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L’anatocismo è la pratica seguita dalle banche di calcolare gli interessi sugli interessi oltre che sul capitale oggetto del finanziamento.

La legge n. 147/2013 (Legge di Stabilità 2014) ha modificato l’articolo 120 del Tub prevedendo il divieto assoluto di anatocismo; allo stesso tempo, però, si demanda al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (Cicr) di stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni bancarie.

A tal proposito Banca d’Italia ha posto in consultazione il testo che intende proporre al Cicr per dare attuazione all’art. 120 comma 2 del TUB: in pratica, posto che gli interessi si calcolano al 31 dicembre di ciascun anno, si prevede che gli interessi maturati debbano essere contabilizzati separatamente rispetto al capitale, in modo che non ne sia influenzato il calcolo degli interessi dovuti sul capitale.

Gli interessi, sia attivi che passivi, divengono esigibili con il decorso di 60 giorni dal ricevimento da parte del cliente dell’estratto conto.

Decorso il termine di 60 giorni, o superiore se specificamente ed eventualmente concordato, il cliente può autorizzare l’addebito degli interessi: a questo punto, la somma addebitata diventa parte del capitale, sul quale si calcolano gli interessi.

Conseguentemente gli interessi vengono sono congelati per un anno e 60 giorni, dopo di che sono capitalizzati e intercorre nuovamente anatocismo.

 

Riassumendo nella proposta si legge che nei contratti di apertura di credito in conto corrente e nei contratti di finanziamenti a valere su carte di credito:

– gli interessi attivi e passivi devono essere conteggiati con la stessa periodicità (comunque non inferiore a un anno);

– il conteggio degli interessi si effettua il 31 dicembre di ciascun anno (o, se anteriore, il giorno in cui termina il rapporto da cui gli interessi si originano);

– gli interessi maturati devono essere contabilizzati separatamente rispetto al capitale, in modo che non ne sia influenzato il calcolo degli interessi dovuti sul capitale;

– gli interessi, sia attivi sia passivi, divengono esigibili con il decorso di 60 giorni dal ricevimento da parte del cliente dell’estratto conto o delle comunicazioni di cui rispettivamente all’articolo 119 del Tub e all’articolo 126- quater, comma 1, lettera b) del Tub (fermo restando che il contratto può prevedere termini diversi, ma a favore del cliente);

– decorsi 60 giorni (o il termine superiore eventualmente concordato), il cliente può autorizzare l’addebito degli interessi (sul conto o sulla carta di credito). Così la somma addebitata va a far parte del capitale, sul quale si calcolano gli interessi.

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