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L’ex tecnico del Parma si confessa alla Gazzetta dello Sport: “Spero che quello che abbiamo passato io e i miei giocatori serva a qualcosa”. Poi, dà i voti al campionato: “La Juve resta favorita e l’Inter reciterà un ruolo importante, ma io farò il tifo per Sarri”

Il “suo” Parma sta per ripartire. “Ho conosciuto Guido Barilla, è l’uomo giusto per iniziare una nuova storia. Il Parma però meritava di essere iscritto in una categoria superiore”. Il tono della voce di Roberto Donadoni tradisce un attimo di emozione. Gli ultimi 10 mesi in gialloblù sono ancora scritti sulla pelle. Un tatuaggio indelebile. Parlarne è un modo per tenerli ancora vivi. Nonostante tutto valeva la pena di esserci su quella panchina, dentro quello spogliatoio, in mezzo a quei tifosi. “È stata un’esperienza unica a livello umano – racconta –. Spero che quello che abbiamo passato io e i miei giocatori serva a qualcosa. La storia del Parma fallito non deve disperdersi in frasi di circostanza. Una simile vergogna non deve capitare più”.

Voltandosi indietro di cosa va più orgoglioso?

“Di aver dimostrato che il mondo del calcio non è fatto solo di gente ricca e viziata. Noi abbiamo dimostrato di essere uomini onesti e col senso del dovere. Da una vicenda tragica sono emersi aspetti positivi. Quel Parma deve servire da lezione e dovrebbe avere insegnato qualcosa al calcio”.
Che cosa?
“Noi eravamo ogni giorno sul palcoscenico. Siamo diventati quasi degli eroi. Ma nelle categorie inferiori quanti Parma ci sono? E di loro nessuno parla. Nessuno fa qualcosa per aiutare dei ragazzi di Lega Pro ad avere lo stipendio. Situazioni drammatiche che non fanno notizia. In Lega Pro tante squadre ogni stagione vengono penalizzate di 3-4-5 punti. Questo vuol dire che ci sono professionisti non pagati. Tutti dovrebbero indignarsi invece…”.
Invece?
“Invece ci siamo assuefatti a questo tipo di ingiustizie. Leggo ogni giorno di società che faticano a iscriversi ai campionati. Se questa è la realtà del calcio professionistico italiano forse è arrivato il momento di prendere decisioni forti. Tipo ridurre il numero di squadre. Ma la Lega Pro non vuole perdere potere, la Lega Dilettanti idem, la Serie B idem”.
E l’associazione calciatori non vuole perdere posti di lavoro.
“Vorrei chiedere a Tommasi: è meglio avere meno posti di lavoro ma garantiti o tanti associati che non riscuotono lo stipendio a fine mese?”.
È un momento delicato per il calcio italiano.
“Vero. Vogliamo parlare delle scommesse? Di chi si è venduto le partite? Io sarei spietato: se uno sbaglia non deve più fare questo lavoro. Se Donadoni ha fatto il malandrino non deve più far parte del calcio. Invece, tutto scivola. Chi sbaglia si ricicla. E riparte. Ma la gente è stanca. Gli stadi sono sempre più vuoti perché non partecipare è un modo per ribellarsi. Le istituzioni devono dare il buon esempio. E bisogna smettere di pensare che il calcio sia un mondo “diverso”. Dove anche gli errori sono pagati in maniera più blanda. Prendete gli ultimi incidenti tra i tifosi. Mi aspettavo una reazione più decisa. Provvedimenti duri. Invece, tutto passa. Poi, le regole riaffiorano su altri temi”.
Ad esempio?
“Quando io e i miei giocatori nel pieno del caos Parma abbiamo pensato di scioperare siamo stati “messi in guardia”. Ci hanno detto: “Rischiate sei mesi di squalifica”. Ricordo di essermi attaccato al telefono e di aver detto al presidente dell’associazione allenatori: “Squalificatemi pure, poi però dovete spiegare all’Italia il motivo”. Dieci mesi senza stipendio, con una situazione assurda e volevano squalificarci per una domenica di sciopero. Ma chi ha pensato queste regole? Squalificatemi a vita se vendo le partite”.
Parliamo di calcio giocato. Altri club hanno meno coraggio?
“La Juve resta la favorita ma non sarà facile dimenticare Pirlo, Tevez e Vidal. Del Milan mi piace il progetto di ripartire da giovani come Bertolacci, Bacca, Bonaventura. Poi, però, leggo che potrebbe arrivare Ibra. E allora non capisco più. Rivedo il solito tentativo di salvare capra e cavoli. Tentativo fallito in passato recuperando campioni come Kakà o Torres che avevano fior di contratti. Ma è così difficile dire ai tifosi che per aprire un nuovo ciclo vincente serve un po’ di tempo?”.
L’Inter ha rivoluzionato la squadra.
“E reciterà un ruolo importante perché, non partecipando alle Coppe, Mancini avrà il tempo per mettere insieme vecchi e nuovi”.
Come valuta la sfida di Sarri al Napoli?
«Farò il tifo per lui. Sarri si meritava questa occasione. La sua storia è un bel messaggio per noi allenatori. Si può arrivare a una panchina nobile partendo dal basso».
E il calcio romano?
“Mi auguro che la Lazio approdi in Champions. Dopo la finale della Juve abbiamo bisogno di continuare a essere protagonisti nella Coppa più importante. Nella Roma leggo tanta voglia di riscatto. Garcia ha una rosa importante”.
Lei è stato a un passo dalla Fiorentina.
“Mi sarebbe enormemente piaciuto allenare i viola. Avrei “giocato” volentieri la partita insieme ai Della Valle che ho avuto occasione di conoscere. Hanno scelto Sousa. La seguirò con simpatia”.
In attesa di tornare in panchina.
“Lo confesso, non pensavo di restare disoccupato. Ho avuto qualche offerta dall’estero ma avrei dovuto lasciare a casa il mio staff. Non me la sono sentita di prendermi un ricco assegno e voltare le spalle ai compagni di viaggio”. Chapeau.
fonte gazzetta dello sport

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