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“La storia dell’Emilia-Romagna sarebbe potuta essere diversa se la Chiesa avesse avuto maggiore consapevolezza del fenomeno mafioso”: è quanto si legge nel nuovo dossier sulle mafie in Emilia-Romagna, “Tra la via Aemilia ed il west”, realizzato dalle associazioni AdEst, Gruppo dello Zuccherificio di Ravenna, Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini e dal movimento Rete di San Marino.

Il lavoro, diviso in sei capitoli, racconta la presenza e le attività delle mafie a 360 gradi in tutta la regione e a San Marino tra affari, traffici di droga, appalti truccati, cooperative e imprese conviventi, appoggio e “distrazione” della politica e della società civile. L’ultimo capitolo è scritto da Salvo Ognibene, già autore del libro “L’eucarestia mafiosa” sui legami tra Chiesa e mafia, e punta i riflettori proprio sulla scarsa attenzione di vescovi e sacerdoti emiliano-romagnoli rispetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

“Questa tesi è stata confermata anche da diversi parroci fortunatamente incontrati in questi anni”, scrive Ognibene, che sottolinea come lo scorso 21 marzo, alla Giornata della memoria per le vittime di mafia, organizzata da Libera a Bologna, “della Chiesa di Bologna non c’era nessuno in veste ufficiale. Solo qualche prete sempre attento e presente. Eccezioni”. E aggiunge: “Ne ho conosciuti di uomini di Chiesa in gamba che non si sono tirati indietro. Sia a Bologna, sia nel resto della regione. Ancora pochi, purtroppo, quelli che veramente ci mettono la faccia e riescono a incidere nel territorio formando coscienze e distribuendo verità. E alcuni, così come accadeva in Sicilia decenni fa, affrontano il problema gridando il pericolo di danneggiare il turismo”.

Secondo Ognibene, alla Chiesa dell’Emilia-Romagna “quello che manca è una formazione (seppur piano piano qualche seminario inizi ad aprire le porte) sulla storia e sul radicamento delle mafie. Giovani parroci si interessano, ascoltano, qualcuno prova anche a capirne un po’ più del dovuto. Molti, invece, non ne hanno la minima idea perchè non hanno mai affrontato l’argomento, perchè il cancro delle mafie non e’ sufficientemente entrato nella riflessione di tutte le Chiese locali e ‘con l’aggravante della buona fede’ come diceva don Milani, il tema viene affrontato con superficialità, ignorando le conseguenze che questa puo’ portare”.

Nel dossier antimafia si fa anche qualche nome: come don Evandro Gherardi, che sul coinvolgimento del sindaco di Brescello avrebbe parlato contro il lavoro svolto dai ragazzi di Corto Circuito. Ma ci sono anche esempi positivi, come don Mario Fini, don Claudio Ciccillo e don Paolo Boschini. O come il vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, che “sulla negazione dei funerali per chi è stato condannato per reati di mafia e non si è pentito e ravveduto, si dice pronto a considerarla qualora lo scenario si presentasse. Niente di inimmaginabile, purtroppo”. Nel dossier si cita anche Giovanni Silvagni, vicario generale della Curia di Bologna, che fa “un’analisi obiettiva” sui ritardi della Chiesa emiliano-romagnola sul terreno dell’antimafia. “Parole chiare e per certi versi illuminanti quelle di Silvagni- sostiene Ognibene- nella speranza che la Chiesa capisca che la lotta alle mafie è una lotta per la vita, per la dignità dell’uomo”.

“Questo lavoro- si legge nella premessa- non è un testo esaustivo nè scientifico sul fenomeno mafioso in Emilia-Romagna, nè ha lo scopo di tracciare un quadro preciso sul fenomeno criminale in regione”, anche perche’ “il fenomeno mafie è mobile a tal punto da rendere vecchia ogni analisi già nel momento stesso in cui viene redatta”. Il dossier nasce non a caso come aggiornamento del lavoro fatto nel 2014. “Gli ultimi 12 mesi hanno trasformato in cronaca quanto descritto da oltre un lustro- scrivono gli autori- arresti, processi, sequestri, intimidazioni sono fatti giornalieri in una Emilia-Romagna che si è risvegliata incapace, anche logisticamente di ospitare maxi-processi, tanto che anche il peggiore dei negazionisti si e’ arreso all’idea che le mafie hanno un ruolo ben definito nell’economia e sempre piu’ spesso nella mentalita’ di questo territorio”.

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