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In questi articoli da “stagione calda” sto cercando di consigliarvi cibi nuovi da sperimentare, sia in cucina che in viaggio. Stavolta ci concentriamo sul cibo “artistico”.

Anche perché, frequentando i ristoranti, spesso ci servono servite pietanze che non sappiamo se gustare o appendere al muro, tanta è la loro bellezza. Gualtiero Marchesi per primo ha creato il Dripping basandosi sulle opere di Pollock, e da allora la presentazione di una ricetta è importante quasi quanto le materie prime di cui è composta…anche perché “si mangia prima con gli occhi”. Ecco quindi Massimo Bottura che sul piatto presenta la caccia alla lepre ed Enrico Crippa che propone la “panna cotta Matisse”. Ma immagino che ognuno di noi, nella propria esperienza di cuoco, abbia cercato di apportare alla ricetta che sta per portare in tavola quello che Benedetta Parodi chiama “il tocchino”: roselline di scorza, per chi ci riesce, ma a volte basta saper abbinare colori e forme. Spesso basta solo cambiare contenitore: ho visto molte presentazioni in arbanella, ultimamente, o sui cucchiai di ceramica (una pietanza consumata in un sol boccone)…personalmente, a volte ci metto più tempo a fotografare un piatto che a cucinarlo!!

Viceversa, ci sono opere d’arte di una certa rilevanza che invece sono ottenute solo con alimenti. Ci riferiamo per esempio a Sarah Rosado, i cui “Celebrity Cereal Portrait” sono realizzati disponendo tazze, piattini e cereali da colazione in modo diverso rispetto a ciò che facciamo ogni giorno. All’esposizione “Food vision” , con Luca Rossini occupato a fotografare la metamorfosi del cibo (anche quella fuori dall’ordinario) e Daniele Grasso andato alla ricerca di affinità e divergenze. A Marija Tiurina che vede gattini nei cupcakes, nella frutta, nel sushi, e nell’albume, e li dipinge con successo. A Jaroslav Wieczorkiewicz, che fotografa modelle ma poi elabora gli scatti digitalmente perché appaiano come appena schizzate col latte.

Il bello della combinazione tra cibo e arte è che non esistono regole: sono già due argomenti che di per sé ammettono un ampio margine di interpretazione, per cui assieme non possono che creare una visione assolutamente innovativa. Non esistono confini in cui spaziare, se non quelli della mente del cuoco.

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