Banca di Parma, ad oggi, vanta ben 1750 soci tra persone fisiche e aziende, per un capitale sociale di 6.725.000 euro circa. Ad oggi i risultati raggiunti vedono una media mensile di 50 aperture di conti corrente, per una raccolta totale di 18 milioni di euro.

«Banca di Parma, così come tutto il credito cooperativo, è impegnata nell’attuazione di una importante legge di riforma, che sta portando alla creazione di due holding, sottoforma di spa, con funzioni di controllo sulle singole BCC – spiega Alessandrini-. L’ingresso nella holding prevede il rispetto di ratios patrimoniali e reddituali e diverse bcc sono impegnate in operazioni di aggregazioni. Anche la nostra banca, in vista dell’ingresso nella holding, sta valutando questo tipo d’ipotesi».

Con il contratto di coesione, la singola banca sottoscrive le regole della propria integrazione modulate in ragione della propria “meritevolezza”: il grado di autonomia verrebbe modulato in funzione di un approccio basato sul rischio (risk based approach), sulla base di parametri oggettivamente individuati. La BCC manterrebbe la propria autonomia gestionale da sviluppare nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la capogruppo.

«La decisione di adesione ad una o all’altra capogruppo sarà presa a breve da parte del cda e portata a ratifica da parte dei soci in occasione della prossima assemblea di approvazione del bilancio – ha concluso Alessandrini».

 

 

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