Published On: Mer, Ott 7th, 2015

“Senatore, si tolga quel garofano”

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di DIEGO REMAGGI – Ammetto di essere ancora uno di quei pochi che crede nella politica. Ci sono un sacco di giovani là fuori che nelle sezioni dei partiti si danno veramente da fare per una certa idea di mondo che vorrebbero portare avanti per sè e per il proprio Paese o quantomeno per la propria piccola comunità. Qui a Parma abbiamo visto come dal nulla, il Movimento 5 stelle abbia saputo crescere regalando il primo importante sindaco al partito di Beppe Grillo, che è poi stato come un trampolino di lancio per altri primi cittadini pentastellati in giro per l’Italia. Una prima distinzione importante da fare nel mondo della politica è proprio quella di separare i due contesti locali e nazionali. I primi, amministrativi, hanno un ruolo importante perchè sono (o meglio, dovrebbero essere) a contatto con la gente, tastare ogni giorno “la pancia” del popolo e lavorare per sostenere ed emancipare la comunità che sono stati chiamare a guidare; i secondi, legislativi, dovrebbero avere un ruolo più rilevante per quanto riguarda la direzione “in toto” del paese stesso, attraverso leggi e decreti. Non starò qui a fare una disamina di diritto politico, ma mi sembrava necessario distinguere i due ambiti per tirare fuori l’argomento caldo di questa settimana: la becera esibizione di come si possa ancora una volta essere delle pessime persone, permettetemi l’epiteto, pur essendo dei “senatori” che, quando si tratta di intervenire sulla Costituzione, diventano pure “padri costituenti”, come De Gasperi nel ’46 tanto per intenderci.

Avete visto, cos’ha combinato il senatore Lucio Barani?

Solo chi non lo conosce bene si può stupire del suo gesto sessista della scorsa settimana. Come ha scritto il direttore dell’AvantiOnline, Mauro Del Bue “l’esibisizionismo è il suo vizio”. Bene, Barani è stato per diversi anni il sindaco di Aulla (ci passate davanti quando prendete l’A-15 in direzione mare) e quando era sulla scrivania di primo cittadino aveva deciso di dare la cittadinanza onoraria ai cromosomi x e y di casa Savoia, nominò un assessore al malocchio, eresse un monumento alle vittime di Tangentopoli e poi una a Bettino Craxi. “Una volta eletto deputato, scrisse una lettera al presidente della Camera per sapere dove orinasse Valdimirir Luxuria – dice Del Bue -, sempre con quel suo garofano piantato all’occhiello, con una punta di vanità e di provocazione. Prima ancora si era portato un pendolo per chiedere a Prodi perché si dedicasse alle sedute spiritiche. Barani si guarda allo specchio ogni giorno. E ama apparire non importa come. Fino alla volgare manifestazione antisessista al Senato. Che con il PSI e le sue tradizioni, con le grandi battaglie per i diritti civli e la libertà, con l’emancipazione femminile, fanno a pugni. Barani però è sostanzialmente un leghista della Lunigiana, uno che ce l’ha duro (a parole) e ci tiene. Un personaggio che del culto dell’apparire, più che della coerenza ideale, ha fatto il suo credo. Sono convinto che tornando ad Aulla riunirà i suoi e dirà: “Avete visto i giornali? Ho fatto centro”.

Le parole di Del Bue hanno fatto centro. Anche io Barani lo conosco bene, socialista craxiano di ferro, ha fatto parte del Partito Socialista Italiano, poi di quello Riformista poi del Socialista e basta. Da qui al Nuovo PSI e l’approdo al Popolo della Libertà, e ora con Verdini a supporto di Renzi, da sindaco ha ideato la targa “comune dedipietrizzato”, il cartello anti-prostitute e voleva trafugare la salma di Craxi per riportarla in Italia.

C’è da meravigliarsi per un gesto di stizza? Sì, c’è, ma più che altro c’è da arrabbiarsi, con lui e con tutti quelli che, in Senato (ripeto in Senato) fanno gesti sessisti, urla, schiamazzi, volgarità, striscioni, assaltano i banchi del governo, gridano come fossero allo stadio e poi se la cavano con una vacanzina di 5 giorni come punizione. Ma scherziamo? Si tratta di fare politica nei luoghi dove è stata fondata questa Repubblica, dove si è combattuto con la Resistenza per ritrovare la libertà. Sarebbe bene prendere provvedimenti più seri con certi maleducati, togliere per un anno lo stipendio ed obbligarli a presentarsi in Aula per lavorare, gratis. Si ristabilirebbe la calma e forse ci sarebbe un tono più rispettoso dell’Italia stessa. Riccardo Nencini, sottosegretario ai trasporti ed ex-compagno di partito spera che Barani si tolga il garofano socialista dalla giacca: “È il fiore del rispetto e della libertà – scrive -, su quella giacca stona”.

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