1444486718-0-furto-in-casa-di-uno-sciclitano-a-vittoriaEgregio Direttore, ancora una volta nel quartiere Montanara, ieri in  via Tura, l’ennesimo furto in appartamento, negli ultimi anni questi fatti, particolarmente odiosi, sono più che raddoppiati e spesso colpiscono in modo vergognoso le persone anziane. Noi del Consiglio dei Cittadini Volontari, CCV Montanara del quale lo scrivente è il Coordinatore,  abbiamo più volte richiesto all’Amministrazione Comunale il vigile di Quartiere, ancora le risposte non sono affermative ma noi speriamo che a breve si arrivi ad avere questa figura che dovrebbe agire particolarmente sulla sicurezza sociale.  Dovrebbe contrastare gli atti teppistici e di vandalismo, con costante contrasto di furti in casa, perché non è più tollerabile la violenza a donne sole ed anziani, con scippi, rapine e furti con scasso in tutte le ore del giorno e della notte, occorrono subito azioni risolutive!  Vi è poi da dire che nel nostro ordinamento giuridico il vero guaio è la, “difesa legittima”, per com’è concepita dall’articolo 52 del nostro Codice penale. E’ che quel testo è del 1930, l’idea tipica del regime fascista di quello Stato. Da quel tipo di cultura derivano alcune conseguenze giuridiche: la prima è che chi si difende in casa da un’aggressione, per quanto ingiusta e violenta, deve essere sottoposto a indagine. Questo accade perché l’impostazione del Codice prevede che l’aggredito, se si difende, commette inevitabilmente un reato: non deve farlo, perché quella difesa spetta allo Stato. Ovviamente, attraverso il processo, l’indagato per “eccesso di difesa” viene ritenuto non punibile se non ha superato due limiti: la proporzione della difesa (cioè: non si può sparare a chi è disarmato) e  che ” ( non si può sparare alle spalle del ladro che fugge).

Quindi, è evidente che in uno Stato di diritto non ci si può fare giustizia da sé. Ma è chiaro anche che un cittadino, il quale  si trovi un intruso in casa non sa se sia armato di pistola o di coltello, o disarmato; non sa nemmeno se si accontenterà di arraffare quattro euro o di perpetrare violenza. Tutto avviene in un momento di concitazione, nell’angoscia e nella paura. Così, se la vittima di un furto, di un’aggressione o di una rapina reagisce per paura, spara e magari uccide il ladro, non vuole sostituirsi alla giustizia, ma cerca soltanto di evitare il peggio. Quel “peggio”, tra l’altro, che proprio lo Stato non è riuscito a impedire. Se si volesse un nuovo codice penale, è evidente, l’impostazione dovrebbe essere ribaltata. Nello Stato liberale, il cittadino cede allo  stesso Stato la difesa dei suoi diritti naturali, e tra questi l’incolumità e la proprietà, pretendendo in cambio la tutela. Ma se lo Stato è inadempiente, il cittadino ha il pieno diritto di riprendersi i suoi diritti. Insomma, non si tratterebbe più di verificare il rispetto dei limiti imposti dallo Stato al cittadino, ma di quelli imposti dal cittadino allo Stato. Per essere chiari: lo Stato non avrebbe più il diritto di punire la reazione a un crimine che lo stesso Stato non è riuscito ad impedire.  Ma evidentemente questo principio sacrosanto non va bene ai soliti esponenti di certa intellighenzia lontani dai comuni cittadini, perche’ con i loro telecomandi degli allarmi, le loro porte blindate e le loro guardie del corpo fuori la porta, non hanno di questi problemi.  Per arrivare a cambiare il concetto di legittima difesa a garanzia del cittadino aggredito, servirebbe una politica forte. Gentile Direttore, lei la vede da qualche parte?

Rino Basili

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