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Per chi ancora non lo avesse saputo, rivediamo insieme la giornata incresciosa di venerdì scorso, quando Parma è stata beffata, dobbiamo ancora capire da chi e in che modo, ed ha dovuto rinunciare alla prima serata con Renzo Arbore, in uno scenario suggestivo e già del tutto allestito come quello del suolo antistante il Duomo.

Ore di coda, di caldo, di attesa per uno spettacolo che alla fine, quanto era tutto pronto, è stato negato. Ma da chi? Chi può, a ragion veduta, prendere in giro 1500 spettatori giustamente arrabbiati e oltretutto accaldati?

Chi vi scrive, appassionato di musica, ha partecipato a numerosi concerti in diverse città d’Italia. Certo, il duomo di Parma è un luogo storico, ci mancherebbe, e così anche il vicino Battistero, ma non lo sono forse anche il duomo di Pistoia o l’Arena di Verona? In che modo quei comuni, quelle Aministrazioni riescono ad ottenere permessi e considerazioni favorevoli per rassegne che durano ormai da decenni?

E la stessa domanda si potrebbe allargare a città anche più piccole di Parma come Lucca e Pisa dove concerti anche molto più rumorosi non sembrano disturbare la quiete di nessuno, ma anzi, rivitalizzano il centro proprio quando, in estate, le strade principali sembrano deserti o lande desolate.

Ci sono organizzazioni che sono diventate praticamente istituzioni col passare del tempo (D’Alessandro e Galli ne è un esempio) e tutte hanno saputo organizzare nel minimo dettaglio (come sembra abbia fatto anche la ditta di Parma And Stars, Iko Concerts) eventi senza il minimo intoppo. Certo, quando a mettere i bastoni tra le ruote sono “terzi” – come chiarisce in un comunicato l’organizzatore -, allora c’è da pensare. C’è da pensare perchè eventuali atti di sabotaggio siano davvero da braccia alzate in segno di resa davanti ad una città rimasta ormai vittima esclusivamente della grandeur che fu.

Ma tutti dovrebbero ormai ammettere che siamo nel 2015, in un estate torrida, e che se si vuole fare “cultura”, e la si vuole fare per davvero, è giusto concentrarsi anche su come poter dare risalto a certe manifestazioni e assicurarsi che nulla vada male. Perchè un concerto di Renzo Arbore vale quanto qualsiasi altro festival, quanto un concerto al Regio o il comizio di chicchessia e non c’è davvero motivo di farlo sembrare, agli occhi di chi sta fuori, una cosa da poco.

Qualche mese fa i vigili non fecero esibire un giovane artista italiano (chiamato “Soltanto”) in via Cavour per problemi legati alla sicurezza. Come era possibile prevedere che un concerto come quello di Arbore potesse avere luogo? In questo caso possiamo dare la colpa alla troppa fiscalità degli organi competenti alla sicurezza – che non sono comunque da biasimare -, ma possiamo anche puntare il dito verso tutti coloro che credono che certe esibizioni siano “da meno” e non vadano considerate o vezzeggiate come invece capita per altre molto più canoniche. Va bene tutto, ma gettare acqua e sabotare gli impianti per non fare esibire gli artisti è davvero di una pochezza mentale di cui non andare fieri, perché ne va della salute culturale – e istituzionale – di una intera città, e pensare al Duomo, a quel posto bellissimo che è la piazza screziata di sassi lì davanti inutilizzata o deserta come tutte le estati è veramente destabilizzante.

Comunque “Mai visto niente di simile in carriera”, ha detto Renzo nazionale. E sono parole che riassumono bene l’infausta giornata della scorsa settimana, assieme ai pensieri – forse edulcorandoli -, degli spettatori in coda a quaranta gradi.

Le sedie erano già pronte e così gli strumenti, il palco (anche se pare ci fosse qualcosa da sistemare) e persino la luce sui “monumenti” sembrava già disegnare giochi di luce su uno spettacolo che alla fine non c’è stato.

Adesso, sembra che tutto si sia messo nuovamente in sesto, tanto che la parte finale della rassegna rimane solo in attesa di spettatori. C’è chi arriverà da fuori e rimarrà senza fiato e c’è chi farà due passi e invece lo tirerà il fiato, pensando che finalmente va tutto bene, che la musica inizierà a pervadere l’aria e che qualcuno ha accettato di lasciare che per due ore anche Parma goda del giusto divertimento in un luogo tanto storico quanto bello da vivere e non solo da “gustare”.

(Diego Remaggi)

 

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