Published On: Mer, Mag 25th, 2016

E la megalomania ubaldiana indebitò pesantemente la città

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di LUIGI DERLINDATI – Ubaldi, inizialmente elogiato per il suo attivismo, dopo un lungo periodo di immobilismo delle giunte di sinistra, immaginò Parma come una città di 400 mila abitanti, decise la metropolitana ed altre opere pubbliche non necessarie se non alla sua megalomania. Il risultato fu un enorme debito che lasciò in eredità ai suoi successori a spese dei parmigiani.  

Nel 1998, dopo lustri di dominio della sinistra andò al potere la destra. Una vittoria propiziata dalla divisione a sinistra essendo due i candidati in lizza, il sindaco uscente, il notaio Stefano Lavagetto, ed un esponente noto per le sue opere in favore dei diseredati, Mario Tommasini, che totalizzò circa il 20% dei voti. Al ballottaggio così andarono Lavagetto e Elvio Ubaldi candidato di destra, un ex democristiano che aveva fondato una sua lista civica. L’Elvio in precedenza era stato vice sindaco in una giunta a guida socialista e che questa volta, dopo aver cercato di correre per la sinistra, si era presentato con la nuova destra di Forza Italia. Il neo eletto diede subito l’impressione di gestire un grande movimentismo dopo l’immobilismo delle passate amministrazioni.

I costruttori cittadini che dal territorio hanno sempre tratto lavoro e ricchezza ebbero nel nuovo sindaco un mentore di prima grandezza,  Marpa divenne “città cantiere”, la viabilità rivoluzionata sotto la guida del giovane e capace assessore Pietro Vignali. La città parve rifiorire e dopo quattro anni il sindaco ricandidato ebbe un successo plebiscitario. Troppo, si montò la testa e di lì iniziarono i guai della città sfociati in un mare di debiti.

Per chiudere questo escursus è giusto ricordare che l’Elvio sicuro di sé e desideroso di passare alla storia come colui che aveva rivoltato Marpa come un calzino, diede vita ad un programma edificatorio non considerando che la città non richiedeva un’espansione spinta. Per gestire meglio questo rinnovamento furono inventate le Stu, società di trasformazione urbana il cui unico socio era il Comune ed i cui bilanci, essendo a tutti gli effetti quelli di società per azioni, erano sganciati da quello comunale.

L’abbondanza di denaro che si ritrovò a disposizione all’inizio del secondo mandato gli fece licenziare opere anche inutili, come un teatro per i i dialetti; una sala congressi ipogea comunicante con l’auditorium Paganini all’interno del Parco Eridania, voluto dal sindaco Lavagetto ed inaugurato nel 2003 dallo stesso Elvio; due ponti a sud e nord della città con sovrastrutture costose delle quali si poteva fare a meno. Altra opera mastodontica il progetto della nuova stazione con annesse urbanizzazioni nei dintorni e coperta da un’enorme vetrata come era stato fatto per la piazza della Ghiaia, lo spazio mercatale della città la cui ristrutturazione in definitiva andava a vantaggio dei costruttori che sotto di essa avevano potuto costruire e gestire tre piani di parcheggi, un’operazione in “projet financing”.

Alla base di questo gigantismo urbano vi fu una prassi finalizzata all’esecuzione di opere pubbliche, infatti chi otteneva la licenza di edificare nuove strutture doveva edificare a sue spese l’opera indicata dall’Amministrazione che così non impiegava per quell’opera risorse proprie. Ma le imprese edili costruirono sì le opere ma “al grezzo”; al Comune spettava il resto che spesso era molto oneroso e, mancando le risorse, le opere restavano incompiute, è il caso dell’inutile teatro dei dialetti, del completamento degli uffici comunali, ecc. Conseguenza di questa satiriasi edificatoria, anche riguardante i supermercati, fu il declino del vecchio sistema mercantile cittadino nel centro storico che ha perduto e continua a perdere un’alta percentuale di negozi rendendo alcune strade del tessuto urbano una specie di paese dei fantasmi. La modernità spinta oltre il giusto ha spesso costi sociali molto elevati.

L’opera cui tuttavia il sindaco Elvio pensava di legare ai suo nome nel futuro era la metropolitana da nord a sud sino al Campus Universitario, opera che il suo successore, dopo aver avviato, cancellò attirandosi le ire dei costruttori che in essa vedevano occasione di nuovi importanti affari.

Certamente il sindaco Elvio era pervaso dalle migliori intenzioni, vaticinava una città di 400 mila abitanti, ma non considerò due cose: per prima cosa la città non aveva tali aspettative di sviluppo, la popolazione era stabile da parecchi anni, anzi tendente a calare sia pur di poco, cosa poi sanata con l’apporto delle nascite dei figli degli immigrati. In secondo luogo i suoi progetti richiedevano un ingente apporto di capitali che il Comune non aveva. Infatti terminati i soldi venuti a seguito della costruzione della ferrovia ad alta velocità o che il governo aveva stanziato per dotare la città di infrastrutture organiche alla nuova sede dell’Autorità Europea, occorreva accedere al credito bancario per portare avanti i progetti. Iniziava a formarsi quella voragine di debiti che ha di fatto reso Marpa come mummificata quanto a nuove iniziative di sviluppo cittadino.

