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“Libano nel baratro della crisi siriana” di Laura Tangherlini, giovane giornalista di Rai News 24, accompagnata dal cantautore romano Marco Ro che si è esibito con il brano “A un passo da qui”,è un libro ispirato dalle testimonianze dei profughi siriani.

In realtà, si tratta di un libro scritto a quattro mani, aggiungendo all’opera quelle di Matteo Bressan. Un testo che, a differenza di “Siria in fuga”, uscito nel 2013, non è una testimonianza delle storie di profughi in fuga dal loro paese d’appartenenza, ma si concentra, questa volta, più sulle conseguenze della guerra in Libano, in un paese già allo stremo delle proprie forze a causa di vicissitudini interne, e che si ritrova a dover far fronte all’ “invasione” siriana scatenata dal conflitto di cui tutto il mondo è a conoscenza. Un libro che vuole far arrivare ai lettori tutti quei particolari che spesso vengono celati anche dagli stessi mass media ma che sarebbe fondamentale che tutti conoscessero per farsi un’idea chiara su ciò che sta accadendo in Medio Oriente.

Il Libano è un paese che non sa più come affrontare l’immigrazione di chi fugge dalla guerra. I campi profughi non sono creati e gestiti dall’ONU, ma sono fai da te, tenuti in piedi da gente che è riuscita a ottenere i permessi per passare il confine, e che ha pagato per avere un pezzo di terreno dove piantare due bastoni e tirare un telo di plastica affinché potesse avere qualcosa da poter chiamare nuovamente “casa”. Ma, in tutti i modi, loro una casa non ce l’hanno e la popolazione inizia a stare veramente stretta in uno stato piccolo come l’Abruzzo e che si ritrova tra due fronti. Da una parte la Palestina e le sue problematiche con Israele, e dall’altra Assad e la furia omicida dell’ISIS.

Nonostante le ristrettezze per poter entrare nel paese, i siriani riescono in qualche modo a varcare il passaggio per la prima tappa verso la salvezza, e la popolazione libanese diventa insofferente, sente un peso sulle spalle che da sola non può portare e che, il resto del mondo, ignora.

Laura Tangherlini ci racconta tutto questo, coglie le sfumature che si nascondono negli angoli di un paese che inizia a fare considerazioni non troppo diverse da quelle che facciamo noi italiani sugli immigrati, che si sente oppresso e che, per quanto possa essere solidale con la popolazione siriana ricambiandole il favore, non riesce più a sopportare uno sforzo che conta circa 1 milione e 200 mila rifugiati.

Forse una denuncia, quella della scrittrice, di tutto ciò che viene tenuto nascosto agli occhi di abitanti del mondo ignari di ciò che sta veramente accadendo, una denuncia che diventa ancora più forte quando ci si imbatte nel racconto dove protagonista è una bambina di 12 anni triste e in lacrime perché ciò che le piaceva, cioè andare a scuola, non esiste più. Ed esprime la sua sofferenza, la sua terribile mancanza, con una poesia che può essere la cassa di risonanza di ciò che sta accadendo agli esseri umani, perché spesso ci dimentichiamo che sono tali, che si trovano coinvolti nell’atroce conflitto di cui, ancora, non abbiamo capito “di chi è la colpa”, in un panorama così complesso e, allo stesso tempo, così ben nascosto dalle stesse forze di governo occidentali.

Un urlo di aiuto, un urlo di speranza che attraversa le pagine del libro per arrivare fino al cuore dei lettori, affinché possa costituirsi, attraverso un reportage giornalistico, una forma di solidarietà verso il popolo siriano e tutti quelli che ne hanno bisogno.

(Anastasia Biancardi)

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