Published On: Ven, Apr 22nd, 2016

Sicurezza, Parma decisa a far valere le sue ragioni

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Il sindaco Pizzarotti, l’assessore Casa e la senatrice Mussini chiedono al Governo una più equa distribuzione delle risorse e annunciano un’interrogazione parlamentare


La sicurezza, anche a Parma è un problema, il Comune fa quello che può, ma lo Stato deve dare risposte chiare e risorse adeguate: questo lo spirito della conferenza stampa in Municipio, convocata in seguito alla lettera di risposta del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, alla quale sono intervenuti il sindaco Federico Pizzarotti, l’assessore Cristiano Casa e la senatrice del gruppo misto Maria Mussini, la stessa delegazione che ha partecipato all’incontro  del 31 marzo scorso presso il Viminale.

“Le nostre richieste – ha esordito Federico Pizzarotti – erano sensate e ponderate. Chiedevamo semplicemente  un ampliamento degli orari di servizio della POLFER, l’istituzione di un nucleo antiterrorismo come a Bologna e Modena, e un adeguamento delle risorse umane  impegnate sulla sicurezza a Parma, visto che è stato espressamente riconosciuto come il nostro territorio sia ben sotto la media pure in un quadro di difficoltà generalizzate. Serve una risposta del Governo – ha ribadito il sindaco – noi la nostra parte la stiamo già facendo, senza demagogia e allarmismi, come testimoniano l’assunzione di 10 vigili in due anni e l’installazione di telecamere in punti sensibili quali  via D’Azeglio, via Trento, via Savani, piazza della Pace e galleria Polidoro. Ma ci vogliono più agenti sul territorio”.

L’assessore Cristiano Casa ha preannunciato l’interrogazione parlamentare  della senatrice Mussini, concordata con il Comune, per capire i criteri adottati per l’allocazione delle risorse in materia di sicurezza e le ragioni dei troppi no annunciati dal viceministro: “Ad esempio – si è chiesto Casa – perchè non istituire un Nucleo Antiterrorismo a Parma, sede di EFSA, mentre si è fatto a Modena? Si parla di una decina di persone in più – ha constatato l’assessore – che avrebbero liberato gli agenti in servizio da altri compiti per destinarli di più sul territorio, facendo in qualche modo fronte ad un sottodimensionamento ammesso dallo stesso Ministero, che ci scrive che Parma è sotto organico del 18% contro il 13% della media nazionale. Coinvolgeremo i cittadini, i CCV, gli stessi imprenditori, che pure hanno espresso l’amarezza per il diniego alle richieste che abbiamo avanzato a Roma. La sicurezza è troppo importante, per di più in un territorio che finalmente sta tornando a crescere e a guardare con fiducia al futuro”.

“Perché a Parma no e ad altre città sì? – si è chiesta la senatrice Maria Mussini – Il ministero non si può limitare ad alzare un muro e a ipotizzare un’eventuale assegnazione di risorse aggiuntive in un futuro prossimo non definito. Presenterò subito un’interrogazione per capire quali sono i criteri con cui vengono determinati gli organici a livello nazionale e il diritto delle singole province ad avere dei rinforzi, oltre alla ragione per cui l’Unità Operativa di Pronto Intervento è stata assegnata a Modena e non a Parma.”

Mussini  – in quanto componente della Commissione Giustizia del Senato – è passata poi ad analizzare i nodi che si trovano a monte del problema specifico sollevato dalla lettera del viceministro: “Il primo passo per rispondere al problema sicurezza, a Parma come altrove, è garantire la certezza della pena. Al contrario, ora da un lato non si forniscono risorse adeguate di polizia per presidiare il territorio, dall’altro si tende a depenalizzare i reati in nome di principi legittimi nella teoria ma irrealizzabili nella pratica se non supportati da investimenti sui servizi territoriali e di comunità. I provvedimenti varati dall’esecutivo vanno tutti in questa direzione e ciò non fa che alimentare la percezione che la microcriminalità gravi tutta sulle spalle del cittadino comune”.
“La cordialità – ha concluso la senatrice, riferendosi all’incontro al Viminale – è sicuramente apprezzata, ma da sola non basta, servono risorse certe e pene certe, non si può scaricare sul territorio la gestione dei provvedimenti alternativi al carcere. E la microcriminalità, purtroppo non è  l’unico problema. Fingere di ignorare questa realtà e non dotare i territori delle strutture adeguate, come sembra dimostrare il caso del REMS di Mezzani,  significa scaricare ancora una volta il peso dell’insicurezza sulla cittadinanza e sulle finanze dei Comuni”.

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