La “Voce” aveva subodorato che si stava facendo il passo più lungo della gamba e lo aveva messo nero su bianco. Apriti cielo, fummo accusati di oscurantismo, di non capire la spinta propulsiva verso il futuro; per la marpioneria eravamo una specie di inetti.

Del nuovo rinascimento ubaldiano ora restano le macerie, pardon le citate opere megalomani destinate ad invecchiare rapidamente come il nuovo centro direzionale degli uffici comunali, il Duc, che sembra una costruzione tipica della burocrazia sovietica. Più volte abbiamo invocato sulla “Voce” la scelta di un progetto veramente moderno sulla falsariga della ristrutturazione dell’area londinese tra Victoria Station e la cattedrale cattolica di Westminster, di cui abbiamo fornito esempi fotografici e che avrebbe richiamato nello stile  costruzioni limitrofe erette negli anni ottanta ed ancora di grande effetto. Forse però queste proposte erano troppo esteticamente interessanti per il provincialismo imperante e per gli interessi che ne erano alla base.

Il frutto della megalomania dell’Elvio lo pagarono, manco a dirlo, i cittadini colpiti da esose tasse che il nuovo sindaco eletto nel 2012, il grillino Pizzarotti, addirittura aumentò contravvenendo alle promesse elettorali ed alle aspettative dei suoi elettori

Il settimanale sottolineò pure un corollario di questa bulimia edificatoria: il sospetto più che fondato che essa avrebbe attratto capitali da “ripulire” della criminalità organizzata; un sospetto, addirittura smentito nel 2009 dall’allora prefetto ma che purtroppo fu in seguito pienamente confermato.

Le iniziative elviane, per quella legge che vuole per ogni azione una reazione contraria dello stesso segno, innescarono la nascita di comitati spontaneiin difesa dei luoghi storici della città contro gli interventi dell’Amministrazione, quali i nuovi progetti riguardanti lo storico “Ospedale Vecchio” nell’oltretorrente o piazza Ghiaia, mercato cittadino da secoli. Il comitato leader di queste iniziative ha nome “MONUMENTA” e  sorse proprio in opposizione al progetto sull’Ospedale Vecchio per poi intervenire in tutte le materie ove rilevava una sua competenza. La gratitudine dei parmigiani a questo comitato ed al suo promotore, avocato Arrigo Allegri, non sarà mai abbastanza. L’Ospedale Vecchio è ancora al Palo mentre la realizzazione di  piazza Ghiaia ha visto confermate le preoccupazioni del citato comitato.

Un altro comitato molto pugnace si oppose alla realizzazione dell’inceneritore dei rifiuti, per ironia della sorte ubicato non distante dalla maggior industria alimentare della città (la Barilla). Questo impianto è stato un altro regalo dei partiti di sinistra egemoni nell’Utility che ha preso il posto della vecchia azienda municipalizzata e nella quale il peso del Comune di Parma si è ridotto al lumicino in seguito all’allargamento della società alle ex municipalizzate di Reggio Emilia, Piacenza, Genova e Torino; ma anche Ubaldi vi contribuì vendendo parte delle azioni per racimolare risorse per i suoi grandiosi progetti. Così Parma è destinata a diventare la smaltatrice dei rifiuti  di molte città emiliani e forse e purtroppo, non solo.

Intanto anche il secondo mandato dell’Elvio era finito e nuovo sindaco divenne il suo brillante assessore Pietro Vignali che, nell’euforia del successo non si rese conto che ereditava una polveriera (di debiti) pronta a scoppiare da un momento all’altro.

Il nostro settimanale e le persone più sensibili della città spiegarono che l’esecuzione della metropolitana avrebbe portato il Comune alla bancarotta. Fummo ascoltati però con  ritardo, il sindaco Vignali cancellò il progetto che però era già costato come progettazione una decina di milioni di euro.

Questa cancellazione attirò sul giovane sindaco le ire dei costruttori ed anche del suo predecessore che già si era staccato dalla sua creatura politica che forse, nelle sue intenzioni, doveva essere un mero esecutore delle sue decisioni di sindaco ombra.

A lavorare ai fianchi il sindaco Vignali vi si mise d’impegno la Procura che con tre inchieste dai nomi inglesi. Green Money, Public Money, Easy Money, incarcerò molti collaboratori del sindaco. Infatti il Procuratore Gerardo Laguardia, che alla stampa cittadina proclamò categoricamente la “tolleranza zero” per i reprobi, e la Pm suo sostituto incaricata, fecero arrestare funzionari e imprenditori per mazzette, tutto sommato di entità modesta, relative a lavori comunali riguardanti il verde pubblico ed altre cose. Tra gli arrestati vi era anche il capo dei vigili urbani accusato di aver avuto gratuiti lavori per qualche migliaio di euro nel giardino della sua villa al mare (che invece era un piccolo balcone).

Contemporaneamente al suo arresto si venne poi a sapere che il marito della citata Pm aveva fatto richiesta di partecipare alla gara per prendere il posto di chi aveva fatto arrestare sua moglie. Anche qui la Voce picchiò sodo. Ma il bello doveva ancora venire.

 

 

 

 

 

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