parma, balzato agli onori delle cronache a seguito dei numerosi scandali giudiziari che si sono verificati all’interno delle mura, ai danni di cittadini e lavoratori.

Comportamenti gravi ed inqualificabili da parte di diversi giudici della sezione civile del tribunale e Pubblici Ministeri della locale Procura, non hanno fatto altro che alimentare sfiducia nella giustizia, una giustizia quella di Parma asservita ai poteri forti contro i quali non ha mai mostrato di potere comandare.

Un Tribunale ed una Procura quella di Parma come già detto, forti coi deboli e deboli coi forti.

Querele e denunce contro personaggi di spicco locale tenute ad ammuffire nei cassetti, ed al contrario rinvii a giudizio per reati inesistenti, con gli “imputati” costretti a 6 ore filate d’udienza; non sono certo un caso le condanne inflitte al nostro paese dalla corte europea di Strasburgo per comportamenti del genere che sono pari merito ad una vera e propria tortura giudiziaria;alla fine però la resa dei conti torna sempre ed il male si paga, anche quando si indossa una toga e si pensa di essere intoccabili

Intanto altri episodi di malagiustizia si sono verificati nuovamente sia all’interno del tribunale che nella Procura, a dimostrazione e conferma che nonostante vi siano anche bravi magistrati che fanno onestamente il loro lavoro, ve ne sono altri appartenenti ad altre categorie che fanno il contrario.

A dimostrazione di come la giustizia a Parma funzioni solo nei confronti di alcuni e di altri no, ecco un ampio esempio:

Agli inizi di ottobre dello scorso anno, era stata depositata una denuncia nei confronti di un ente pubblico, il quale aveva riconosciuto una “strana” patologia” ad una dipendente di una azienda locale, per presunti comportamenti vessatori (a sua detta) ricevuti in ambiente lavorativo.

La donna aveva addirittura citato in causa l’azienda per un presunto demansionamento ed atteggiamenti mobbizzanti avvenuti ai suoi danni.

Il giudice però non aveva ritenuto esservi stato nessun comportamento del genere nei suoi confronti, tant’è che dalle documentazioni reperite presso l’azienda, si evinceva che non era stato posto in essere alcun comportamento atto alla compromissione del benessere personale.

Mai sanzioni disciplinari, mai atteggiamenti vessatori.

Il ricorso della donna era stato così respinto e compensate le spese di lite.

Eppure alla fine di quell’anno, l’ente riconosce alla donna anche se in piccola percentuale,una patologia professionale per la quale percepisce a tutt’oggi un piccolo reddito.

A conferma di ciò la storia della dipendente era stata riportata anche sul sito dell’ente pubblico che le aveva riconosciuto il danno; ciò che non si capisce è la contraddittorietà di quanto avvenuto che è palesemente difforme dagli eventi intercorsi.

E così nell’autunno dello scorso anno viene inoltrata regolare denuncia alla Procura generale della corte suprema di cassazione, la quale dispone le indagini alla qui locale procura chiedendo di essere informata sull’esito delle stesse.

Ed invece la Pm titolare delle indagini nonostante siano stati citati ben 16 testimoni tra lo stesso magistrato che era stato titolare della controversia, avvocati di controparte, vertici aziendali e l’ente stessa,questa non svolge alcuna azione penale, nonostante il procedimento sia rubricato a Mod.21.

E’ chiaro che c’è qualcosa di poco trasparente, e probabilmente quelle indagini è meglio non farle.

Così il 6 maggio scorso, nei confronti del magistrato è scattata la denuncia alla Procura Generale presso la corte d’appello di Ancona, con la richiesta di trasmissione del fascicolo; e non è tutto perché un’altra denuncia nei suoi confronti è in partenza verso la Procura Generale della corte suprema di cassazione, ormai da circa un anno e mezzo abituata a ricevere denunce nei confronti dei magistrati di Parma.

Ora si aspettano i risvolti del caso al fine di fare luce su una vicenda che da un punto di vista giuridico configurerebbe a tutti gli effetti un vero e proprio illecito penale.

Altro caso di malagiustizia si è verificato ai danni una coppia che era stata nominata amministratrice di sostegno dalla madre di un soggetto affetto dalla sindrome di down prima che essa morisse.

Nonostante i primi due giudici avessero riconosciuto regolari le condotte annuali della coppia, al terzo anno un altro giudice riscontrava delle irregolarità nei confronti degli stessi, tant’è che questi si vedevano costretti a restituire un ingente somma di denaro, creando non pochi problemi al sostentamento del disabile.

Ora avverso tale sentenza è stato proposto ricorso in appello.

Questi sono solo alcuni dei gravi episodi accaduti recentemente presso il palazzo di giustizia Parmense, ma ve ne sono altri ben più gravi che meritano l’intervento immediato delle autorità superiori della magistratura.

La manifestazione di protesta di settembre davanti al Csm è solo un altro passo di una lunga serie.

 

ADCU

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