Published On: Mer, Lug 27th, 2016

Rouen, il parroco sgozzato in chiesa: “Non ha voluto inginocchiarsi

Share This
Tags

attentatore2

La testimonianza di suor Danielle: «Urlavano in arabo e si filmavano». Ferito a coltellate uno degli ostaggi. I due assalitori sono stati uccisi dalle forze speciali

Nessuno è al sicuro. Non c’è un posto dove lo Stato Islamico non possa arrivare. La guerra è in Europa, tra noi, su un treno, allo stadio, al tavolino di un bistrot, sul lungomare o in una chiesetta di campagna. Il villaggio di Saint-Etienne-du-Rouvray non ha niente della balieu degradata, niente di simbolico, niente di importante, qui la vita è lenta, sa di fieno, noia e formaggio.

Un piccolo paesino normale
Ambroise vende i giornali appena al di là del cordone di polizia che impedisce di avvicinarsi alla chiesa dell’orrore. Potrebbe scommettere che nessuno gli ha mai chiesto una sola copia di Charlie Hebdo e, ad essere sincero, neppure Ambroise ha mai avuto la curiosità di guardare una vignetta satirica su Maometto. Ci sono 4mila chiese in Francia. Tremila sono più o meno come questa: il tetto aguzzo nero, la pietra chiara a disegnare gli archi gotici. Impossibile mettere poliziotti davanti a tutte perché servirebbero anche davanti a ogni negozio, ad ogni condominio, angolo di strada. La chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, a dieci chilometri da Rouen, nel cuore della Normandia era l’ultimo degli obbiettivi prevedibili e invece ieri è diventato il nuovo set dell’orrore filmato come in un selfy da due giovanissimi terroristi, due “soldati” che l’Isis ha riconosciuto subito come suoi.

Le minacce e l’esecuzione

Alle 9:43 i due terroristi sono entrati dalla sacrestia, da una porticina che dà su rue Gambetta. La prima messa del mattino stava per finire. I “crociati” che volevano colpire erano cinque: Padre Jacques Hamel sull’altare, poi due suore e due fedeli tra le panche. “Sembravano invasati” ha raccontato suor Danielle. “Gridavano Daesh, Daesh o anche Allah Akbar”. Uno dei due è stato identificato come Adel Kermiche, 19 anni, seconda generazione di immigrati magrebini, francese di cittadinanza, per due volte aveva cercato di andare in Siria forse come un fratello. “Volevano che Padre Jacques si inginocchiasse, giravano attorno all’altare facendo una specie di proclama islamico, in arabo. Tutti gridavano. “Fermatevi, non sapete cosa state facendo”. “E’ una follia”. Ma i due avevano i coltelli e minacciavano tutti”. Forse qualcuno potrà vedere le immagini che i due assassini hanno registrato. Per il momento ci sono solo le parole della coraggiosa suora. “Inginocchiati”, avrebbero detto al prete. Ottantasei anni, il religioso ha forse difeso la sua chiesa dal sacrilegio, forse ha solo reagito da anziano all’arroganza di due ragazzotti. L’hanno sgozzato. “Padre Jacques non ha voluto inginocchiarsi, ha resistito e credo che tutto sia degenerato in quel momento”. Uno dei due ragazzi ha affondato il coltello nella gola. “Tutti urlavano, i fedeli inorriditi e anche i due invasati. “Fermatevi, fermatevi”. Io ero vicina alla porta, nessuno mi guardava”. Padre Jaques si deve essere accasciato perché la suora racconta che “quello del coltello si era chinato per raccoglierlo. L’altro stava riprendendosi mentre pregava in arabo davanti all’altare. Una barbarie. Ed è stato allora che sono corsa fuori senza che nessuno se ne accorgesse”.

Suo Danielle: «usati come scudi»
Suor Danielle ha dato l’allarme. In tempo record la zona è stata isolata. Sono arrivati anche i reparti speciali. Il tendine pressato ha reagito come doveva. La Francia è il Stato d’emergenza da mesi. Diecimila soldati presidiano le zone sensibili nell’Operazione Sentinella. L’allerta è massima e almeno sulla velocità di reazione non potranno esserci polemiche. In 76 minuti dall’inizio dell’incursione l’attacco era stato “neutralizzato”. Dopo l’omicidio del prete i due “soldati” non sono fuggiti. Sono rimasti nella chiesa bagnata dal sangue e forse hanno continuato a riprendere e forse armati di coltelli e telecamera a inviare il loro filmato dell’orrore sulla rete. I tre “crociati” rimasti erano diventati scudi umani.
Il negoziato

La polizia ha cercato di aprire una negoziazione. Un agente si è sporto dalla porticina della sagrestia. Ha visto i tre “usati come muro davanti ai terroristi”. Non è ancora chiaro come e quando un secondo ostaggio è stato ferito. E’ gravissimo ora in ospedale. Anche i termini delle trattative sono oscure. Di fatto alle 11 i due “soldati dell’Isis” sono usciti sul sagrato dalla porta principale, coltelli alla mano. I cecchini appostati sulle case della piazza li hanno freddati. Secondo alcuni resoconti i tre ostaggi sarebbero usciti per primi. Altri dicono invece che i terroristi siano usciti usando gli ostaggi come scudo e che sia stata una pallottola della polizia a ferire uno dei fedeli. La dinamica dell’attacco e la sua soluzione sono ancora incerte. La polizia sta perquisendo le case dei due assassini, indagando sui loro account social, sugli amici, i parenti, il riserbo è comprensibile. Sarebbe stato arrestato anche un terzo minorenne.

L’attentatore era «un codice s»

Adel Kermiche, il terrorista di cui è stato dato il nome, aveva al polso un braccialetto elettronico e l’obbligo di presentarsi in commissariato una volta alla settimana. Era un codice “S” cioè un soggetto sotto massima osservazione. Avevano ragione gli analisti, aveva ragione l’intelligence e anche la collaborazione con i servizi di sicurezza tedeschi e turchi aveva funzionato. Eppure non è servito ad evitare la barbarie. Il ragazzo per due volte nel 2015 ha cercato di raggiungere la Siria, una volta è stato bloccato in Germania, un’altra in Turchia. Abdel si è fatto 11 mesi di prigione in Francia, ma a marzo è uscito. Fino all’omicidio, il diciannovenne non aveva violato alcuna disposizione giudiziaria: alla mattina, in quelle ore, poteva uscire di casa. La gestione del suo caso e quello delle migliaia di aspiranti o veri e propri foreign fighters dello Stato Islamico di Al Baghdadi non può che esasperare la discussione sulla strategia di reazione. La Procura di Parigi aveva fatto appello contro la scarcerazione decisa dal magistrato di sorveglianza. Eppure alla mattina, il diciannovenne che sognava la Jihad globale poteva legalmente uscire di casa dalle 8,30 alle 12,30. Quindi quando Abdel è entrato in chiesa, il braccialetto elettronico non ha dato alcun allarme. Secondo un rapporto dell’Eupol sono circa 5mila gli europei partiti per unirsi alla Jihad di Al Baghdadi e quasi duemila sono tornati a casa. «Molti non hanno voglia né capacità di compiere attentati», spiegano i funzionari dell’agenzia Ue. Abdel e il suo complice invece ne avevano un voglia pazza.

fonte corriere

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette