Altra importante sentenza in tema di usura bancaria. Il Giudice (la Dott.ssa Maria Antonia Maiolino) del Tribunale civile di Padova con la Sentenza del 03/11/2016  n. 3018/16 ha rigettato il decreto ingiuntivo intimato dalla banca alla società e condannato, la stessa banca, per anomalie presenti nel conto corrente della società, riconducibili al fenomeno dell’usura bancaria.

 

Dopo aver ricevuto il decreto ingiuntivo da parte della banca, gli oppositori hanno contestato:

1. l’addebito illegittimo di interessi superiori alla soglia anti usura

2. interessi capitalizzati

3. addebiti non dovuti

4. la pretesa di una garanzia fidejussoria per importo superiore al pattuito

 

Quindi, a seguito delle considerazioni del CTU, che si è occupato della ricostruzione di tutto il rapporto di conto corrente della società, il Giudice ha riconosciuto (oltre ai 4 punti sopra elencati) gli atti illeciti posti dalla banca ed ha evidenziato che il saldo della società era in attivo di oltre 110mila euro.

 

In particolare, come si legge anche dalla Sentenza, l’art. 1 delle Legge 108/1996 stabilisce con chiarezza che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese (escluse quelle di imposte e tasse) collegate all’erogazione del credito”. Quindi “la disposizione della Banca d’Italia, che stabiliva di non tener conto allo scopo delle cms, non è certamente previsione idonea a superare il dettato di legge”. Infine, come si legge sempre nella sentenza “verificato il superamento ab origine della sogli antiusura, il conto va depurato da interessi debitori e cms, quali addebiti costituenti voci di costo del denaro, per l’intera durata del rapporto, ai sensi dell’art. 1815 del codice civile.

 

Il CTU, quindi, ha stabilito che “il superamento della soglia è emerso sin dall’inizio del rapporto ed ha rigettato le contestazioni della banca, che evidenziava come l’usura c.d. pattizia possa valorizzare solo l’astratta pattuizione e non gli interessi applicati dalla banca. In realta, la tesi della banca non convince perché parte da un presupposto non condivisibile. Sotto un profilo metodologico contabile va poi affermata la necessità di ricostruire il conto disapplicando il metodo c.d. Banca d’Italia e quindi tenere conto anche dell’addebito a titolo di commissione di massimo scoperto (Cassazione Penale 28743/2010)”.

        

 www.usurabancaria.com

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