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In una nota appena diffusa, la Farnesina informa che quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi del compound dell’Eni nella zona di Mellitah. Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti. L’Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti. Come noto in seguito alla chiusura dell’ambasciata d’Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del paese invitando tutti i connazionali a lasciare la LibiaLa Bonatti spa è un general contractor internazionale che ha sede a Parma. Offre, spiega il sito istituzionale della azienda, servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione impianti per l’industria dell’energia. Ha sussidiarie o associate in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Kazakhstan, Austria, Messico Canada, Mozambico e Libia. Bonatti opera in 16 nazioni: Algeria, Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Kazakhstan, Messico, Mozambique, Romania, Arabis Saudita, Spagna, Turkmenistan e appunto Libia. GENTILONI, “DIFFICILE FARE IPOTESI SU ITALIANI RAPITI” Per il ministro degli esteri Paolo Gentiloni è al momento difficile fare ipotesi sugli autori del rapimento di quattro italiani in Libia. Gentiloni lo ha detto a margine di una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue oggi a Bruxelles, precisando che l’Unità di crisi della Farnesina sta lavorando con urgenza. “LAVORIAMO CON INTELLIGENCE” «Stiamo lavorando con l’intelligence» per ottenere maggiori informazioni sugli italiani rapiti in Libia. Lo ha detto il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, precisando che «nella notte abbiamo avvisato la famiglia». Parlando degli autori del rapimento, Gentiloni ha detto che «è sempre difficile dopo poche ore capire natura e responsabili», ma si tratta una «zona in cui ci sono dei precedenti e dobbiamo concentrarci per ottenere informazioni sul terreno». “PASSI AVANTI MA SITUAZIONE RESTA INSTABILE” Il rapimento dei quattro italiani in Libia «conferma la difficoltà di una situazione che resta instabile». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, arrivando al Consiglio Ue Affari esteri, che oggi discuterà anche della stabilizzazione della Libia. Il ministro ha sottolineato che «sono stati fatti dei passi avanti dal lavoro dell’inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon, e ci auguriamo che la componente di Tripoli si unisca all’accordo che è stato raggiunto. Se l’accordo verrà concluso in modo largo, l’Italia sarà impegnata come nazione leader in tutta l’attività di sostegno alla ricostruzione e al consolidamento della Libia».
BONATTI,” IN CONTATTO CON FAMIGLIE” Lavoravano a impianti petroliferi per attivita’ di sviluppo, trasporto e manutenzione Bologna, 20 lug. – «Almeno per le prossime due ore ci atterremo al comunicato diffuso dalla Farnesina». È quanto spiegano dall’Ufficio stampa della Bonatti sul rapimento di quattro dipendenti, ieri, in Libia. L’azienda segue la vicenda, mantenendo per ora il riserbo sull’identità dei tecnici, ma restando «in contatto con le famiglie» dei quattro dipendenti. I rapiti sono quattro tecnici che lavorano presso alcuni impianti petroliferi nord-africani, per attività di sviluppo, trasporto e manutenzione. FONTI, “ITALIANI RAPITI ERANO RIENTRATI DA TUNISIA” «Erano rientrati dalla Tunisia in Libia diretti a Mellitah quando i quattro italiani sono stati rapiti». Lo rendono noto fonti libiche precisando che i «servizi di sicurezza locali non sono ancora riusciti ad identificare i sequestratori». AMBASCIATA PRESSO S. SEDE, “SEQUESTRO È FORSE MESSAGGIO A ITALIA” Dietro il sequestro dei quattro italiani rapiti in Libia nella zona di Mellitah «potrebbero esserci le milizie islamiche di Tripoli», il cui obiettivo è «fare pressioni sul governo italiano» per il ruolo svolto nei colloqui di pace sulla crisi libica. Lo sostiene l’incaricato d’affari dell’ambasciata libica presso la Santa Sede, Ali Rugibani, in un’intervista ad Aki-Adnkronos International. «Sono stato informato ieri sera del sequestro da Tripoli. Ancora non è chiaro esattamente cosa ci sia dietro né è possibile affermare con certezza chi sono i responsabili (del sequestro, ndr)», prosegue il diplomatico. Tra le ipotesi suggerite da Rugibani c’è anche la questione delle possibili sanzioni che l’Ue potrebbe imporre ai soggetti che ostacolano il dialogo sostenuto dalle Nazioni Unite. Lo scorso 12 luglio i delegati di Tobruk e Misurata, oltre ai rappresentanti di movimenti indipendenti e municipalità, hanno siglato in Marocco l’accordo di pace e di riconciliazione in Libia proposto dall’Onu. L’intesa non è stata firmata dal Parlamento di Tripoli, controllato dalle milizie islamiche e non riconosciuto dalla comunità internazionale, che invece sostiene quello di Tobruk.

fonte leggo

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