Published On: Mer, Mar 30th, 2016

25,2 miliardi di euro evasi in Italia, arrabbiatevi!

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GUARDIA DI FINANZA CONTROLLO DOCUMENTI CONTABILI ISPEZIONE FISCALE

di Diego Remaggi – Il problema dei lavoratori italiani è che sono molto spesso sovra qualificati, con la nostra economia che com’è noto è caratterizzata da una massiccia presenza di lavoratori impiegati in mansioni che richiedono competenze inferiori a quelle che si hanno. Ora però uno studio della Camera di Commercio di Milano rimette il dito nella piaga: si tratta di un fattore altamente negativo per la produttività e il salario del lavoratore. Un dipendente sovra qualificato guadagna fra il 15 e il 25% in meno rispetto alla media dei laureati, perché il suo impiego che non richiede l’utilizzo delle competenze acquisite con gli studi.
Lo studio, elaborato su dati del 2012, spiega che il 15% degli occupati lavora al di sotto delle proprie competenze, parliamo di 3,2 milioni di persone sui 22 milioni di lavoratori impiegati complessivamente in Italia. Tale fenomeno che riguarda di più le persone d’età compresa tra i 25 e i 34 anni (21,5%), mentre tra gli over 55, la quota dei lavoratori sovra-qualificati cala all’8%.
Non è certo una novità, in passato il Survey of Adult Skills, analisi condotta dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) in 33 Paesi, aveva tracciato lo stesso quadro di difficoltà nel far combaciare le competenze e le offerte di lavoro. Tra le economie dell’area OCSE, quella italiana ha una quota molto alta di lavoratori under-skilled (terza posizione) e over-skilled (settima posizione). Secondo un rapporto dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Skills mismatch in Europe) il problema della sovra qualificazione non è per nulla solo italiano ma si è accentuato negli ultimi anni nella maggior parte delle economie europee.
Ma in questo spazio, mi piacerebbe affrontare un’altra tematica strettamente legata al lavoro, ci si lamenta spesso – giustamente – per la mancanza di lavoro, ma ci si ricorda poco, purtroppo che in Italia le aziende e le imprese creano danni per 25 miliardi di euro, sotto forma di mancati introiti per le casse dello Stato e mancato gettito dei contributi Inps e Inail.
È l’effetto del lavoro nero in Italia nel 2015, secondo le stime dei Consulenti del lavoro, che hanno elaborato i dati del ministero. Nel corso dell’ultimo anno, ogni tre aziende controllate dagli ispettori un dipendente è risultato irregolare. In tutto, i lavoratori sommersi sarebbero circa 1,9 milioni.
Su 206.080 aziende controllate nel 2015, sono state scoperte irregolarità in circa i due terzi dei casi, per l’esattezza in 136.028, con 64.775 lavoratori completamente in nero e 182.523 parzialmente non regolari. Il recupero di contributi e premi evasi ha superato quota 1,28 miliardi. Il dato generalizzato – un lavoratore in nero ogni 3,18 aziende controllate – è in lieve miglioramento sul 2014, quando risultava esserci un lavoratore in nero ogni 2,8 aziende. Un calo nell’esercito degli irregolari di circa 200 mila unità.
Il lavoro nero, secondo le stime dei consulenti, “ha prodotto un’economia sommersa di 40,6 miliardi di euro e un’evasione complessiva di 25,12 miliardi”.
Il mancato gettito previdenziale ammonta a 14,2 miliardi, mentre il mancato introito per le casse dello Stato dovuto all’evasione dell’Irpef è di circa 9 miliardi.A un altro miliardo, infine, ammonta il mancato gettito Inail. Chiedetevi di chi è colpa. E arrabbiatevi, arrabbiatevi tanto.

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