Published On: Mer, Lug 20th, 2016

…e se invece volessi aprire un blog di cucina?

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di GIORGIA FIENI – Nell’articolo precedente, in tema di “cambio vita”, abbiamo parlato di scuole di cucina. Esistono però anche strade non così impegnative, riservate a coloro per cui stare ai fornelli è una passione da condividere, ma senza per questo abbandonare la propria carriera.

Per esempio i blog. Un fenomeno in continua espansione…e a costo zero, se si esclude quello della linea Adsl…e della macchina fotografica, se si vuole ottenere un risultato visivo ottimale. Occorre però molta costanza e pure un briciolo di inventiva e di fantasia, nonché la voglia di esporsi in prima persona.

Il blog nasce infatti come diario virtuale, perciò l’idea sarebbe quella di “raccontare cosa si è cucinato quel giorno”. È permesso quindi un linguaggio informale (si scrive al pc come si parlerebbe con un amico) ed è meglio accompagnare il tutto con qualche immagine (anche il telefonino va bene, pure se la luce non sempre è quella giusta). Quello che conta è la personalità, sia nella scelta delle ricette che nella loro presentazione, reale (un impiattamento sbagliato può rovinare qualunque preparazione golosa) e virtuale (il titolo, i colori, l’impostazione grafica).

Una volta ben pubblicizzato, soprattutto attraverso i social, un blog può raggiungere buoni risultati di visibilità. Certo, un tempo, essendo internet un privilegio di pochi, era più semplice…ora sono milioni quelli che aprono i blog…e non solo di cucina! Nel migliore dei casi, però, quando le visualizzazioni superano considerevoli risultati, può capitare che qualcuno si accorga di quel piccolo diario, decidendo di investire…in pubblicità, per esempio.

Ed è in quel momento che la passione può diventare un vero e proprio lavoro, perché gli sponsor vogliono ricette ad hoc con i propri prodotti, perché la nuova organizzazione richiede l’impiego di altre persone che pubblichino con regolarità (e rispondano alle richieste degli utenti, fornendo loro anche pratici strumenti di ricerca per orientarsi in quello che da un blog è diventato un sito), oltre che di qualcuno che aiuti in cucina, e perché il tutto richiede attrezzature e una rete di marketing più professionali.

La domanda quindi è: fino a che punto sareste disposti a mettervi in gioco con la vostra “passione”?

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