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In uno dei primissimi articoli di questa rubrica vi ho raccontato quanto sia stato vitale nella storia dell’uomo il passaggio da fuoco a cuoco. All’inizio si trattava solo di usufruire di ciò che si vedeva e mangiarlo tal quale, poi si è capito che il cibo poteva essere cotto, trasformato e conservato. L’uomo ha dunque imparato a cucinare per ampliare la varietà, per usufruire di maggior piacere al momento di nutrirsi e per poter migliorare i momenti di convivialità.

Oggi impariamo a cucinare perché lo abbiamo visto in tv. Solo nei casi più fortunati ci sono una mamma e/o una nonna che spiegano non trattarsi solo di un mero assemblaggio, ma di compiere una serie di operazioni più o meno complesse che hanno bisogno di pazienza e di passione. Eppure anche nei media possiamo trovare spiegazioni sul perché tante persone compiono il passaggio da cuoco a fuoco. Per esempio: Nora Ephron, coi suoi film, ha spiegato che cucinare aiuta a scaricare le tensioni dovute ai problemi di cuore e a migliorare il rapporto con se stessi; Michelle Obama, invece, con le sue campagne di sensibilizzazione, ha convinto tutti che è sinonimo di buona salute.

Gli uomini primitivi usavano questa pratica per festeggiare e sperimentavano le prime ricette per poter regalare a parenti ed amici un momento indimenticabile. Chi ogni giorno prepara il cibo  offre a tutti coloro che si siedono alla sua tavola un gesto d’amore. Il condividere le ricette è il recupero di quel gesto: “mi è piaciuto ciò che mi hai offerto e vorrei fare lo stesso per chi amo”. Il voler essere apprezzati per questo motivo è umano, ma non deve essere l’obiettivo: la cronaca si sta riempiendo sempre più, purtroppo, di chef, anche stellati, che si tolgono la vita per non aver potuto raggiungere l’unanime approvazione.

Inoltre c’è un aspetto del cucinare che non va mai sottovalutato: “Possiamo mangiare i nostri errori”, come diceva Julia Child. La tarte tatin, i cookies e altre ricette sono l’esempio di come una semplice dimenticanza o la modifica dell’originale possa creare qualcosa di nuovo e di altrettanto goloso. Ovviamente ci sono anche sbagli rischiosi, la cattiva conservazione, prima fra tutti, oppure l’eccesso di sale, che non solo aumenta i rischi legati alla pressione alta, ma che rende pure i piatti immangiabili!!

Facciamo quindi in modo che il cucinare non perda il motivo per cui è stato sperimentato la prima volta: il sentirsi liberi e creativi e il rispetto per la condivisione.

 

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