Published On: Mer, Set 14th, 2016

Siamo tutti “foodies”

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di GIORGIA FIENI – Il termine “foodie” è un conio del nuovo millennio. Un foodie è chi si appassiona di cibo in modo viscerale: vuole sapere tutto, cenare in più ristoranti possibili e conoscere le gastronomie del mondo… anche quelle che devono ancora essere inventate. Esserlo fa parte della natura umana, solo che un tempo si definiva questa attività “mangiare”: è diventata “fare il gourmet” con l’arrivo delle guide (Michelin soprattutto) ed “essere foodie” con la diffusione di internet.

Purtroppo la maggior parte di costoro si basa sulle mode: va alla ricerca di ciò che è più trendy e si scatena sui social (spesso purtroppo con feroci critiche su qualcosa di cui non sanno molto) per dimostrare di essere in realtà dei grandi esperti. Per esempio, l’hashtag #foodporn, cercato su Instagram, trova a data odierna, più di 97 milioni di risultati e il semplice #food 185 milioni: sono cifre incredibili. Ma se andiamo a guardare tra ciò che risponde a queste caratteristiche troviamo di tutto: dai semplici hamburger alle ricette raffinate, proposti da semplici passanti così come da studiosi e ricercatori…fotografie vere, alcune semplicemente ritoccate da filtri ed altre palesemente false. A prima vista sembrerebbe che basta mangiare e fotografare per definirsi “foodie”.

Chi lo è davvero invece va oltre l’apparenza e si muove alla ricerca del “valore reale della cucina: capire gli ingredienti e studiarne il gusto e l’origine” (la definizione è di Carlo Spinelli). Non è facile essere un foodie, quindi: bisogna studiare e viaggiare e conoscere…gli chef, gli alimenti, i produttori…di grande fama e sconosciuti…ed essere disposti ad assaggiare anche ciò che all’apparenza non è perfetto e cibo a cui le nostre papille gustative non sono abituate.

Solo in questo modo il vero foodie diventa un innovatore. Lo stesso Spinelli, in un’intervista del 2015, aveva pronosticato l’arrivo dei supercibi (“poco costosi, sostenibili, nutrienti”), degli insetti e di “alberi e frutti inconsueti considerati non commestibili” (la resina di abete, ad esempio, assaggiata dal celebre chef Moreno Cedroni che gli aveva preparato un gelato al cardamomo con resina di pini di Santorini). Il pregiudizio dev’essere bandito e si deve mantenere la mente aperta per abbandonare ciò che è obsoleto e accettare nel proprio menù novità che possono, al primo assaggio, sembrare balzane.

Solo in questo modo si riescono a scoprire le nuove tendenze e a capire davvero dove si sta muovendo la gastronomia. Nel prossimo numero cercheremo di farlo anche noi.

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