Aereo Sinai: Mosca,trovati 12 pezzi del velivolo precipitato

Compagnia: nessun errore umano. Per ora non sono state trovate tracce di esplosivo

Un satellite Usa ha rilevato un lampo di calore al momento dell’incidente dell’aereo russo nel Sinai. Lo riferisce la Cnn, che cita un funzionario americano a conoscenza dell’inchiesta. I servizi segreti americani e funzionari militari stanno analizzando i dati per determinare se il lampo si sia verificato a mezz’aria o sul terreno. Secondo gli esperti, il lampo di calore potrebbe essere legato a una serie di possibilita’: il lancio di un missile, l’esplosione di un ordigno o di un motore difettoso, un problema strutturale che ha causato un incendio sull’aereo o i rottami che hanno colpito il suolo. “Il numero dei lampi di calore e’ fondamentale”, ha detto l’analista dell’aviazione Usa, Miles O’Brien. “Se uno solo e’ stato rilevato, questo in qualche modo potrebbe allontanare il lancio di un missile e portare all’idea di un’esplosione a bordo dell’aereo”, ha aggiunto.

‘Nessun guasto tecnico, nè errore umano’. La parola terrorismo non viene pronunciata, ma sulla sciagura dell’A321 precipitato nel Sinai il Cremlino non esclude alcuna ipotesi. Dal Cairo, il gruppo che sta analizzando la scatola nera del velivolo, spiega che l’aereo non è stato colpito dall’esterno ed il pilota non ha lanciato nessuna richiesta di soccorso. Non sono state trovate tracce di esplosivo sui frammenti finora studiati dell’aereo russo precipitato nella penisola del Sinai. Lo fa sapere una fonte al Cairo citata dall’agenzia russa Ria Novosti precisando che comunque le ricerche continuano. Le squadre di ricerca lavorano su un’area estesa a 30 kmq nella zona del Sinai in cui si trovano i frammenti dell’aereo russo spaccatosi in aria e i resti delle vittime. Il direttore della National Intelligence Usa, James Clapper, non esclude un atto di terrorismo in riferimento all’aereo russo precipitato nel Sinai con 224 passeggeri a bordo. “Non abbiamo ancora prove dirette di un coinvolgimento di terroristi”, ma non lo escludo, ha detto Clapper parlando con i giornalisti a Washington. Alla domanda se l’Isis, che ha rivendicato la responsabilita’ nell’attentato, poteva avere la capacita’ di abbattere l’aereo, Clapper ha risposto: “E’ improbabile, ma non lo escludo”.

(AEREI E MISTERI, I PRECEDENTI)

Al momento una bomba potrebbe essere essere la più probabile causa del disastro dell’Airbus A321-200 della compagnia russa Kogalymavia, precipitato in Egitto. ”Ad eccezione di una bomba a bordo, non ci sono altre cause note per cui un aereo possa spaccarsi in due in volo”, ha detto un esperto di sicurezza del volo. Naturalmente, ha precisato, si tratta solo di un discorso di probabilità perchè i primi dati utili potranno venire dalla lettura delle scatole nere e dall’analisi della disposizione dei rottami sul terreno. ”Nella storia recente dell’aviazione, a partire dagli anni ’80, l’unico aereo ad essersi spezzato in volo è stato il Boeing 747 della Pan Am”, ha osservato l’esperto, riferendosi al volo Pan Am 103 diretto da Londra a New York, esploso il 21 dicembre 1988 sulla cittadina scozzese di Lockerbie per la detonazione di un ordigno al plastico. Da allora è stata adottata la misura di sicurezza secondo la quale nessun bagaglio può salire a bordo se non sale anche il passeggero che lo accompagna. Al momento è possibile soltanto parlare di ipotesi e probabilità, ”ma certamente – ha rilevato – nessun aereo può spaccarsi in volo per un problema tecnico”.

Ma la Compagnia aerea rincara: ‘Un A-321 non può spaccarsi in aria per il malfunzionamento di un qualsiasi sistema tecnico’. Un dirigente della Kogalymavia ha affermato che si è trattato di un fattore esterno, ‘L’equipaggio dell’Airbus probabilmente nel momento dell’inizio della situazione catastrofica ha perso completamente il controllo dell’aereo e può essere questa la spiegazione del fatto che non c’e’ stato nessun tentativo di stabilire un contatto e informare della situazione di emergenza a bordo’. L’A321 aveva subito un danno nel 2001 colpendo la pista con la parte posteriore in fase di atterraggio all’aeroporto del Cairo.  Dopo l’incidente – ha spiegato il dirigente- l’Airbus precipitato sabato era stato riparato perfettamente e le riparazioni “non ne hanno variato le caratteristiche”. Il video apparso su internet con il quale un gruppo di jihadisti legato all’Isis ha rivendicato il disastro aereo di sabato nel Sinai “e’ una falsificazione”: lo sostiene Aleksiei Smirnov, vice direttore generale della Kogalymavia, la compagnia a cui apparteneva l’aereo spaccatosi in volo e precipitato. “Non e’ da escludere niente – ha detto Smirnov – ma i fotogrammi apparsi su internet pensiamo siano falsi”

Forum esperti, probabile caduta rapida – E’ stata probabilmente molto rapida, e con decompressione, la caduta dell’Airbus russo A321-200 precipitato sul Sinai il 31 ottobre. Mentre l’aereo della compagnia russa Kogalymavia precipitava tutti i passeggeri erano ancora legati ai seggiolini con le cinture di sicurezza. E’ quanto emerge dai commenti che in queste ore si stanno scambiando nei forum online piloti e professionisti dell’aviazione. Dalle prime immagini dei rottami, si legge nei forum, emerge che la sezione di coda del velivolo è molto distante dal resto del relitto e appare gravemente danneggiata. Circolano anche i commenti sui primissimi dati delle scatole nere, dai quali emergerebbe che dall’Airbus non è partita nessuna segnalazione di emergenza e che in meno di 20 secondi l’aereo ha interrotto la salita, a circa 31.000 piedi di quota, scendendo a 28.000. Più elementi portano a pensare che la caduta sia avvenuta molto rapidamente e con decompressione. La cabina di pilotaggio, che nelle immagini dei rottami appare capovolta, potrebbe far pensare addirittura a un volo invertito. Nessuno si sbilancia al momento sulle cause e c’è chi si riferisce ai problemi tecnici del velivolo. In molti rilevano, ad esempio, che l’Airbus della Kogalymavia era del 1997 e aveva oltre 50.000 ore di volo. Ma soprattutto che aveva avuto recentemente un problema di ‘”tailstrike’, ossia la coda aveva toccato terra durante un decollo o un atterraggio, dopo il quale sarebbe tornato in servizio dopo a distanza di tre mesi.

fonte ansa

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