Published On: Lun, Ott 3rd, 2016

Pizzarotti: «Lascio il Movimento e quello che è diventato. Sono un uomo libero»

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«Devo fare questo passo perché è evidente che non si è voluto ricomporre uno strappo»: il sindaco di Parma Federico Pizzarotti lascia il Movimento 5Stelle. Una decisione attesa dopo i contrasti con il Direttorio e soprattutto con Luigi Di Maio, che accusa di «codardia».

«Lascio il Movimento»In una conferenza stampa a Parma, Pizzarotti parla della sua situazione dentro il Movimento: dalle prime critiche, all’isolamento alla sospensione (decisa da Beppe Grillo via blog lo scorso maggio) dopo l’avviso di garanzia per abuso di ufficio per le nomine del Teatro Regio. «Siamo al 144 esimo giorno da una sospensione illegittima perché non prevista dai regolamenti – ha detto – una volta discutevamo in rete, ora è diventata una raccolta di firme in rete di 3mila iscritti. Che poi come si fa a sapere che si tratta di iscritti?»
«Grazie a Grillo, senza di lui non mi sarei alzato dal divano»

«Senza Beppe Grillo non mi sarei alzato dal divano e non sarei qui davanti a voi oggi e davanti ai miei cittadini- dice il sindaco di Parma – ma dal direttorio mi sarei aspettato una parola». «Io sono sempre stato un uomo libero – continua – non posso che uscire da questo movimento e da quello che è diventato. «Siamo diventati quelli dei direttori praticamente nominati e delle stanze chiuse. Noi non dobbiamo essere dei grillini o più o meno grillini di altri, ma persone autonome che vogliono il cambiamento. Io non ho mai accettato di aver paura di dire quello che ritenevo giusto»

 

«Norma ad personam»

«Nella più triste tradizione italiana, nel regolamento del M5s c’è una norma ad personam, perché sono l’unico sospeso d’Italia: quando si dice che si può essere sospesi per 12 o 24 mesi difficile pensare che sia riferibile ad altri» attacca Pizzarotti. «Si dovrebbero vergognare per non aver preso una decisione. Avrebbero potuto espellermi» aggiunge.

 

Lo sfogo del sindaco

Lungo lo sfogo del sindaco di Parma: «Non sappiamo imparare da nostri errori, quanti ne abbiamo perse di persone in questi anni, persone abbandonate e dimenticate da oltranzisti che giustificano tutto e il contrario di tutto, da arrivisti ignoranti. Siamo passati dal mettere in streaming tutto e dal decidere insieme tutto a non mettere in streaming più niente. Lo streaming non è più di moda». Pizzarotti difende, poi, orgogliosamente la necessità di avere uno spirito critico nel Movimento. «Non sono cambiato io, è cambiato il Movimento. Io sono l’unico a essere rimasto critico. Una volta si diceva che il M5S non voleva avere un capo politico, ora si dice che va bene un capo politico».

La difesa della «buona amministrazione» di Parma

Per Pizzarotti quello di Pama dovrebbe essere un esempio di buona amministrazione. «E invece è evidente che a livello nazionale siamo stati dimenticati e isolati, nessuno nel Movimento 5 Stelle vuole usare la nostra esperienza». Messi in croce, Pizzarotti ripete più volte (usando comunque il noi, anche se di fatto sta lasciando i 5Stelle) perché «non siamo capaci di confrontarci con le persone, non dividersi sempre tra guelfi e ghibellini perdendo di vista il valore delle persone».

«Nessuna lista civica o decisioni per il futuro»

«Dopo Palermo – prosegue Pizzarotti – la decisione è diventata improcrastinabile ma al Direttorio imputo la codardia non aver mai fatto nemmeno una telefonata. Per quanto mi riguarda non c’è alcuna decisione su liste civiche o altro per il 2017, o pensieri di candidature future in parlamento o a livello locale. Devo ancora decidere se ricandidarmi ma questa non è una resa. La decisione è mia e non del gruppo consigliare». Poi un ultimo sassolino dalla scarpa: «Io non credo nei partiti personali, non credo nel salvatore della patria. Non lo è Renzi e non lo è Grillo. Per questo io non credo nel capo politico. E mi chiedo: dobbiamo far crescere la Casaleggio associati o dobbiamo crescere noi come Movimento?». Pizzarotti si aspetta ora la reazione del Movimento e annuncia che valuterà se ricorrere a vie legali per il danno d’immagine.

fonte corriere.it

 

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