Published On: Mer, Nov 9th, 2016

Elezioni presidenziali Usa 2016 Trump ipoteca la Casa Bianca: Clinton non parla. «Non è finita qui»

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Contro le previsioni della vigilia, Donald Trump si prepara a diventare il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Il risultato del voto non lascia molti margini di dubbio: il tycoon ha conservato le roccaforti repubblicane, ha vinto il confronto negli swing state – in particolare in Ohio e Florida – ed è persino riuscito a fare propri alcuni Stati che sulla carta erano già conteggiati in quota ai democratici. Il quadro che emerge dai risultati è impietoso perHillary Clinton e tutto il fronte liberal: dopo otto anni di presidenza Obama, il nuovo inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue tornerà ad essere un membro del Great Old Party, per quanto fuori dagli schemi e arrivato al successo malgrado l’ostracismo di una parte del suo stesso partito.

 

Il silenzio di Hillary

Clinton ha scelto di non commentare a caldo. Ha lasciato il compito al capo della sua campagna elettorale, John Podesta, che ha lasciato intendere che «il voto è ancora aperto», che i risultati sono ancora «too close to call», troppo incerti per poter attribuire loro un valore. «Hillary Clinton ha fatto un lavoro incredibile – ha detto con tono inspiegabilmente trionfante dal palco del quartier generale di New York – e ancora non ha finito. Parleremo domani, ora andate tutti a dormire». Eppure non sembra esserci alcuna possibilità di ribaltare un risultato che travolge tutto l’establishment democratico: perde la candidata presidente, ma perde anche il partito che ancora una volta si ritrova in minoranza al Congresso: i repubblicani hanno di nuovo la maggioranza sia al Senato sia alla Camera dei rappresentanti e si ritrovano dunque di fronte alla prospettiva di almeno un paio d’anni di potere istituzionale assoluto, considerando che a questo punto è da escludere che la Corte Suprema possa avere una maggioranza progressista, come avrebbe voluto Obama se i senatori non si fossero messi di traverso.

 

Grandi elettori e voto popolare

Trump ha già conquistato 266 dei 270 grandi elettori necessari per garantirsi la maggioranza e di conseguenza l’elezione formale a presidente degli Stati Uniti nella riunione del collegio elettorale del prossimo dicembre. La sua avversaria è ferma a 218. Tra gli Stati ancora da attribuire ci sono l’Alaska e l’Arizona, che sulla carta sono già dei repubblicani e non riserveranno sorprese. Ma Trump è riuscito a prendersi anche il Wisconsin, il Michigan e soprattutto la Pennsylvania, che nei pronostici erano considerati avamposti democratici. Anche il voto popolare, vale a dire il consenso complessivo raccolto su scala nazionale al di là del meccanismo di assegnazione dei grandi elettori su base maggioritaria e territoriale, conferma lo stato di grazia di «The Donald»: l’alfiere dei conservatori ha messo insieme il 48,1% delle preferenze, contro il 47,2% della sua contendente.

Le battaglie per Florida e Ohio

Per respingere l’assalto di Trump e avere una garanzia di vittoria, Clinton avrebbe dovuto vincere almeno in Florida o in Ohio, mantenendo tutte le posizioni che sulla carta erano già sue. Ma in entrambi gli Stati sono stati i repubblicani a sfondare. E dire che nella prima parte dello spoglio ci avevano anche creduto, i democratici, alla possibilità di chiudere in fretta la partita – Hillary è stata per qualche tempo in testa – e si erano invece scoraggiati i sostenitori dell’imprenditore: «Ci serve un miracolo per vincere», si è lasciato scappare un consigliere di Trump citato dalla Cnn dopo la diffusione dei primi numeri parziali. Ma più tardi è stata la stessa Hillary a dare il segno del vento – e dell’umore – che stava cambiando, con un tweet postato subito dopo la diffusione delle proiezioni relative agli stati del Midwest, finiti in blocco al suo avversario: «Questa squadra ha molto di cui essere fiera. Qualunque cosa accada stanotte, grazie di tutto». Le certezze di vittoria della vigilia, insomma, erano già svanite.

fonte corriere

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