Published On: Mar, Giu 7th, 2016

Che delusione ascoltare gli intrallazzi telefonici dei politici!

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DODICESIMA  PUNTATA

Pubblichiamo alcuni esempi di intercettazioni telefoniche ordinate dalla Procura su Villani, Vignali, e altri indagati che dimostrano  livello e stile veramente bassi  in personaggi che avevano in mano la politica di Parma.

Il Procuratore, gli indagati, le cene

Il 18 marzo 2014 la “Voce” usciva col titolo “Quando il Procuratore Gerardo andava a cena coi suoi indagati” narrava di una cena organizzata per il giorno di Santa Lucia dalla sindachessa di Zibello, un paese della Bassa, e dal consigliere regionale Lugi Giuseppe Villani, alla quale era pure atteso il Procuratore che in precedenza aveva partecipato ad altri simili simposi della sindachessa assieme a giornalisti, magistrati, cattedratici e politici.

Il Procuratore indignato scrisse al direttore una lettera di vibrata protesta allegando un foglio delle intercettazioni, ignoto perchè secretato, contenente un elenco di commensali fra i quali non c’era il procuratore ma un altro giudice, quello delegato ai fallimenti. Il Procuratore era però pure indignato per un’altra uscita del settimanale che titolava “Gerardo, Procuratore scaduto o a…lunga conservazione?”relativo alla sua abusiva permanenza nel suo ufficio che il quotidiano “Il Giornale”  aveva rilevato. Il citato giudice dei fallimenti, chiamato in causa come commensale, scrisse a sua volta alla Voce affermando di non essere stato allora a conoscenza che il Villani fosse indagato, una cosa che, pare, tutta Marpa sapesse.

In tutti gli articoli che trattavano di questa cena erano pure pubblicate le foto dei commensali più importanti come il vice sindaco, il prefetto, il rettore dell’università, il direttore della Gazzetta di Marpa col suo redattore capo, il direttore generale Ausl, un noto chirurgo.

 

Uomini piazzati in banche e fondazioni

Un altro filone dei colloqui  intercettati tra il sindaco Pietro e il consigliere regionale Villani (pubblicati sulla Voce il 24 giugno 2014) riguardava le decisioni da prendere sulle nomine bancarie e delle relative Fondazioni in cui si voleva installare uomini organicamente a loro riferiti, oltre a cercare di manovrare per le presidenze dei citati enti.

Gli enti che interessavano erano la Fondazione CariMarpa in cui il Comune nominava due consiglieri e Banca Monte e sua Fondazione in cui gli spazi di manovra erano maggiori.

Nelle conversazioni si sente Villani dire che i loro interlocutori erano degli sciocchi (in dialetto: “A ghè na bela compagnia ’d siochet”) ed in particolare lo era il presidente degli industriali, col quale avevano poi contatti serrati. Un cenno particolare fu fatto per un architetto (Vittorio Guasti n.d.r.) ex vice sindaco nel primo mandato di Elvio Ubaldi, persona con le mani in pasta in molte cose: oltre a vice sindaco fu lo sponsor dei progettisti del Duc, senatore per una legislatura, progettista di piani particolareggiati, ecc. Questo signore mirava ad entrare  sia nel Cda di Banca Monte che in quello della Fondazione ed i due erano d’accorda di fargli scegliere il posto che preferiva. Nel versante Cariparma i loro uomini citati erano il presidente della cooperativa Proges in Fondazione e Marco Rosi in Banca. Il sindaco Pietro Vignali teneva inoltre ad affermare di essersi negato più volte alle chiamate del presidente degli industriali e pure dei suoi contatti col sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Sempre sulla Banca del Monte (tesoriere del Comune cui spesso concesse mutui ipotecari stimando gli immobili oggetto di garanzia ad un valore di gran lunga superiore), i due parlarono molto sul nome del futuro presidente. Dagli Sms intercettati, piuttosto scurrili, emergeva la volontà di Villani di trovare qualcosa per mettere fuori causa un concorrente a lui poco gradito. Le loro manovre però non andarono a buon fine.

Queste nomine avvenivano anche in passato con le stesse procedure manovriere ma forse con maggior stile.

 

Bilanci truccati delle società partecipate dal Comune

Assieme alle intercettazioni, il settimanale venne in possesso delle dichiarazioni dell’ex sindaco Elvio Ubaldi  e di Massimo Varazzani, presidente della holding comunale Stt che conteneva tutte la società partecipate del Comune. Questi che era parmigiano di nascita e con incarichi prestigiosi a livello nazionale era considerato dal sindaco Vignali una specie di Jolly , un uomo per tutte le stagioni, che fu tirato in ballo per presidenze o consigli di banche locali, ma che alla fine divenne presidente della citata holding (Stt, Società Trasformazione del Territorio) e subito si confrontò con lo scoglio della sua sottocapitalizzazione e promosse azioni di responsabilità  verso gli ex amministratori che avevano portato la Spip in default. Non mancarono diatribe riguardanti altre società comunali.

Il “succo” delle non poche pagine delle dichiarazioni del presidente della holding riguardava la vera e propria ingegneria finanziaria della holding stessa, il cui bilancio era stato in precedenza taroccato ed occultava perdite”.

