Published On: Mar, Lug 12th, 2016

L’assessore Davide Malvisi in merito alla polemica suscitata dal bagno in piscina di una ragazza in burkini

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Tutti devono rispettare le “nostre regole”, anche chi arriva da contesti diversi da quello locale. Alla piscina “Guatelli” di Fidenza quelle regole sono state rispettate e fatte rispettare.

Sabato scorso, come tanti fidentini, ero anche io in piscina e ho visto tutto in diretta. Ho visto soprattutto il lavoro egregio dei nostri bagnini, che hanno effettuato il loro compito di sorveglianza e di applicazione delle regole alla perfezione. Nonostante questo c’è chi non si è fatto scrupoli a coinvolgerli in questa squallida polemica, condita con toni che stanno a metà tra la malafede e il razzismo più becero. Ma del resto, da gente che non si fa scrupoli a definire una donna e parlamentare come un “orango”, non bisogna aspettarsi molto di più.
Innanzi tutto confermo che il regolamento della piscina “Guatelli” vieta di fare il bagno con indumenti non idonei e voglio sottolineare che il regolamento e le norme igieniche devono essere rispettate da tutti coloro che vogliono frequentare la piscina. Se ci sono delle regole si rispettano e ci sono persone che controllano che le regole siano rispettate.
Ed ecco la notizia bomba: la ragazza musulmana al centro della polemica non ha infranto alcuna regola. Lassismo? Alchimia? Fantascienza? No, era semplicemente in regola proprio come lo deve essere chiunque intenda frequentare le nostre strutture.
I bagnini hanno verificato immediatamente l’abbigliamento della ragazza, che ha anche presentato certificazione di idoneità all’utilizzo in piscine pubbliche dei capi che indossava, appositamente confezionati per la balneazione. Ammetto che io stesso, quando l’ho vista tuffarsi in acqua vestita, sono rimasto stupito perché credevo indossasse abiti comuni ma quando ho verificato con i bagnini che erano idonei, per me la questione si è conclusa. A scanso di equivoci, preciso che abbiamo anche interpellato l’Azienda Usl. Infine è stato consigliato (giusto per evitare polemiche, ma così purtroppo non è stato) alla ragazza di acquistare una mutina leggera, che è immediatamente riconoscibile come capo da balneazione tecnico.

Comprendo che non tutti possano essere a conoscenza che esistono “costumi da bagno” diversi dai nostri e che dia fastidio vedere qualcuno che apparentemente non rispetta le regole ma credo che occorrerebbe informarsi prima di lanciare insulti, fare polemiche e creare situazioni veramente imbarazzanti. Ecco perché mi chiedo ancora quanto di questa polemica sia dettata da preoccupazioni sanitarie e quanto invece sia frutto di ignoranza e discriminazione.
Del resto, se a tuffarsi vestito fosse stato un ragazzo o una ragazza caucasica e fede cattolica, i nostri paladini dell’igiene pubblica si sarebbero agitati tanto? Mi congedo con un’ultima e amara riflessione: perché quando dei cittadini italiani – oserei dire estranei alla celebrazione per la fine del Ramadan – hanno aggredito uno dei nostri bagnini, nessuno ha reagito con la stessa veemenza e indignazione? Mi riferisco ai presenti in piscina e ai paladini della penna, che evidentemente si infiamma solo quando una ragazza musulmana si tuffa in acqua e viene messa alla gogna in modo vergognoso, prima in piscina, poi sui giornali.
Davide Malvisi

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