Published On: Mar, Dic 6th, 2016

Expo…cosa rimane?

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di GIORGIA FIENI – Ormai è passato oltre un anno dalla sua chiusura…direi che è possibile fare un bilancio.

In 184 giorni di esposizione ben 150 partecipanti, 5000 eventi e più di 20 milioni di visitatori. Ad alcuni è rimasto impresso il maestoso albero della vita, altri hanno gustato le vere patatine fritte (di Bruxelles), molti hanno portato a casa gadget di vario genere, qualcuno ha anche assaggiato cibo mai provato. A tutti però è rimasto impresso lo slogan “Nutrire il pianeta”: ogni Paese ospite si è infatti attivamente impegnato per far passare il messaggio che non si può più essere egoisti…che tutto il mondo deve nutrirsi: sia quello animale che quello vegetale hanno bisogno di cure e di essere alimentati e rispettati, in modo che possano collaborare per la salute comune.

Restano quindi da capire i risvolti pratici di Expo…che sono stati altrettanto rilevanti.

Il sito Italia a Tavola riporta: “Nel 2015 l’agroalimentare italiano ha registrato un record storico delle esportazioni pari a circa 36 miliardi di euro (+7%): +11% per l’ortofrutta, +10% per l’olio, +9% per la pasta, +6% per il vino”, ma soprattutto “L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari”. Ovvero: coltiviamo il biologico, rispettiamo la biodiversità, diamo valore ai prodotti tipici e tradizionali e, come surplus, sappiamo anche vendere all’estero!

Il che significa che il rispetto per l’ambiente e per la salute paga…sempre. Il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia per quanto riguarda il settore alimentare: negli anni ’60 Ancel Keys ha studiato proprio qui la dieta mediterranea abbinandola per la prima volta al concetto di salute ma da sempre chi viene in Italia è affascinato dalla ricchezza e dalla bontà del cibo…ed è tentato di ripetere la stessa esperienza a casa propria.

In Usa è stato a tal proposito presentata l’iniziativa “The extraordinary italian taste”, che punta su quattro parole chiave, tutte precedute da un hashtag (e non c’è niente di più moderno dell’utilizzare il linguaggio dei social): #export, #conoscenza, #promozione, #comunicazione. Il governo cerca in tal modo di promuovere la qualità e il saper fare all’estero, iniziando dal mercato più importante.

L’idea è molto buona…aspettiamo solo di conoscerne i risultati per poter continuare a valorizzare il Made in Italy in tutto il resto del mondo.

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