Su Varazzani in  precedenza la Voce aveva pubblicato alcune notizie dalle quali si ricavava che il manager gestiva la holding venendo a Parma quasi sempre nei fine settimana e che si  serviva pure di consulenti milanesi a lui legati.

I retroscena delle società partecipate hanno pure avuto un testimone chiave nell’ex sindaco Evio.

A proposito di dirigenti comunali occorre fare un breve inciso, Ubaldi nominò la sua signora direttore pro tempore della “Casa della Musica”, un incarico a termine col mandato dello stesso Ubaldi. Nelle previsioni la signora doveva vincere pure il concorso di dirigente effettivo e restare nell’incarico, se non che la Voce mandò all’aria questo disegno ed ad un concorso “fatto in casa” fu sostituito da un vero concorso al quale la signora partecipò senza successo.

Diversi furono gli interrogatori dell’ex sindaco Ubaldi che fu pronto a scaricare le responsabilità, degli insuccessi delle partecipate e degli scandali che travolsero l’amministrazione, su Vignali e sui suoi ex collaboratori, dimenticando che gli stessi avevano profonde radici nel suo novennato.

E che radici! Basta pensare al disegno di inventare le società partecipate per eludere il patto di stabilità che il Comune era tenuto a rispettare, società che, divenute Spa brillavano di luce propria e si finanziavano da banche compiacenti che accettavano di erogare mutui sulla base di sopravvalutazioni degli immobili dati in garanzia. Tutte le operazioni, secondo l’ex sindaco avvenivano a sua insaputa e su decisioni degli amministratori delle società stesse, una specie di ammissione che lui non c’era e se c’era dormiva.

In particolare molto duro Ubaldi fu con l’ex presidente Spip che lui stesso aveva nominato a suo tempo e contro il quale puntò il dito per le acquisizioni di aree da privati a prezzi elevati, come già si è accennato, accusandolo di tenerlo all’oscuro delle vicende societarie delle  cui deviazione cominciò ad averne nozione solo nel 2007 .

Dichiarazioni che facevano acqua da tutte le parti, infatti nel commentare le sue dichiarazioni fiume al pubblico ministero la Voce si chiese se il “piccolo zar di provincia” (epiteto affibiatogli in Consiglio Comunale da un’esponente della minoranza) fosse stato ipnotizzato o minacciato da una pistola alle tempia quando firmò le lettere di “patronage” (cioè garanzie a tutti gli effetti  n.d.r.) alle banche, che permettevano quegli acquisti per milioni di euro, frutto di accordi che definì “impresentabili”,

Il commento del settimanale continuava: “Evidentemente l’uomo della provvidenza e del grande Rinascimento di Parma ha preferito farsi passare come una ingenua ”testa di legno” usata dalla sua corte per interessi speculativi. Il commento continuava chiedendosi come mai la Pm che aveva spedito in galera per molto meno “mezzo Comune” abbia potuto farsi prendere per i fondelli per alcune ore senza batter ciglio e senza porre all’ex sindaco domande più imbarazzanti come quelle relative alle citate lettere di patronage.

Il forte indebitamento del Comune e la preoccupazione della nuova Giunta grillina di porvi rimedio ha di fatto bloccato la città lasciata con importanti opere incompiute. Chi aveva promesso di rivoltare Marpa come un calzino ed affermato di avere la ricetta per guarire i mali della città rischiava di finire in corsia con gli altri ammalati.

 

Da opera a operetta

Un’altra perla cittadina che si è persa per strada è la tradizione operistica che faceva della città un punto di riferimento per quel mondo. Su questo argomento si potrebbero scrivere pagine e pagine che descrivono il declino di questa posizione dominante nel mondo lirico del Paese.

Le stagioni operistiche di un tempo sono solo un ricordo sempre più sbiadito. Una delle sue cause è certamente da addebitare alla mancanza di risorse da destinarvi, ma questa carenza ha trovato pure amministratori culturalmente impreparati o non all’altezza del problema cosicché le due manifestazioni che dovevano diventare una realtà nazionale e dare lustro alla città, richiamandovi interesse e partecipazione: la stagione lirica invernale ed il festival Verdi a fine estate, sono ridotte la prima a programmare in primavera un paio di opere liriche, non sempre un successo, ed un concerto e la secondo ad un programma quasi simile, tanto che questo festival non ha ricevuto contributi dal governo perché ritenuto un fatto locale. Queste manifestazioni avrebbero dovuto essere in mano a persone esperte o talmente appassionate da essere in grado di dare alla città eventi di alto livello, come ai tempi dell’assessore Peppino Negri la cui passione per la lirica lo aveva portato a diventare intimo di molti cantanti di eccellenza che per lui erano pure disposti a rispondere anche a chiamate improvvise. Probabilmente l’attuale sindaco grillino prima di essere eletto non aveva mai messo piede nel teatro Regio.

La patria di Verdi e Toscanini poteva avere interpreti migliori ma da Marpa sarebbe stato troppo aspettarselo. Fra l’altro anche il bicentenario verdiano del 2013 che avrebbe dovuto rappresentare un evento eccezionale per la città, è passato piuttosto in sordina.

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