Published On: Mer, Mag 11th, 2016

La sola cosa che duri

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di GIORGIA FIENI – “Oseresti dire, miss Rossella O’Hara, che la terra non conta nulla per te? Ma se è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di lottare e di morire, perché è la sola cosa che duri!”. Le parole di Gerald, fiero proprietario terriero del Sud degli Stati Uniti, sono profetiche, in quanto, nonostante siano passati più di 150 anni dalla Guerra d’Indipendenza, il concetto che esprime è più attuale che mai.

Sono ogni giorno di più infatti gli esempi di persone che tornano a rivolgersi alla terra per poter trovare lavoro e nutrimento allo stesso tempo. Alle elezioni del Labour Party britannico, nel 2015, Jeremy Corbyn prometteva proprio questo: fare in modo che ogni inglese potesse avere un pezzo di orto per piantare almeno patate e pomodori (ed esistono tutt’oggi appezzamenti di terreno dati in concessione a comunità di persone che ne fanno domanda – sono circa 300mila quelli disponibili…ma le domande sono molte di più). Le scuole di tutto il mondo, d’altra parte, insegnano ai bimbi fin dall’asilo a coltivarne uno, in modo che non pensino che ciò che arriva nel loro piatto nasca nei supermercati.

In un momento storico in cui, dunque, l’alimentazione stava “prendendo un indirizzo industriale”, portando sulle tavole quasi esclusivamente prodotti pronti o semilavorati, è arrivata la crisi economica a ricordarci concetti come il risparmio e lo spreco e a insegnarci di nuovo a cucinare partendo dalle materie prime. Le quali arrivano per la maggior parte dalla terra. Per cui abbiamo ricordato i periodi di miseria e di guerra, per convincerci che questo tipo di alimentazione sia la migliore possibile.

Ci abbiamo talmente creduto che il numero dei vegetariani e dei vegani aumenta continuamente. Ci abbiamo talmente creduto che abbiamo trasformato in vegetali prodotti che usualmente non lo sono, come il burro, il caviale, il formaggio ecc.

Il ritornare a coltivare però porta anche a scoperte da non sottovalutare: oltre a frutta e verdura da record, pure specie più nutritive e redditizie, per far star bene il nostro corpo e tranquillizzare la nostra anima.

La terra è quindi ciò a cui l’uomo si è rivolto per cercare non solo il cibo, ma anche sostentamento e conforto. L’attività di raccoglitore è insita nella sua natura, per cui ancora oggi, quando le condizioni di vita diventano particolarmente difficili, tende a ritornare là dove tutto è iniziato: “A Tara. A casa. A casa mia. [–] Dopo tutto…domani è un altro giorno!”

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