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Il sostanziale buon senso di quanto sostenuto dalla Prefettura di Parma in merito alle ronde nei quartieri non attenua però le difficoltà che la realtà quotidiana continuamente pone ai cittadini.

Nessun dubbio rispetto al fatto che l’auto organizzazione dei residenti in ronde di controllo e presidio del territorio rappresenti un rischio per tutti, in primo luogo per chi decide di scendere in strada senza un’adeguata preparazione e soprattutto senza alcuna copertura di legalità da parte della legge. Bene fa in questo senso il Prefetto a sottolineare implicitamente come le ronde paiono essere più un’iniziativa estemporanea piuttosto che una risposta reale ai bisogni della città.

Quello che adesso ci aspettiamo è che al richiamo della Prefettura si accompagni una presa di coscienza da parte del territorio che occorre agire e agire in maniera coordinata.

I vigili di quartiere, sbandierati qualche tempo fa dall’amministrazione comunale, sono rimasti sulla carta, la limitatezza di organici e mezzi di Polizia di Stato e Carabinieri è nota da tempo, un fatto questo di cui i parlamentari del territorio dovrebbero interessarsi, e il tavolo di coordinamento territoriale per la sicurezza, primo punto di una mozione sulla sicurezza approvato all’unanimità dal Consiglio comunale ormai più di un mese fa, è al momento rimasto anch’esso sulla carta.

A nostro modesto avviso le forze di polizia locali e nazionali devono fare di più a cominciare da una gestione della sicurezza incentrata su profonde revisioni sia a livello organizzativo sia a livello normativo partendo da subito ad un risparmio di uomini da impiegare sul territorio così come vuole la Legge 121/81 sulla riforma della Polizia di Stato in larga parte rimasta inattuata laddove parla, per esempio, delle sale operative comuni (ogni forza di polizia ha una sua sala operativa per la gestione delle chiamate e degli interventi sul territorio con dispersione notevole di risorse umane). Ancora andrebbero rivisti gli investimenti sulla sicurezza e sulla giustizia specie in un periodo come questo in cui vi è crisi in entrambi.

In questo contesto è difficile non pensare che il richiamo del Prefetto debba dunque essere accompagnato da iniziative concrete che siano frutto di una volontà del territorio di rendere più sicure le nostre strade e la vita nei nostri quartieri. Come Parma Unita da tempo parliamo di gestione democratica della sicurezza sottintendendo proprio questa risposta coordinata e concreta da parte del territorio: forze di polizia, enti, istituzioni e politica devono fare quadrato, lavorare insieme per efficentare il sistema, reperire le risorse necessarie e presentare alla città un progetto serio e credibile. Solo allora i parmigiani probabilmente non sentiranno bisogno alcuno di scendere in strada per presidiare i propri quartieri.

 

Massimo Bax

Parma Unita

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