VIA POMA: UDIENZA PROCESSO CESARONI

Avrebbe voluto chiudere il contenzioso con una veloce procedura di conciliazione davanti all’apposito organismo presente presso il Tribunale di Pistoia. L’incarico di mediatore era già stato affidato all’avvocata Cristina Balducci, ed era stata fissata la data del 10 dicembre scorso. Ma la controparte non si è presentata e quindi il contenzioso si svilupperà secondo la giustizia civile ordinaria.

Luca Maggi, 55 anni, rappresentante e amministratore unico della Balzi Fioranna srl che opera nel settore dei fiori a Pescia, ha deciso di citare in giudizio la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia ritenendo di essere stato oggetto di anatocismo, usura e varie altre sottrazioni operate sui suoi conti da parte della banca fra il 2001 ed il 2015. Il danno lamentato è di quasi sessantamila euro.

«Se era per loro avrei già chiuso la mia attività – dice amareggiato Luca Maggi – Per fortuna però ho saputo reagire sia alla crisi che alla banca che, nonostante la mia serietà e responsabilità, mi ha messo in sofferenza creandomi grosse difficoltà anche con gli altri istituti di credito con i quali lavoro. Ma mi sono rimboccato le maniche e l’azienda va avanti come e meglio anche del 2007 quando è iniziata la crisi generale».

Anno, quello del 2007, quando è iniziata la crisi e il fido che per la Balzi Fioranna srl si aggirava sui 550.000 euro ha cominciato ad assottigliarsi fino a chiudersi quasi del tutto.

Le pretese dell’amministratore della ditta pesciatina nei confronti della Cassa nascono da un dettagliato e preciso rendiconto fatto da Roberto Sacchetti di Prato, consulente bancario aziendale, esperto in analisi bancarie e finanziarie. Secondo la relazione eseguita da quest’ultimo sui conti della ditta di Luca Maggi «fatta salva la produzione di ulteriore documentazione che potrebbe modificare i ristorni fatti al cliente, previo riconoscimento della ragione, vanno ristornati complessivamente 59.924,89 euro» determinati per poco più di quattordicimila euro derivanti dal ristorno da anatocismo; poco più di venticinquemila euro da ristorno da “delta interessi”; 6.379,11 dal ristorno da interessi usurari; quasi quattordicimila euro dal ristorno da commissioni massimo scoperto e poco più di quattromila euro dal ristorno da spese.

«Ho chiesto a lungo e inutilmente le contabili per una serie di operazioni di lavoro fatte con l’estero – racconta Luca Giusti – Sembravano sparite nel nulla dopo l’acquisizione della Cassa ad opera di Banca Intesa San Paolo. Poi, quando il mio avvocato (Marco Rosai con studio a Firenze ndr) ha fatto una ulteriore richiesta formale mettendola per conoscenza anche alla Banca d’Italia, ecco che quelle contabili sono improvvisamente ricomparse».

Luca Maggi ha deciso di andare fino in fondo anche perché ritiene che la banca, una volta che si era resa conto che lui stava facendo i suoi conti per anatocismo, abbia cercato di metterlo seriamente in difficoltà. «Avevo uno scoperto di poco più di diciannovemila euro – racconta Maggi – Sono stato in banca e mi sono messo a disposizione per un piano di rientro. Ero disponibile a pagare anche mille euro al mese, mi hanno risposto che mi avrebbero fatto sapere e subito dopo mi hanno messo in sofferenza mandando la lettera non solo a me ma anche a tutte le persone garanti. Diciannovemila euro di sofferenza a fronte di centoquarantamila euro di garanzie immobiliari. Era un credito sicuro ma hanno voluto mettermi in difficoltà

con le altre banche. Adesso le cose vanno bene ho pagato le mie pendenze con la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, chiuso il relativo conto e sono fuori da quel pericolo, per fortuna, e voglio andare in fondo per recuperare quello che ritengo mi sia stato preso illegittimamente».

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