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di MARCELLO VALENTINO – Parma è la città dalle due facce, la faccia che si vede e la faccia che non si vede. Quella che si vede è quella che tutti i giorni si presenta sul quotidiano locale, giornale che informa il meno possibile su quello che succede realmente, in modo da tenere il più possibile nascosti i peggiori scandali che quotidianamente si susseguono in città, in base a chi viene o non viene coinvolto e da che parte sta. Certo sapere di vivere in una città dove tutto viene dettato in base a chi sei e da che parte stai e con chi te la fai è veramente deprimente. E’ di pochi giorni fa la notizia delle “dimissioni” di Giuliano Molossi, direttore per 17 anni della Gazzetta di Parma, succeduto a suo padre, l’unico quotidiano rimasto in città ad informare i parmigiani su quello che è buono e quello che è cattivo. E la domanda da fare, l’unica domanda da fare a Giuliano Molossi è: sono una cosa buona o cattiva le sue “dimissioni” (volontarie o involontarie)? Dopo anni di fedele servizio ai comandanti in capo, non certo ai lettori, visto che negli ultimi anni le vendite del quotidiano sono dimezzate arrivando a toccare il minimo storico. Pensate su una popolazione di quasi 420mila abitanti da informare tra Parma e provincia, solo circa 21mila comprano il quotidiano in edicola (fonte A.d.s.), solo qualche anno fa erano 50mila. Certo, per chi gestisce il potere a Parma anche tramite il quotidiano locale non ha di che essere contento. Coi bilanci sempre più rossi, la moria dei lettori quotidiani, il direttore che tentenna ad ubbidire agli ordini per orgoglio giornalistico e perché basta guardarsi intorno per vedere l’altra faccia di Parma, quella faccia che si fa sempre più fatica a nascondere sotto il tappeto, o perché il tappeto è diventato troppo piccolo, o perché gli scandali sono talmente grossi che non si sa più dove metterli.

Non voglio fare i soliti nomi e il solito elenco che ormai tutti conoscono, non voglio rivolgermi alle solite istituzioni perché tanto non hanno mai fatto nulla e continueranno a non fare nulla, mi rivolgo a quel giornalismo non asservito, per incitarlo a non mollare anche se i nemici sono sempre di più, mi rivolgo ai lettori che vogliono essere informati sui fatti veri, su quello che è o non è la verità. Mi rivolgo agli investitori pubblicitari, che tante volte investono su mezzi asserviti senza capire che tanta gente scarta i loro prodotti anche per questo. E infine, mi rivolgo a Giuliano Molossi e lo esorto, da buon giornalista, a scrivere un bel libro su quello che sa di questi ultimi 17 anni di cui non ha mai voluto o “potuto” scrivere. In un mondo di servi c’è anche chi non ha mai servito, il resto alla propria coscienza, al proprio amore, alla propria libertà. Merda, non mi viene in mente nulla di questa città se non la merda che la ricopre.

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