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“Sappiamo che la grande vulnerabilità sismica italiana deriva in parte da carenze costruttive (edificato vecchio e sismicamente debole, a volte frutto di abusivismo e/o pressappochismo costruttivo), ma anche da progettazioni basate su norme che, nel tempo, hanno molto spesso fatto riferimento a classificazioni sismiche locali  fondate su macrozonazioni riferite all’intero territorio”. Lo ha detto Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e presidente della Commissione Politiche Ambientali, Territorio, Protezione Civile, Energia e Rifiuti dell’Anci, che oggi ha partecipato alla Giornata di presentazione del Centro per la microzonazione sismica in corso di svolgimento presso l’aula convegni del Cnr a Roma.


“Il nostro è un territorio con una altissima concentrazione di comuni classificati a più alta sismicità, dove buona parte del patrimonio edilizio necessita di interventi finalizzati a migliorarne la sicurezza – ha rimarcato Pizzarotti – e dove l’attuazione di ogni misura indispensabile a contrastare il rischio sismico è, evidentemente, una inderogabile priorità”.

In tal senso, “lo sforzo che si sta compiendo ora, a partire da un approccio locale, è la chiave di volta per uscire finalmente dalla logica dell’emergenza, e per fare concretamente ‘cultura della prevenzione’ puntando innanzitutto alla divulgazione sui territori, a partire dai Comuni e loro cittadini, dell’importanza della microzonazione”.

“Nel rispetto degli indirizzi e delle norme nazionali – ha aggiunto il sindaco di Parma –  alcune Regioni si sono attivate per riclassificare il proprio territorio, introducendo, alla luce della classificazione proposta a livello nazionale, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità e altre regioni hanno già provveduto all’adozione di programmi a scala regionale che, a partire dai territori più esposti, pianificano le attività di prevenzione, garantendo il pieno utilizzo dei fondi già disponibili e di quelli ulteriori previsti dal Programma Nazionale per la prevenzione del rischio sismico”.

“Questo è solo un inizio – ha specificato il presidente della Commissione Anci – e pertanto occorre che il lavoro già avviato da alcune regioni venga intensificato ulteriormente alla luce degli approfondimenti in corso, ad iniziare dalla microzonazione di maggior dettaglio, di livello 2 e 3. E’ poi centrale  che le regioni, rivedano la classificazione nazionale a scala locale e si dotino di un programma di   attività e di interventi per la mitigazione del rischio sismico coerente con tali studi, ad iniziare dai  contributi per la  prevenzione del rischio sismico, previsti dal decreto-legge  39/2009 ”.

“Infine – ha concluso Pizzarotti – è necessario che i programmi di livello regionale siano adeguatamente diffusi presso i comuni, prevedendo azioni di accompagnamento costante delle Amministrazioni locali, ad esempio attraverso attività di informazione e di sensibilizzazione, e con un continuo rispetto all’attuazione e alla pianificazione degli interventi da effettuare”.

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