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Mangiare fuori o cucinare a casa? Questo dubbio ci attanaglia tutti i giorni. Eppure possiamo risolverlo con un click. Sempre più infatti sono le start up che permettono di far arrivare a casa ogni genere di specialità Niente di nuovo, mi direte voi, già lo facciamo con la pizza e il cibo etnico. La grande novità però riguarda il cibo stellato. In America è già stata sperimentata con successo Munchery, che consegna sulla porta piatti di chef di fama, che variano ogni settimana

a seconda della disponibilità delle materie prime e che tengono conto di allergie e regimi alimentari particolari.

Con un po’ di pazienza, un giorno potremo ricevere specialità finora sconosciute. L’hamburger di coccodrillo, per esempio, presentato a Expo 2015 nel padiglione dello Zimbabwe: servito con patate al forno e farina di baobab e con una bibita al baobab e uva, si racconta abbia il gusto dei ravioli ai gamberetti, tipici del ristorante cinese. Una dose extra di microrganismi da aggiungere al normale pasto, per aiutare il senso di sazietà e migliorare la digestione del cibo. Il gelato ai gusti stravaganti: pizza o bruschetta al gorgonzola o foie gras e barbabietola o spaghetti prosciutto e formaggio; addirittura gelato preparato con azoto! Oppure quelle dei VIP, come i biscotti di Karlie Kloss: al cioccolato, con farina d’avena, senza glutine.

Infine, via smartphone o pc o tablet si possono ricevere lezioni personalizzate e consigli da professionisti e blogger. In questo modo si eliminano i “q.b” (che ricordano le dosi dei medicinali) e gli “a occhio” (sistema di misurazione adottato in massa dai nostri progenitori) e la nostra cucina si riempie di materie prime, attrezzi ed elettrodomestici mai sentiti nominare prima (avete un’idea di quanti abbiano comprato un abbattitore o non riescano più a gustare nulla che non contenga wasabi?).

Un click ci permette quindi di ottenere tutto ciò che vogliamo: direttamente a casa, in un tempo consentito (ci sono certe start up che vi regalano un dolcetto, se la consegna tarda oltre il previsto). La domanda a questo punto è: si tratta di una comodità molto pratica e indispensabile oppure in questo modo finiremo col perdere la capacità di apprezzare le materie prime dell’orto, di cucinare, di scambiare informazioni…di stupirci?

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